Immigrazione: i fatti più importanti dell’ottobre 2018

Pubblicato il 1 novembre 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), dal primo gennaio al 28 ottobre 2018, sono sbarcati in Europa complessivamente 97.857 migranti, la maggior parte dei quali è giunta in Spagna, dove sono stati accolti 47.433 stranieri, pari al 48% del totale degli arrivi dall’inizio dell’anno. Madrid è seguita dalla Grecia con 26.679 arrivi, dall’Italia con 22.027 sbarchi, da Malta con 989 entrate e da Cipro con 729 arrivi. Per il quarto mese consecutivo, la rotta del Mediterraneo occidentale, che collega il Nord Africa alla Spagna, al contrario di quella centrale, ha registrato più della metà delle intercettazioni di migranti irregolari di quelle contate complessivamente in Europa. Dall’inizio dell’anno, invece, il numero dei decessi in mare è pari a 1987, una cifra molto inferiore rispetto ai 2.844 morti contati nei primi 10 mesi del 2017.

Il mese di ottobre si è aperto con l’arresto del sindaco di Riace, Domenico Lucano, da parte della Guardia di finanza, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal GIP del Tribunale di Locri, che ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Lucano, in un’operazione soprannominata “Xenia”. Lucano è noto in Italia per l’impegno a favore dei migranti. Sindaco di Riace, comune calabrese di 1.726 abitanti, in provincia di Reggio Calabria, dal 2004, ha accolto più di 6.000 migranti originari di 20 diversi Paesi, integrandoli nella vita e nella cultura cittadina, e inserendoli altresì nel mondo del lavoro, grazie all’adozione dell’accoglienza diffusa.

Il 3 ottobre, 34 persone sono morte lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, che collega iol Marococ alla Spagna. Un’imbarcazione con a bordo 60 migranti a bordo in procinto di affondare è stata soccorsa dalla ong Caminando Fronteras, che opera a largo delle coste spagnole. Salvamiento Maritimo, il comandante della Guardia Costiera spagnola ha contattato le autorità marocchine offrendosi di andare a recuperare l’imbarcazione in difficoltà, ancora in acque territoriali di Rabat, ma il Marocco non ha mai risposto alle sollecitazioni, con il risultato che l’imbarcazione è stata soccorsa solo 24 ore dopo il lanciato allarme. Dei 34 morti, solo 11 cadaveri sono stati recuperati e portati a Nador, nel nord del Marocco alla frontiera con l’enclave spagnola di Melilla. Sempre il 3 ottobre, la Guardia Costiera spagnola ha soccorso 7 imbarcazioni di migranti, traendo in salvo 434 persone, condotte poi al porto di Almeria, in Andalusia.

Il 4 ottobre, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso di un anno l’autorizzazione agli Stati membri dell’UE per ispezionare le imbarcazioni al largo della Libia sospettate di essere coinvolte nei traffici di essere umani. Proposta dalla Gran Bretagna, la risoluzione è stata adottata all’unanimità dai 15 Stati dei Consiglio, condannando gli atti legati ai traffici migratori tra l’Africa e l’Europa, i quali ostacolano il processo di stabilizzazione della Libia e mettono a rischio le vite di migliaia di persone.

Il 5 ottobre, il rimorchiatore italiano Mare Jonio è partito dal porto di Augusta, in Sicilia, per compiere attività di monitoraggio al largo della Libia, su iniziativa di alcune ong che hanno dato il via all’Operazione Mediterranea. I promotori del progetto umanitario sono diverse associazioni, tra cui Ya Basta di Bologna, Sea Watch e Proactiva Open Arms, le quali hanno annunciato che si tratta di un’azione di “disobbedienza morale” alle politiche del ministro dell’interno, Matteo Salvini. Il garante dell’iniziativa è un gruppo parlamentare, formato da Erasmo Palazzotto, Nicola Frantoianni, Rossella Muroni e Nichi Vendola, che hanno finanziato il progetto, del valore di circa 700.000 euro, grazie all’appoggio di Banca Etica.

Il 7 ottobre, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha annunciato che l’Italia avrebbe chiuso i suoi aeroporti a ogni volo non autorizzato che trasporti nel Paese migranti provenienti dalla Germania, riaprendo il dibattito sulla ripartizione delle quote di richiedenti asilo tra i Paesi dell’Unione Europea. Secondo quanto riportato da alcune testate italiane, l’Agenzia per i rifugiati di Berlino aveva inviato “dozzine di lettere” a migranti che al momento si trovavano sul suolo tedesco, avvisandoli di un imminente trasferimento in Italia, con alte probabilità tramite voli charter, per riportarli nel loro primo luogo di approdo europeo. Il primo di questi voli era stato programmato per il 9 ottobre. un contratto di noleggio tra contraenti per sfruttare al massimo la capacità del velivolo.

L’8 ottobre, l’IOM ha reso noto che in Libia sono presenti più di 669.000 migranti irregolari di 41 diverse nazionalità. L’organizzazione ha spiegato che gli stranieri sono stati identificati nei mesi estivi di luglio e agosto in 100 municipalità e 554 comunità. Le prime cinque nazionalità sono nigerina, egiziana, ciadiana, sudanese e nigeriana; il 12% dei migranti sono donne, mentre il 9% bambini, di cui il 35% non è accompagnato. L’organizzazione informa che il 60% degli stranieri è stato identificato nelle aree occidentali del Paese, con la concentrazione più alta nell’area intorno a Tripoli. I restanti migranti si trovano tra l’Est e il Sud della Libia, rispettivamente il 21,5% e il 18,5%.

L’11 ottobre, un’imbarcazione carica di migranti è naufragata al largo della costa occidentale della Turchia, causando la morte di 8 persone e la dispersione di altre 25. Le autorità di Ankara sono venute a conoscenza dell’incidente quando una donna irachena, con indosso un giubbotto di salvataggio e completamente bagnata, ha chiesto aiuto presso il distretto di Karaburun, nella provincia di Izmir, riferendo alla Guardia Costiera che la barca sulla quale viaggiava aveva iniziato ad imbarcare acqua poco dopo la partenza. La donna è riuscita a salvarsi raggiungendo a nuoto la terraferma. Il giorno seguente, 354 migranti sono stati salvati dalla Guardia Costiera, mentre 3 hanno perso la vita a largo della Spagna.

Il 14 ottobre, 19 persone, tra cui bambini, sono morte nella in un incidente stradale mentre erano a bordo di un camion che trasportava migranti attraverso la provincia di Izmir, nella Turchia occidentale. Secondo quanto riportato da un’altra agenzia stampa turca, il conducente dell’automezzo avrebbe perso il controllo, causando la collisione, intorno alle 8 di mattina nel distretto di Gaziemir, poco distante dall’aeroporto situato a Sud della città di Izmir. In base alla stessa fonte, i passeggeri a bordo sarebbero stati tutti migranti stranieri che avevano stipulato un accordo con alcuni scafisti per essere trasportati in barca, via mare, fino all’isola greca Samos, a largo della costa meridionale di Izmir.

Il 17 ottobre sono stati revocati gli arresti domiciliari per il sindaco di Riace, il quale, tuttavia, ha dovuto lasciare la cittadina calabrese per via del divieto di dimora imposto da Tribunale del riesame di Reggio Calabria.

Il 18 ottobre, Amnesty International ha denunciato la Francia per le violazioni sistematiche dei diritti dei rifugiati e dei migranti, presso il confine con l’Italia. L’accusa è arrivata in seguito ad una missione di osservazione compiuta il 12 e 13 ottobre, presso Briancion, nelle Alpi francesi, a poca distanza dalla località italiana di Claviere, che è stata oggetto di polemiche relative allo sconfinamento della gendarmeria francese, il 2 ottobre. In particolare, nel comunicato dell’organizzazione umanitaria si legge che, il 12 e 13 ottobre, è stato riscontrato il respingimento di 26 persone dalla stazione di polizia ai confini di Montgenevre, a Claviere, senza un esame individuale della situazione personale e senza possibilità di presentare domanda di silo. La Farnesina ha così chiesto chiarimenti alla Francia, che si è scusata pubblicamente per l’errore commesso. Un portavoce dell’Eliseo ha dichiarato che si è trattato di uno sbaglio onesto da parte della gendarmeria francese. Tuttavia, Salvini non ha accettato le scuse ed ha rivolto una polemica diretta a Parigi, dichiarando che “abbandonare i migranti in una foresta italiana non può essere considerato un errore o un incidente”.

Il 19 ottobre, l’IOM e la UN Refugee Agency (UNHCR) hanno lanciato un appello ai leader europei affinché intervengano per diminuire il tasso di mortalità nel Mediterraneo. In tale area, dal primo gennaio al 16 ottobre 2018, sono morti complessivamente 1.839 migranti. Nonostante tale cifra sia minore rispetto ai 2.831 decessi contati nello stesso periodo del 2017, le due agenzie sono molto preoccupate perché il numero è comunque significativo. In particolare, l’IOM e la UNHCR hanno messo in guardia i leader europei in merito alle condizioni pericolose e precarie in cui viaggiano i migranti che, dai Paesi del Nord Africa, tentano di raggiungere le coste europee a bordo delle imbarcazioni dei trafficanti di esseri umani. Tale fenomeno sta diventando sempre più allarmante, in un momento in gli arrivi in Europa, invece, sono in forte declino, per via delle politiche rigide attuate da alcuni Paesi come l’Italia, che dai mesi estivi ha chiuso i propri porti alle navi delle ong e delle missioni europee.

Il 22 ottobre, un migrante africano è morto mentre altri 3 sono rimasti feriti quando circa 300 stranieri si sono accalcati contro la recinzione che separa l’enclave spagnola di Melilla dal Marocco. Melilla e Ceuta, due città autonome spagnole situate sulla costa orientale del Marocco, sono separate dal Paese nordafricano da una barriera fisica di filo spinato. Molto spesso i migranti cercano di arrivare nell’Unione Europea oltrepassandola o tentando di entrare nel territorio via mare.

Lo stesso giorno, un naufragio al largo della costa occidentale della Turchia, vicino a Bodrum, è costato la vita a 2 bambini. L’imbarcazione, sulla quale viaggiavano circa 50 stranieri, ha iniziato a imbarcare acqua ed è affondata. Complessivamente, 17 persone sono state salvate, mentre altre 3 hanno raggiunto la costa a nuoto. Sono in corso ancora ricerche per trovare il resto dei passeggeri.

Infine, il 24 ottobre, centinaia di migranti, nel tentativo di attraversare il confine tra la Bosnia e la Croazia, sono rimasti coinvolti in uno scontro con la polizia croata. Dopo essere riusciti a rompere un cordone bosniaco ed aver bloccato il valico di frontiera di Maljevac, i migranti hanno inizato a lanciare pietre contro la polizia, che ha risposto usando lacrimogeni per respingerli. L’obiettivo, secondo quanto riferiscono le autorità bosniache, era quello di riuscire ad attraversare la frontiera croata per proseguire il tragitto verso Nord.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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