Danimarca accusa Iran di aver cercato di uccidere un indipendentista e promette sanzioni

Pubblicato il 31 ottobre 2018 alle 15:00 in Danimarca Iran

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Le autorità della Danimarca hanno accusato, martedì 30 ottobre, un membro del servizio di intelligence iraniano di aver complottato per assassinare un componente del movimento Arab Struggle Movement for the Liberation of Ahvaz (ASMLA) nel territorio danese. Ciò ha spinto Copenaghen a chiedere nuove sanzioni a livello europeo contro Teheran, che respinge le accuse.

Il capo dell’intelligence danese, Finn Borch Andersen, ha dichiarato che l’obiettivo dell’attacco sarebbe stato il leader del ramo danese del movimento Arab Struggle Movement for the Liberation of Ahvaz. Come suggerisce il nome, ASMLA è un movimento nazionalista arabo che sostiene la causa della creazione di uno stato arabo in Iran, nella provincia produttrice di petrolio del Khuzestan, che si trova al confine con l’Iraq e si affaccia sul Golfo Persico, ed il cui capoluogo è proprio Ahvaz. Teheran ha classificato ASMLA come gruppo terroristico.

Era il 21 ottobre quando un cittadino norvegese di origine iraniana, collegato al presunto complotto, è stato arrestato in Svezia ed estradato in Danimarca. La polizia ha spiegato che, qualche giorno prima, il sospettato era stato avvistato mentre osservava e fotografava la casa del leader dell’ASMLA, in Danimarca. Come riferisce il capo dell’intelligence danese, l’uomo, in tribunale, ha negato le accuse che lo vedrebbero colpevole di aver aiutato i servizi segreti iraniani a tramare un assassinio in Danimarca. I Servizi di Sicurezza danesi hanno rafforzato la protezione del leader dell’ASMLA da quando, nel novembre 2017, Ahmad Mola Nissi, un esiliato iraniano che ha fondato il movimento, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nei Paesi Bassi.

Il mese scorso, in seguito all’attentato alla parata militare che si è tenuta nella città di Ahvaz il 22 settembre, a causa del quale 25 persone hanno perso la vita, l’Iran ha convocato gli inviati di Paesi Bassi, Danimarca e Gran Bretagna, accusandoli, come spiega Reuters, di ospitare gruppi di opposizione.

Il capo dell’intelligence danese ha dichiarato: “Abbiamo a che fare con un’agenzia di intelligence iraniana che pianifica un attacco al suolo danese. Ovviamente, non possiamo e non vogliamo accettarlo”. Anche il ministro degli Esteri danese, Anders Samuelsen, ritiene che il governo iraniano sia coinvolto nel presunto complotto, come ha spiegato durante una conferenza stampa. Il Primo Ministro della Danimarca, Lars Lokke Rasmussen, ha definito il presunto attacco “assolutamente inaccettabile” ed ha riferito che, durante un incontro ad Oslo, Theresa May ha espresso il suo sostegno nei confronti della Danimarca.

A complimentarsi con Copenaghen è stato anche il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha scritto in un tweet: “Ci congratuliamo con il governo della Danimarca per il suo arresto di un assassino del regime iraniano”.

Il governo della Repubblica Islamica ha negato il suo coinvolgimento. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qasemi, ha respinto le accuse, ed ha affermato che si tratta di una “cospirazione dei nemici dell’Iran che non sopportano le buone relazioni tra Teheran e l’Europa”, come riferisce l’agenzia di stampa Tasnim. Sotto questo aspetto, probabilmente l’accaduto contribuirà ad inasprire i rapporti tra i due, dal momento che il ministro degli Esteri danese ha dichiarato che, alla luce degli ultimi sviluppi, “la Danimarca spingerà per una discussione in seno all’UE sulla necessità di nuove sanzioni contro l’Iran”.

Ad oggi, l’Unione Europea sta cercando di salvaguardare Piano di Azione Congiunto Globale (PACG), che è stato firmato a Vienna il 14 luglio 2015 dall’Iran, i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, insieme alla Germania e l’Unione Europea, che aveva frenato l’attività nucleare iraniana, soprattutto per quanto riguarda l’arricchimento dell’uranio, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni contro Teheran. Da quel momento, l’economia del Paese mediorientale è passata da una fase di contrazione ad una di significativo sviluppo, registrando nel 2016, un tasso di crescita del 12,5%, secondo le stime della Banca Mondiale. Questo è stato possibile in seguito all’adozione di riforme strutturali basate sui principi dell’economia di mercato. Le sanzioni sono state reintrodotte dagli Stati Uniti martedì 7 agosto. Gli altri firmatari continuano ad attenersi al patto. Francia, Germania, Regno Unito e UE in una dichiarazione di martedì 6 agosto hanno preso le distanze dalla decisione di Washington, affermando che “il PACG sta funzionando e raggiungendo il suo obiettivo, vale a dire assicurare che il programma nucleare iraniano rimanga esclusivamente pacifico, come è stato confermato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica in 11 rapporti consecutivi”.

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Cristina Lipari

di Redazione

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