Salvini incontra vice premier libico, Ahmed Maitig

Pubblicato il 2 novembre 2018 alle 11:13 in Italia Libia

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Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha incontrato il vice premier del Consiglio presidenziale di Tripoli, Ahmed Maitig, al Viminale nel pomeriggio di mercoledì 31 ottobre. Secondo quanto riportato dal comunicato del Ministero dell’Interno, i due hanno affrontato diverse questioni, tra cui lo sviluppo economico, l’anti-terrorismo, l’immigrazione clandestina e la cooperazione tra i due Paesi. Tale incontro ha fatto parte della serie di meeting che i leader italiano stanno avendo con gli esponenti politici libici, in vista della Conferenza sulla Libia di Palermo del 12 e 13 novembre.

Il 26 ottobre, il premier Giuseppe Conte ha ricevuto a Palazzo Chigi il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez Serraj, per colloquiare della cooperazione economica fra i due Paesi, del supporto ai settori dei servizi e delle infrastrutture libico, della cooperazione contro l’immigrazione irregolare e dell’addestramento della guardia costiera e del personale di sicurezza di frontiera della Libia. Serraj e Conte hanno altresì rivisto le ultime disposizioni relative alla sicurezza e il pacchetto di riforme adottate dal Tripoli nel Paese. Il primo ministro libico ha comunicato che il suo governo sostiene i tentativi dell’inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salame, di trovare una soluzione alla crisi libica.In merito allaconferenza di Palermo, il premier libicoha fatto sapere che si impegnerà per cercare di produrre risultati concreti e positivi da tradurre in attività pratiche sul territorio che potranno portare a risolvere la crisi libica a livello politico.

Il 28 e 29 ottobre, invece, Conte e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, hanno incontrato dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, in visita ufficiale a Roma. Il comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha riferito che, nel corso del colloquio con Haftar, Conte ha ribadito che la conferenza di Palermo sarà ispirata a due principi fondamentali. Il primo sarà il rispetto dell’assunzione di responsabilità da parte libica, mentre il secondo sarà l’inclusività del processo di democratizzazione, in linea con il percorso tracciato dall’Onu. Da parte sua, Haftar ha confermato la propria partecipazione al summit, assicurando altresì disponibilità ad avere un confronto costruttivo e che rappresenti una promessa reale per un processo di unificazione, in linea con le aspettative del popolo libico.

Nel frattempo, Serraj ha rivelato la propria agenda per la Conferenza di Palermo. La notizia è stata resa nota dal suo portavoce ufficiale, Mohamed El-Sallak, nel corso di una conferenza tenutasi il 31 ottobre presso l’ufficio del premier di Tripoli. Nello specifico, il portavoce ha riferito che i punti principali per Serraj riguardano l’affermazione del processo presidenziale e parlamentare, la fine di tutte le istituzioni statali esistenti e l’implementazione delle nuove misure di sicurezza, già in parte attuate nel corso del mese di ottobre. Inoltre, a detta di El-Sallak, Serraj vorrà anche trattare la questione delle nuove riforme economiche avviate.

Il primo novembre, il premier tripolino ha altresì chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di sospendere parzialmente l’embargo sulle armi in Libia, e di scongelare gli asset esteri del Paese nordafricano. A suo avviso, una revisione delle sanzioni contro la Libia è fondamentale, in quanto il popolo libico sta pagando le conseguenze di tali restrizioni. In particolare, ha spiegato Serraj, le sanzioni delle Nazioni Unite costituiscono un grande impedimento per il progresso economico e per lo sviluppo del Paese. In relazione alla situazione della sicurezza in Libia, il premier ha riferito che le nuove misure di sicurezza sono volte a migliorare le condizioni delle città e a combattere l’immigrazione illegale.

Le sanzioni contro la Libia  furono imposte il 26 febbraio 2011 dal Consiglio di sicurezza con l’adozione all’unanimità della Risoluzione 1970, che impose un embargo illimitato sulla fornitura di armi e materiale militare da e verso la Libia. Il 12 giugno scorso, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso l’embargo per un altro anno, adottando la Risoluzione 2420. In una dichiarazione ufficiale è stato affermato che, in base al capitolo 7 della Carta, il Consiglio di Sicurezza ha deciso che le Risoluzioni 2292 del 2016 e 2357 del 2017, riguardanti la rigorosa applicazione dell’embargo sulle armi in alto mare al largo delle coste libiche, saranno estese per ulteriori 12 mesi. L’organizzazione ha anche specificato che la sua responsabilità primaria è la manutenzione della pace e della sicurezza internazionale, ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, e ha ribadito che il terrorismo, in tutte le forme e manifestazioni, costituisce una delle più gravi minacce per la comunità internazionale. La decisione prevede che il Segretario generale riferisca al Consiglio di sicurezza di redigere un rapporto sull’attuazione della Risoluzione entro 11 mesi.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile, che ha portato alla formazione di due governi rivali, uno insediato a Tripoli e uno a Tobruk. Il 17 settembre 2015, l’accordo di Skhirat ha dato vita al Governo di Accordo Nazionale (GNA), con a capo Serraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, gli altri due governi non l’hanno mai riconosciuto, così che Serraj è riuscito ad insediarsi a Tripoli soltanto il 30 marzo 2016 e, da allora, le autorità libiche continuano ad essere divise in due governi: quello stanziato a Tripoli e guidato da Serraj, appoggiato dall’Onu, e quello di Tobruk, appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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