Dialogo Russia-NATO

Pubblicato il 1 novembre 2018 alle 9:39 in NATO Russia

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Alcuni rappresentanti della NATO e della Russia si sono incontrati, mercoledì 31 ottobre, per discutere delle rispettive esercitazioni militari su larga scala e di un trattato risalente al periodo della Guerra Fredda che Washington minaccia di abbandonare, avendo accusato Mosca di non rispettare gli accordi previsti dal documento.

Un comunicato della NATO ha reso noto che c’è stato un “aperto scambio di vedute” in merito alla situazione ucraina, alle esercitazioni militari “Vostok” in Russia, e alle esercitazioni attuali della Trident Juncture della NATO, come pure al riguardo delle minacce alla sicurezza in Afghanistan. Il dialogo, il primo tra la Russia e l’organizzazione internazionale da maggio 2018, è avvenuto nel contesto delle rinnovate tensioni tra Mosca e i Paesi occidentali, in particolare per via dell’annessione della Crimea da parte di Mosca, tra il febbraio e il marzo 2014, e per il suo coinvolgimento nelle rivolte dell’Ucraina orientale, scoppiate subito dopo, acuite da vari sconfinamenti militari di Mosca e ancora in corso attualmente.

Il presidente della NATO, Jens Stoltenberg, ha altresì esortato la Russia ad apportare alcuni cambiamenti per attenersi alle disposizioni siglate nel Trattato INF del 1987, che Mosca nega di aver violato. “Siamo tutti d’accordo che il Trattato INF sia stato cruciale per la sicurezza Euro-Atlantica… Gli alleati hanno a più riprese manifestato serie preoccupazioni circa il nuovo sistema missilistico russo, noto come il  9M729 o SSC-8”, ha spiegato Stoltenberg nella medesima dichiarazione. Secondo il presidente della NATO, la messa a punto di suddetto missile di terra a medio raggio pone “un serio rischio alla stabilità strategica”. La NATO ha pertanto sollecitato Mosca più volte su questa questione “in un modo chiaro e trasparente”, esortandola anche ad “avviare un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti”, tuttavia Stoltenberg si è detto rammaricato del fatto che la Russia non abbia ascoltato le loro sollecitazioni. Allo stesso tempo, l’organizzazione spera che Washington non abbandoni il trattato. I leader europei sono preoccupati che un ipotetico collasso dell’accordo possa aggiungere nuove tensioni e innescare altre pericolose corse agli armamenti, in particolare in quanto gli altri principali rivali e competitor americani, ossia la Cina e l’Iran, non sono legati al medesimo trattato e dunque non sono frenati dallo stesso.

Nel mese di ottobre, la NATO ha avviato in Norvegia le sue più grandi esercitazioni dall’epoca della Guerra Fredda. Le truppe dell’organizzazione internazionale stanno effettuando manovre in prossimità della frontiera con la Russia, la quale a sua volta si è mostrata impegnata nelle esercitazioni annuali “Vostock” da settembre, nelle quali ha impiegato circa 300mila soldati, 36mila veicoli, 80navi e mille aerei, rendendole le più grandi dal collasso dell’Unione Sovietica nel 1991. Le due potenze, operanti dall’una e dall’altra parte del confine, si sono vicendevolmente irritate in un gioco di dimostrazioni di forze, aumentando le tensioni.

Il trattato INF (dall’inglese: Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) venne firmato a Washington l’8 dicembre 1987 dagli allora capi di Stato americani e sovietici, rispettivamente Ronald Reagan e Michail Gorbačëv, successivamente al vertice di Reykjavík dell’11 ottobre 1986. L’accordo pose fine alla vicenda degli euromissili, ossia i missili nucleari a raggio intermedio installati dagli USA e dall’URSS sul territorio europeo: gli SS-20 sovietici e i missili americani IRBM Pershing-2 e da crociera BGM-109 Tomahawk. Il trattato ha enorme importanza in quanto segnò un punto di svolta nel processo negoziale relativo al controllo degli armamenti tra le due superpotenze: per la prima volta, i rispettivi armamenti non venivano ridotti ma effettivamente eliminati. Inoltre, l’URSS accettò alcune clausole a latere senza precedenti, tra cui un sistema di ispezioni internazionali sul suo territorio.

La Crimea è diventata una regione russa nel marzo del 2014 a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina e ha innescato un conflitto armato interno nel sud-est del Paese. Mosca ha ripetutamente affermato che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto  del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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