Qatar: primo Paese del Golfo ad adottare legge sull’asilo

Pubblicato il 31 ottobre 2018 alle 7:24 in Immigrazione Qatar

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Il Qatar è il primo Paese della regione del Golfo Persico ad aver adottato una legge che stabilisce le procedure di asilo per i migranti.

Ad avviso di Human Rights Watch, tale legge, approvata dall’emiro qatarino Tamim bin Hamad Al Thani a settembre, dimostra l’impegno del Paese del Golfo di voler rispettare i diritti dei rifugiati e costituisce altresì un esempio per gli altri Stati della regione. “La legge sull’asilo del Qatar costituisce un grande passo in avanti in una regione costituita da Paesi molto ricchi che, storicamente, hanno sempre chiuso le porte ai rifugiati”, ha commentato il vice direttore di Human Rights Watch per il Medio Oriente, Lama Fakih. A suo avviso, il Qatar dovrebbe emendare la legge per renderla conforme al diritto internazionale.

La norma 11/2018 sull’organizzazione dell’asilo politico è stata adottata il 4 settembre 2018, insieme ad altre due che regolano la residenza nel Paese. L’articolo 1 della legge sull’asilo si riferisce ai rifugiati politici, che vengono definiti “persone che si trovano al di fuori del proprio Paese di origine o di residenza e che non sono in grado di ritornarvi a causa di paura di essere perseguitati, torturati o di ricevere trattamenti degradanti, a causa dell’etnia, religione o affiliazione con un gruppo specifico”.

L’articolo 15, invece, proibisce di rimpatriare un rifugiato nel Paese di origine o in uno Stato terzo dove pensa di poter essere in pericolo o soggetto a persecuzioni. L’articolo 9 concede ai rifugiati il diritto di ottenere un documento di viaggio, di lavorare o di ricevere sussidi di disoccupazione, di venerare e di cercare un contenzioso. I rifugiati riconosciuti hanno anche diritto all’assistenza sanitaria pubblica, all’istruzione e all’alloggio. Nonostante ciò, l’articolo 10 impone ai rifugiati di chiedere l’approvazione per essere trasferirsi dal luogo di residenza assegnato dal governo. L’articolo 11 vieta ai richiedenti asilo e ai rifugiati riconosciuti di esercitare attività politica mentre risiedono in Qatar e afferma che il ministro dell’Interno può deportarli in un Paese di loro scelta, se lo faranno.

La nuova legge è stata adottata nel mezzo della crisi diplomatica tra Qatar e i Paesi vicini, in corso dal 5 giugno 2017. In tale data Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Egitto hanno imposto un embargo contro il Qatar, a causa di un presunto sostegno e finanziamento ad organizzazioni terroristiche. Da parte sua, Doha ha sempre negato le accuse, ma si è trovata in una grave condizione di isolamento. I confini terrestri e marittimi del Paese sono stati chiusi, i collegamenti aerei sospesi e i cittadini del Qatar espulsi dagli Stati sostenitori dell’embargo. I Paesi del Golfo e l’Egitto hanno accusato Doha di sostenere il terrorismo e di essere eccessivamente vicina al rivale regionale dell’Arabia Saudita, l’Iran. Nell’annunciare l’embargo, Riad aveva dichiarato che questo fosse necessario per “proteggere la sicurezza nazionale dai pericoli del terrorismo e dell’estremismo”. Il Qatar ha ripetutamente definito tali accuse “infondate”, denunciando l’embargo come un tentativo di imporre un controllo sulla nazione.

In tale contesto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain ordinarono a tutti i loro cittadini di lasciare il Qatar, predisponendo lo sfratto di tutti i qatarini dal loro territorio, e annunciarono altresì di punire i propri cittadini che avrebbero “esprimere solidarietà” per il Qatar online. Alcuni cittadini sauditi, degli Emirati e del Bahrein colpiti dalla crisi diplomatica hanno scelto di rimanere in Qatar per motivi familiari o lavorativi o perché temono la persecuzione nei loro paesi d’origine, hanno riferito a Human Rights Watch. Il Qatar dovrebbe suggellare il suo impegno per i diritti dei rifugiati aderendo alla Convenzione sui rifugiati del 1951 e al suo Protocollo del 1967, ha affermato Human Rights Watch.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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