Brexit, capo negoziatore UE Michel Barnier smentisce accordo su servizi finanziari

Pubblicato il 2 novembre 2018 alle 19:16 in Europa UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Non sarebbe ancora stato perfezionato alcun accordo tra Regno Unito e Unione Europea sui servizi finanziari. È quanto scrive in un tweet Michel Barnier, capo negoziatore UE per la Brexit dal 2016. Il quotidiano inglese The Times aveva riportato, citando fonti governative, che “i negoziatori britannici ed europei hanno raggiunto un accordo di principio su tutti gli aspetti di un futuro partenariato nei servizi”. In base a questo accordo, secondo il principio dell’equivalenza, l’UE garantirebbe alle aziende britanniche l’accesso ai mercati europei, finché la regolamentazione finanziaria del Regno Unito rimarrà in gran parte allineata a quella europea.

Barnier ha però smentito le voci riportate dal quotidiano londinese. Su Twitter ha definito “fuorvianti” le notizie, ed ha ricordato che l’Unione Europea può concedere e ritirare il principio dell’equivalenza in alcuni servizi, tra cui quelli finanziari, in modo autonomo. Come con altri paesi terzi, continua Barnier, l’UE è pronta ad intrattenere uno stretto dialogo regolamentare con il Regno Unito, nel pieno rispetto dell’autonomia di entrambe le parti.

Quella dei servizi finanziari è una questione di importanza critica per il Regno Unito nelle trattative per la Brexit, ed ha sempre ricoperto un ruolo centrale all’interno dei negoziati, avviati a giugno 2017. Ne è conferma il fatto che il valore della sterlina sia aumentatosubito dopo l’articolo del Times, scambiando intorno allo 0,8775 sull’euro rispetto allo 0,8862 del giorno precedente.

Lo scorso marzo, Philip Hammond, già allora cancelliere dello Scacchiere, aveva avvertito che l’attuale regime di equivalenza normativa dell’UEera “del tutto inadeguato” per le dimensioni e la complessità del commercio di servizi finanziari tra Regno Unito e UE. Tale sistema, che entra in vigore nei rapporti tra l’UE e i paesi terzi, consente a Bruxelles di chiudere il rapporto tra i due paesi nel settore considerato in modo unilaterale e con poco preavviso. Tuttavia, aveva continuato Hammond, qualora il principio si fosse basato su un accordo reciproco, avrebbe potuto rappresentare una base “solida e duratura” sulla quale andare avanti nelle trattative.

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea dovrà avere luogo nel marzo 2019 ma, finora, non è ancora stata raggiunta un’intesasui termini di tale uscita. A cinque mesi dalla conclusione di un accordo, nonostante le varie rassicurazioni da parte del primo ministro, Theresa May, le precise condizioni commerciali tra le imprese nel Regno Unito e l’UE restano incerte, e le aziende mostrano segni di preoccupazione. Nel frattempo, molte banche globali hanno riorganizzato le loro operazioninel Regno Unito, creando hub europei e cominciando a trasferire il personale per garantire di servire i clienti continentali nel caso di un’uscita senza accordo. Ad un incontro con i presidenti e i direttori generali di grandi aziende europee, May ha tranquillizzato i partecipanti, assicurando di essere in grado di concludere i negoziati sulla Brexit nelle prossime “due o tre settimane”. Gli industriali presenti, che hanno definito l’incontro “ampiamente costruttivo”, hanno dichiarato di volere che il Regno Unito rimanga il più vicino possibile allo status quo dell’appartenenza britannica all’Unione Europea.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.