Zimbabwe: scoperti depositi di gas e petrolio

Pubblicato il 2 novembre 2018 alle 18:14 in Africa Zimbabwe

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Lo Zimbabwe ha scoperto depositi di petrolio e gas nella città di Murzarabani, nel Nord del Paese. La notizia è stata annunciata dal presidente Emmersin Mnangagwa, nel corso di una conferenza stampa tenutasi giovedì primo novembre. A suo avviso, la scoperta, che è la prima di questo genere nella storia del Paese africano, è stata effettuata dall’industria australiana Invictus Energy, che sarà in grado di concludere l’esplorazione entro la metà del 2020.

“Invictus sta utilizzando le informazioni generali raccolte da Mobil Oil nei primi anni Novanta, quando erano state avviate le ricerche geo-fisiche per individuare giacimenti di gas e petrolio nel Paese”, riferisce un comunicato della presidenza, il quale aggiunge che, nelle ricerche, l’industria australiana ha coinvolto una serie di compagnie professionali a livello mondiale con elevata esperienza in tale campo. Il governo dello Zimbabwe ha dichiarato di attendere con grande entusiasmo la fase delle esplorazioni del 2020 e la successiva fase della commercializzazione. Harere avvierà un accordo di produzione condivisa con Invictus non appena il progetto raggiungerà la fase commerciale.

Lo Zimbabwe, situato nel Sud del continente africano, è ricco di risorse come le miniere di diamanti, oro, carbone, ferro, rame, platino ed altri gruppi di metalli. Anni di cattiva amministrazione e corruzione hanno portato a continui saccheggi di tali risorse, che hanno impoverito molto le comunità locali.

Il 30 luglio 2018, dopo 30 anni, in Zimbabwe si sono tenute nuove elezioni per eleggere il presidente. L’ex leader, il 93enne Robert Mugabe, in carica dal 31 dicembre 1987,era stato fortemente accusato di aver represso violentemente l’opposizione e manipolato le elezioni. Nel corso dell’assedio militare che lo ha costretto a dimettersi, il 21 novembre 2017, l’esercito confinò Mugabe nella propria abitazione, per poi prendere il controllo della televisione di Stato e impedire l’accesso agli edifici governativi.

Tale assedio sarebbe stato causato dalla decisione di Mugabe di licenziare l’allora suo vice, Emmerson Mnangawa, il quale gli succedette alla guida del Paese. I suoi sostenitori lo vedevano come un nazionalista che aveva combattuto contro il colonialismo e contro le potenze occidentali “neo-imperialiste”; i suoi oppositori, invece, lo biasimavano per aver distrutto l’economia del Paese, una volta conosciuto come il “granaio dell’Africa”. Ad oggi, lo Zimbabwe, Stato dell’Africa orientale, versa in una grave situazione sociale ed economica. L’attuale presidente, il 75enne Mnangagwa, ha inaugurato il proprio mandato lo scorso 25 agosto.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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