Nuove sanzioni contro Iran: “tutto il mondo si oppone alla decisione di Trump”

Pubblicato il 3 novembre 2018 alle 17:03 in Iran USA e Canada

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L’ayatollah dell’Iran, Ali Khamenei, sabato 3 novembre ha dichiarato che tutto il mondo si oppone alla decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di reimporre ulteriori sanzioni sul settore delle esportazioni di petrolio e quello finanziario iraniani.

“Il mondo si oppone a tutte le decisioni di Trump” ha annunciato Khamenei durante un incontro con centinaia di studenti riportato dalla televisione di Stato iraniana. “L’obiettivo di Washington è quello di ristabilire nel Paese la dominazione che aveva prima del 1979, ma ha fallito. Gli Stati Uniti sono stati sconfitti dalla Repubblica Islamica negli ultimi 40 anni” ha aggiunto il leader religioso.

Lunedì 5 novembre, la Casa Bianca reintrodurrà una serie di sanzioni sulle vendite di petrolio, vitali per l’economia dell’Iran, e sul settore bancario, nel tentativo di costringere Teheran a sedersi al tavolo delle trattative per eliminare i programmi relativi all’energia nucleare e ai missili balistici, e per porre fine altresì al supporto ad alcuni gruppi che operano in diversi conflitti in Medio Oriente. Nonostante tale decisione, venerdì 2 novembre Trump aveva temporaneamente esentato 8 Paesi dal divieto di importare petrolio iraniano.

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, ha telefonato a Federica Mogherini, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e la sua controparte tedesca, svedese e danese, per parlare delle misure europee pendenti per contrastare le sanzioni statunitensi. Venerdì 2 novembre, l’Unione Europea, la Francia, la Germania e il Regno Unito avevano rilasciato una dichiarazione congiunta dove affermavano di non condividere la decisione di Trump di reimporre restrizioni sull’Iran. Inoltre, l’Unione Europea a settembre aveva sviluppato un nuovo meccanismo per facilitare i pagamenti per le esportazioni iraniane che dovrebbe entrare legalmente in vigore il 4 novembre, ma non sarà operativo fino al 2019. Inoltre, l’UE ha avvisato che nessun Paese si è offerto volontario per ospitare l’ente e ciò ne ha rallentato il processo.

Il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha dichiarato, sabato 3 novembre, che sono state le politiche aggressive dell’Iran le responsabili della reimposizione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti. Invece, il ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, ha dichiarato che Mosca sosterrà l’Iran nel contrastare le sanzioni sul petrolio imposte dagli Stati Uniti, sottolineando che la Russia continuerà a commerciare con la Repubblica Islamica. Il ministro, infatti, ha spiegato che Mosca considera illegali le restrizioni statunitensi, poiché imposte unilateralmente e senza l’approvazione delle Nazioni Unite.

La maggior parte delle sanzioni internazionali imposte sull’Iran erano state eliminate all’inizio del 2016, in seguito all’accordo sul nucleare  noto con il nome di Joint Comprehensive Plan Of Action (JCPOA). Il patto  era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. A detta del presidente Trump, si tratterebbe del peggior patto mai stipulato dal suo Paese e, pertanto, l’8 maggio 2018, il leader della Casa Bianca si era ritirato dall’accordo, ripristinando le sanzioni americane nei confronti dell’Iran e delle società che mantengono legami economici con la Repubblica Islamica. Il 7 agosto, Washington aveva annunciato la reintroduzione della prima serie di sanzioni contro l’Iran, che Trump aveva descritto come “le più pungenti di sempre”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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