USA autorizzano 8 Paesi a continuare le importazioni di petrolio iraniano

Pubblicato il 2 novembre 2018 alle 13:25 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno concesso a 8 Paesi, tra cui Giappone, India e Corea del Sud, di continuare a comprare temporaneamente il petrolio dall’Iran, nonostante le ultime sanzioni imposte contro Teheran che verranno annunciate il 5 novembre. Il quotidiano americano Bloomerang, spiega che, mentre l’amministrazione Trump rimane impegnata a limitare i guadagni dell’Iran, gli 8 Paesi in questione sono stati autorizzati a continuare i propri affari con il Paese in cambio della riduzione graduale delle importazioni, in modo da non avere effetti troppo importanti sui prezzi del petrolio.

La Cina, che è il principale importatore di petrolio iraniano, sta ancora discutendo i termini di tale accordo gli Washington ma, secondo fonti vicine all’amministrazione americana, dovrebbe essere nella lista degli 8 Paesi autorizzati, che non sono stati ancora resi noti nel completo. Il quotidiano americano riferisce altresì che gli ufficiali statunitensi devono procedere in due modi. Da una parte devono essere cauti con tali Stati, assicurandosi che il mercato del petrolio abbia abbastanza offerta per evitare qualsiasi danno ai prezzi. Dall’altra parte, l’amministrazione Trump deve far sì che il governo iraniano non ricavi troppi guadagni da vanificare le sanzioni americane. Il prezzo del greggio secondo la quotazione del Brent è sceso di circa il 15% da oltre 85 dollari al barile il mese scorso, a causa della crescente speculazione. In precedenza, il segretario di Stato, Mike Pompeo, aveva dichiarato che “era aspettativa degli USA che gli acquisti di petrolio greggio iraniano andassero a zero da ogni Paese o sarebbero state imposte sanzioni”.

L’identità degli otto Stati che avranno le deroghe dovrebbe essere rilasciata ufficialmente lunedì 5 novembre, quando le restrizioni statunitensi sui rapporti petroliferi con l’Iran entreranno in vigore. L’amministrazione Trump ha chiesto che tali nazioni taglino anche altri legami economici con Teheran, ad esempio riducendo il commercio di beni che non sono coperti dalle sanzioni. Le restrizioni sono una conseguenza del ritiro di Washington dall’accordo sul nucleare con la Repubblica Islamica del 2015.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Secondo quanto affermato dal presidente Trump, si tratta del peggior patto mai stipulato dal suo Paese e, pertanto, l’8 maggio 2018, il leader della Casa Bianca si èritirato dall’accordo, ripristinando le sanzioni americane nei confronti dell’Iran e delle società che mantengono legami economici con la Repubblica Islamica. Il 7 agosto, Washington aveva annunciato la reintroduzione della prima serie di sanzioni contro l’Iran, che Trump aveva descritto come “le più pungenti di sempre”. Le mosse americane non sono state gradite da Teheran e dagli altri Paesi che hanno negoziato il patto sul nucleare che, a loro avviso, costituisce la miglior garanzia sulle restrizioni all’Iran in campo nucleare.

Ad oggi, i rapporti tra Washington e Teheran sono caratterizzati da forti tensioni economiche e diplomatiche. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti, che considerano l’Iran il principale nemico in Medio Oriente, stanno portando avanti una linea dura nei confronti di Teheran, promessa dall’attuale presidente americano fin dalla propria della campagna elettorale.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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