Trump: “Porrò fine allo ius soli. È un diritto ridicolo e va abolito”

Pubblicato il 31 ottobre 2018 alle 11:45 in Immigrazione USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che intende abolire il diritto di cittadinanza per i bambini nati negli Stati Uniti da non-cittadini e immigrati irregolari. Lo ha dichiarato lo stesso leader della Casa Bianca ad Axios, martedì 30 ottobre, poco dopo aver annunciato che 5.200 soldati saranno mandati al confine con il Messico per impedire l’accesso negli Stati Uniti alla carovana di migranti proveniente dall’America Centrale. Tale decisione, pertanto, si inserisce in un piano più ampio dell’amministrazione Trump volto alla modifica radicale delle politiche statunitensi sull’immigrazione, in vista delle elezioni di midterm del 6 novembre.

Nel corso dell’intervista con Axios, Trump ha affermato che intende emanare un ordine esecutivo per introdurre modifiche allo ius soli, cioè l’attribuzione della cittadinanaza per diritto di nascita, previsto dal 14esimo emedamento della Costituzione americana che, emanato sulla scia della Guerra Civile per garantire che i neri americani liberati dalla schiavitù godessero di pieni diritti di cittadinanza, stabilisce che “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti”. Tale previsione, peraltro, ben si sposava con la stessa “natura” del Paese. Come in tutte le terre storicamente di immigrazione, anche negli Stati Uniti lo ius soli ha consentito di attribuire la cittadinanza a chi è nato sul suolo statunitense da non cittadini, anche se residenti irregolari, cementando in tal modo un senso di appartenenza alla Nazione facente leva esclusivamente sul legame con il territorio.

Sotto l’attuale amministrazione, tuttavia, l’approccio degli Stati Uniti all’immigrazione sta cambiando. Trump che, già nel 2016, aveva fatto del contrasto all’immigrazione irregolare e della polemica nei confronti dello ius soli alcuni dei temi principali della sua campagna elettorale, sta rafforzando la sua posizione in materia, inducendo diversi osservatori a ritenere che il presidente americano stia in realtà tentando di consolidare in tal modo il consenso al Partito Repubblicano, nell’imminenza delle elezioni di midterm del 6 novembre attraverso le quali gli Americani rinnoveranno il Congresso. Se i Repubblicani perdessero il controllo della Camera dei Rappresentanti o del Senato, potrebbe diventare molto più difficile per Trump perseguire il suo programma politico nei restanti due anni di mandato.

L’annuncio del presidente americano, tuttavia, ha diviso il suo stesso Partito Repubblicano. Se dall’ala più conservatrice del partito, che da tempo proclama la necessità di introdurre modifiche in materia di cittadinanza, è arrivato sostegno al leader della Casa Bianca, non sono invece mancati i Repubblicani moderati che hanno sostenuto che Trump entrerà in tal modo in conflitto con la Costituzione, preoccupazione, questa, condivisa anche da alcuni esperti legali. Tra di loro, il portavoce repubblicano della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, ha dichiarato che il presidente non ha l’autorità di “mettere fine al diritto di cittadinanza per nascita con un ordine esecutivo”. Da parte loro, i Democratici hanno visto nel recente inasprimento da parte di Trump della sua posizione sull’immigrazione un tentativo di distogliere l’attenzione degli elettori da altri temi divisivi, come la sanità.

Le critiche all’ultimo annuncio di Trump, pertanto, sono sia di natura giuridica, sia di natura politica. Sotto il primo profilo, tuttavia, i sostenitori della limitazione dello ius soli propongono un’argomentazione giuridica facente leva sulla formulazione del 14esimo emendamento, che riconosce il diritto di cittadinanza per nascita a quanti sono “soggetti alla giursidizione” degli Stati Uniti. Gli immigrati irregolari, argomentano i sostenitori della linea presidenziale, non sono soggetti alla giurisdizione statunitense e, pertanto, i loro figli non dovrebbero essere cittadini americani, per quanto nati sul territorio nazionale. La Corte Suprema, inoltre, ha fatto notare il vicepresidente americano, Mike Pence, non ha mai stabilito se il 14esimo emndamento si applichi anche a quanti risiedono irregolarmente nel Paese. La maggior parte degli esperti legali, tuttavia, ritiene che la formulazione del 14esimo emendamento sia volta esclusivamente a negare la cittadinanza a quanti non sono vincolati alla legge americana, come i figli dei diplomatici stranieri. Altri ancora condividono con Paul Ryan la preoccupazione circa le modalità di modifica della disciplina della cittadinanza. Secondo tale lettura, l’azione esecutiva non è sufficiente a modificare legittimamente un emendamento costituzionale. Nel corso dell’intervista con Axios, invece, il leader della Casa Bianca ha spiegato che la natura dell’atto è perfettamente legittima. “Mi è sempre stato detto che occorre un emendamento costituzionale. E invece indovinate? Non occorre. Lo si può assolutamente fare con un atto del Congresso ma ora mi stanno dicendo che posso farlo con un ordine esecutivo”, ha dichiarato il presidente americano.

Per il momento, tuttavia, la Casa Bianca non ha fornito ulteriori dettagli sul contenuto dell’ordine esecutivo né Trump ha specificato quando intenda firmare tale atto ma ha chiarito che “è in corso di elaborazione. Accadrà”. “Siamo l’unico Paese al mondo dove una persona viene, ha un figlio e il bimbo è un cittadino degli Stati Uniti per 85 anni con tutti i relativi benefici”, ha dichiarato il presidente americano che, senza indicare che altri Paesi, tra cui il Canada, hanno una politica di cittadinanza legata alla nascita, ha concluso affermando che questo “è ridicolo e deve finire”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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