Cina e USA: guerra o pace?

Pubblicato il 4 novembre 2018 alle 11:24 in Cina USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la sua controparte cinese, Xi Jinping, hanno rotto il silenzio degli ultimi mesi e tenuto una conversazione telefonica “molto positiva”. Si è trattato di un segnale dal significato importante non a caso giunto a ridosso del voto per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti – previste il 6 novembre – e a poche settimane di distanza dal Vertice G20 in Argentina che si svolgerà dal 30 novembre al 1 dicembre.

Il colloquio telefonico tra i due Presidenti, avvenuto giovedì 1 novembre, e le dichiarazioni del presidente Trump che lo hanno seguito fanno presagire una possibile tregua nella “guerra dei dazi” tra le due Potenze mondiali che ha caratterizzato i rapporti bilaterali negli ultimi 6 mesi. Xi Jinping e Donald Trump potrebbero vedersi per un colloquio bilaterale ai margini del G20, ma, secondo gli analisti, appare improbabile che un solo incontro possa allentare significativamente le tensioni tra Washington e Pechino.

La “guerra commerciale” con la Cina è stata avviata dal presidente Trump nella primavera del 2018 con l’imposizione di dazi su circa 50 miliardi di dollari di prodotti cinesi, mirati a colpire le strumentazioni industriali per evitare l’impatto diretto con i consumatori. A sua volta, la Cina aveva risposto imponendo dazi su prodotti statunitensi come carne e soia, spaventando l’industria agricola degli Stati Uniti e facendo infuriare la Casa Bianca. Il presidente statunitense aveva quindi ordinato ai suoi consiglieri di stilare una lista di 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi da penalizzare, tra i quali molti beni di consumo. Il 7 settembre, Trump aveva dichiarato di star preparando la terza ondata di tariffe contro Pechino, che avrebbe interessato circa 267 miliardi di dollari di prodotti.

Durante la telefonata con il presidente Xi Jinping, Trump ha dichiarato di attribuire grande importanza ai rapporti di amicizia con il presidente Xi Jinping e al dialogo diretto con quest’ultimo. Il Presidente della Cina ha sottolineato l’influenza negativa che le “divergenze commerciali” tra i due Paesi hanno generato sui mercati internazionali e ha ricordato che la Cina ha deciso di organizzare la sua prima grande fiera incentrata soltanto sulle importazioni – la China Import Expo che si terrà a Shanghai dal 10 novembre – per mostrare al mondo la sua apertura e la sua volontà di ampliare l’import.

Gli Stati Uniti e la Cina, ha sottolineato Xi Jinping, hanno già avuto modo di risolvere controversie commerciali attraverso i negoziati bilaterali e di certo saranno in grado di farlo nuovamente, secondo quanto riportato dal comunicato diffuso dal Ministero degli Esteri Cinese dopo la telefonata.

I due leader hanno anche discusso della situazione della penisola coreana e si sono detti soddisfatti per l’allentamento delle tensioni dell’ultimo periodo e volenterosi di sostenere il processo di denuclearizzazione della Corea del Nord.

In seguito al colloquio telefonico con il presidente Xi Jinping, il 2 novembre, il presidente Trump ha sottolineato la volontà della Cina di arrivare a un accordo per allentare l’attuale tensione commerciale, “abbiamo avuto una discussione molto positiva con Pechino e ci stiamo avvicinando a un’azione concreta” ha annunciato Trump, nonostante qualche ora prima il suo consigliere per l’economia si fosse espresso con cautela per quanto riguarda le trattative per un possibile accordo commerciale sino-statunitense.

L’idea di un accordo presenta, però, alcune criticità. Infatti, l’amministrazione Trump ha chiesto che Pechino faccia dei sostanziali cambiamenti alle politiche cinesi relative alla protezione della proprietà intellettuale, al trasferimento tecnologico, alle sovvenzioni industriali e all’accesso al mercato domestico. Inoltre, Washington chiede alla Cina di intraprendere una serie di azioni volte alla riduzione del deficit sulla bilancia commerciale bilaterale che ammonta a 357 miliardi dollari.

Fino a quando non verranno soddisfatte tali richieste, gli Stati Uniti non riprenderanno i negoziati con Pechino. Trump ha spiegato che, se non verrà raggiunto un accordo, imporrà dazi su altre importazioni cinesi dal valore di 267 miliardi di dollari. Ad oggi, la Casa Bianca ha imposto tariffe per circa 250 miliardi di dollari di prodotti cinesi, mentre la Cina, da parte sua, ha risposto con 110 miliardi di dollari in dazi sui beni statunitensi.

L’apertura a un possibile accordo con Pechino da parte dell’amministrazione Trump giunge a pochi giorni di distanza dal voto cruciale delle elezioni di metà mandato – o di midterm – nelle quali si rinnoveranno le fila dei parlamentari degli Stati Uniti e verranno eletti nuovi governatori in diversi Stati importanti.

Secondo l’analisi del South China Morning Post, anche se il Congresso degli Stati Uniti cambiasse colore e, dopo le elezioni di metà mandato i Democratici dovessero essere in maggioranza anche in una sola delle due Camere, la linea dura di Washington verso la Cina difficilmente cambierebbe. La maggior parte delle preoccupazioni degli Stati Uniti nei confronti della Cina, infatti, sono condivise da Democratici e Repubblicani: dal deficit sulla bilancia commerciale alla modernizzazione dell’esercito cinese; dall’espansione degli investimenti cinesi lungo le Nuove Vie della Seta ai trasferimenti tecnologici. Inoltre, un Congresso maggiormente influenzato dai Democratici potrebbe aggiungere pressioni all’amministrazione Trump in merito alle violazioni dei diritti umani e all’aumento delle politiche repressive all’interno dei confini cinesi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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