Siria: iniziano i pattugliamenti congiunti USA e Turchia a Manbij

Pubblicato il 2 novembre 2018 alle 17:03 in Siria Turchia

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Le truppe turche e statunitensi hanno iniziato i pattugliamenti congiunti nella città siriana di Manbij, giovedì 1 novembre, mentre la coalizione a guida USA che combatte contro lo Stato Islamico ha cercato di calmare le rinnovate tensioni tra Ankara e l’alleanza siriana a guida curda, YPG.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, martedì 30 ottobre, aveva altresì annunciato che la Turchia era intenzionata a distruggere i militanti presenti ad est del fiume Eufrate, nel nord della Siria. Il leader aveva poi precisato che l’intervento era già iniziato e che le operazioni sarebbero presto diventate più estese. Le minacce turche contro l’Unità di Protezione Popolare (YPG) curda siriana sono state seguite da bombardamenti e dall’annuncio di una nuova offensiva volta ad eliminare la milizia dal confine turco. Tali sviluppi hanno suscitato la preoccupazione di Washington la quale è intenta a bilanciare i suoi legami con le YPG, una forza chiave nella lotta contro l’ISIS in Siria, e il suo alleato NATO, Ankara.

L’Unità di Protezione Popolare, più comunemente nota con l’acronimo curdo YPG, è stata fondata dapprima nel 2004 come ala militare del Comitato Supremo curdo, svolgendo un ruolo difensivo nella guerra civile siriana, scoppiata il 15 marzo 2011. In seguito al ritiro delle truppe del governo siriano di Assad dal Rojava, nel 2012 l’YPG è diventata la milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria e forza armata del Rojava. L’YPG attualmente costituisce la spina dorsale delle Syrian Democratic Forces (SDF), il principale partner della coalizione di terra guidata dagli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria. Nonostante ciò, il gruppo ha stretti rapporti con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il PKK, il quale rappresenta la principale organizzazione militante dei curdi in Turchia. Ne consegue che, essendo le forze YPG considerate da Ankara come un’estensione del PKK, sono anch’esse giudicate dallo Stato come un’organizzazione terroristica.

In risposta ai bombardamenti di mercoledì 31 ottobre, le SDF hanno affermato di aver temporaneamente interrotto la loro offensiva contro un blocco dell’ISIS nella Siria orientale. Sebbene l’YPG affermi di essersi ritirato dalla città dopo che le SDF l’avevano sequestrata all’ISIS nel 2016, Ankara si è recentemente lamentata del fatto che il gruppo abbia ancora una presenza lì, minacciando ripetutamente l’azione militare.

I pattugliamenti congiunti a Manbij delle forze armate turche e degli Stati Uniti sono iniziati il 1 novembre alle 3.53, secondo le dichiarazioni del ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, riportate dall’agenzia di stampa statale Anadolu. La pattuglia opera nella zona intorno al fiume Sajur, il quale divide Manbij e la regione di Jarabulus, strappata all’ISIS dai ribelli siriani sostenuti dalla Turchia nel 2016, durante la prima offensiva di Ankara nel nord della Siria.

Poco dopo l’annuncio dell’inizio delle operazioni congiunte, la Turchia ha dichiarato che il suo presidente, Recep Tayyip Erdogan, aveva parlato al telefono con il suo omologo statunitense, Donald Trump, per discutere circa il conflitto siriano e la cooperazione a Manbij. I 2 leader avrebbero concordato di mantenere “stretti contatti”, conservando la loro determinazione a rafforzare ulteriormente le relazioni bilaterali. A conferma di ciò, la coalizione, giovedì 1 novembre, ha dichiarato che “il mantenimento della sicurezza e della stabilità a Manbij è indispensabile per sostenere lo slancio” per la sconfitta dell’ISIS in Siria.

“Siamo pienamente d’accordo con le mappe stabilite e le pattuglie congiunte combinate. Sono fiducioso che saranno molto efficaci” ha affermato il maggiore generale, Christopher Ghika, vice comandante della coalizione. Le truppe turche e statunitensi hanno condotto pattuglie “coordinate” separate a Manbij come parte di una tabella di marcia presentata nel mese di giugno per disinnescare le tensioni tra i 2 alleati.

Secondo l’opinione dell’esperto siriano, Nicholas Heras, le pattuglie congiunte potrebbero aiutare Washington a bloccare qualsiasi tentativo da parte della Turchia di spostarsi sulle aree curde detenute dalle SDF nel nord e nord-est della Siria. La minoranza curda della Siria, oppressa per decenni da Damasco, ha approfittato del conflitto che ha devastato la Siria dal marzo 2011 per ritagliarsi una zona autonoma nel nord-est della Siria. Tuttavia, Ankara teme che l’istituzione di un’entità curda lungo il suo confine galvanizzi i separatisti curdi presenti sul proprio territorio.

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Alice Bellante

di Redazione

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