Angela Merkel e il ritiro dalla scena politica. Quale futuro per la Germania?

Pubblicato il 31 ottobre 2018 alle 17:27 in Europa Germania

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Lunedì 28 ottobre la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ormai al suo terzo mandato, ha annunciato che si dimetterà dal ruolo di presidente dell’Unione Cristiano-Democratica e che non si ricandiderà alle elezioni del 2021. Nel comunicare la sua decisione, Merkel ha sottolineato, come altre diverse volte nel corso della propria storia politica, il valore della responsabilità e dell’umiltà, e si è posta davanti ai cittadini come un funzionario al servizio dello Stato, che metterà sempre al primo posto l’unione della comunità che sta servendo.

La notizia, come spiega Anna Sauerbrey in un articolo apparso sul New York Times, non è arrivata del tutto inaspettata ma apre la questione dell’effettiva durata dell’attuale mandato della Merkel, facendo sorgere ulteriori dubbi sulla solidità della coalizione tra il suo partito e quello Socialdemocratico, in vista delle prossime elezioni.

Le qualità sopracitate dell’umiltà e della modestia, spiega l’autrice, non sono state apprezzate da tutti negli ultimi anni, ed in particolare a seguito della crisi europea dei migranti, fenomeno verificatosi a partire dal 2015, quando l’Unione Europea ha registrato un afflusso senza precedenti di rifugiati e migranti. La volontà della cancelliera di servire il bene pubblico si è spesso tradotta in una sottrazione alle critiche ed in un rifuggire il confronto con l’opinione pubblica sempre più pressante.

Da un punto di vista interno, la decisione di Merkel, presidente del suo partito da 18 anni e da 13 a capo del Paese, può rappresentare un vero e proprio spartiacque nella storia politica tedesca, soprattutto per l’identità e il ruolo che i Conservatori tedeschi ricopriranno d’ora in avanti senza un capo politico di tale spessore. Le recenti elezioni in Assia e in Baviera, che ha visto il crollo dei Cristiano-Democratici dal 41,5% del 2013 al 27%, confermano il progressivo sgretolamento del sistema politico tedesco così come uscì dal dopoguerra. Dietro i numeri vi sono però aspetti sostanziali che devono essere tenuti in considerazione, secondo Sauerbrey, e che presumibilmente condizioneranno il ruolo che il CDU assumerà d’ora in poi. La leader tedesca ha assunto forti posizioni modernizzanti nel campo dell’energia pulita, del servizio militare obbligatorio e dell’accoglienza dei migranti, e il vuoto identitario che viene lasciato dopo anni dovrà dunque essere riempito. Inoltre, le tensioni che da anni animano il rapporto tra i Cristiano-Democratici e la loro controparte bavarese, l’Unione Cristiano-Sociale, hanno creato una vera e propria spaccatura quando, poche settimane fa, un esponente vicino alla Merkel è stato cacciato dalla coalizione da membri conservatori.

Quasi subito dopo l’annuncio di Angela Merkel tre politici, appartenenti a tre ali diverse del centro-destra, hanno annunciato la loro candidatura alle elezioni di dicembre. Si tratta di Jens Spahn, attuale ministro della Salute, di Annegret Kramp-Karrenbauer, segretario generale del partito, e di Friedrich Merz, ex capogruppo dell’associazione tra Unione Cristiano-Democratica e Unione Cristiano-Sociale, dal 2000 al 2002. Si spera che una sana competizione tra questi tre esponenti possa rinvigorire il dibattito pubblico sui valori fondanti del partito Cristiano-Democratico, e che possa porre delle solide basi per il suo futuro sviluppo.

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di Redazione

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