Taiwan: nuovi aerei da guerra anti-Cina

Pubblicato il 30 ottobre 2018 alle 8:31 in Asia Taiwan

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L’aviazione dell’esercito di Taiwan – formalmente Repubblica di Cina – porta avanti il suo programma di aggiornamento e aggiunge alle sue fila il primo di 4 aerei da guerra multiruolo Lockheed Martin F-16 Fighting Falcon Viper (V) Block 70. Si tratta di un ulteriore passo voluto dal governo di Taipei per rafforzare le capacità di difesa nazionale di fronte alle sempre crescenti tensioni con il governo centrale di Pechino.

Il primo dei 4 Lockheed Martin F-16 Fighting Falcon Viper (V) Block 70 è stato consegnato nella base aerea di Chiayi, contea della zona sud-occidentale dell’isola di Taiwan, lo scorso 20 ottobre. Si tratta di un’azione compresa nel progetto del Ministero della Difesa taiwanese noto come “Peaceful Phoenix Rising Project”, lanciato nel 2016, che mira ad aggiornare gli attuali aerei da guerra 144 ROCAF A/B Fighting Falcon con i nuovi F-16V entro il 2023.

Il costo totale per il programma di ammodernamento dell’aviazione taiwanese è stimato intorno a circa 5,3 miliardi di dollari, ma il governo di Taiwan ha approvato di recente un pacchetto di fondi aggiuntivi, che dovrebbero ammontare a circa ulteriori da 4,2 a 4,56 miliardi di dollari volti all’acquisto di ulteriori missili terra aria da dare in dotazione ai nuovi aerei da guerra. I nuovi fondi verranno inseriti nel budget per la difesa del 2019.

Il primo carico di nuovi Lockheed Martin F-16 Fighting Falcon Viper (V) Block 70 sarebbe dovuto essere composto da 10 aerei, ma a causa di alcuni ritardi nei test software negli Stati Uniti, il numero dei primi aerei a giungere a Taiwan è stato ridotto a 4, tutti in consegna entro la fine del 2018. A livello generale, però, saranno dai 25 ai 28 gli aerei da guerra che verranno ammodernati entro il 2023.

L’aviazione taiwanese verrà anche dotata di nuove tecnologie avioniche che comprenderanno un nuovo sistema di gestione del volo, un nuovo tipo di radar per il controllo del fuoco a scansione elettronica attiva, un nuovo sistema di warfare elettronico avanzato e un sistema display montato direttamente sui caschi, secondo quanto riportato dalla Lokheed Martin.

Il programma “Peaceful Phoenix Rising Project”, oltre ai nuovi aerei da guerra, comprende anche l’acquisto di sistemi aggiuntivi aria-aria oltre il raggio visivo (beyond visual-range BVR) da montare sui nuovi F-16V, ma anche l’aggiunta di sistemi alternativi progettati e prodotti internamente sull’isola di Taiwan, come il nuovo missile aria-aria a medio raggio Sky Sword II che sarà operativo a breve.

Il progetto di ammodernamento dell’esercito di Taiwan mira a difendere l’isola di fronte alle sempre più intese tensioni tra il governo democratico di Taipei, guidato dalla presidente Tsai Ing-wen e il governo centrale di Pechino di Xi Jinping.

I rapporti tra l’isola di Taiwan – che gode di una indipendenza de facto, ma viene considerata dalla Cina continentale una sua provincia – e il Continente cinese non sono mai stati semplici, da quando, nel 1949 il governo cinese del Partito Nazionalista (Guomindang) è fuggito da Pechino trovando rifugio sull’isola di Taiwan, alla fine della guerra civile con il Partito Comunista che fondava, nello stesso anno, la Repubblica Popolare Cinese. Sebbene l’isola abbia continuato ad avere un suo governo eletto e indipendente da quello di Pechino, tuttavia la Cina Continentale continua a vederla come una sua provincia a statuto speciale e a regolare i suoi rapporti internazionali secondo il principio “una sola Cina”.

Il principio “una sola Cina” riconosce l’unità territoriale della Cina, nonostante la presenza di due governi distinti. A livello internazionale, con la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite del 1971, è stato sancito il riconoscimento del governo di Pechino come unico rappresentante dell’intera Cina, compresa l’isola di Taiwan. Il principio è stato riconosciuto anche dagli Stati Uniti nel 1979, quando i rapporti diplomatici tra Pechino e Washington vennero ufficialmente allacciati.

Dopo vent’anni di silenzio e tensione tra i due lati dello stretto, Taiwan e Pechino hanno sancito una tregua e visto il rinascere del commercio bilaterale con il cosiddetto “Consenso del 1992”. Il Consenso prevede una lettura più morbida del principio una sola Cina. Esiste, sì, una sola Cina, ma il governo della Repubblica Popolare e quello di Taiwan interpretano – in base alla loro propria definizione – quale l’unica Cina sia: il continente o l’isola di Taiwan. Ciò vuol dire che per Taiwan la Repubblica di Cina è l’unica Cina esistente, per Pechino lo è la Repubblica Popolare. Vista la mancanza di una univoca definizione di “Cina”, in molti hanno criticato il Consenso.

Nel 2015 i legami tra Pechino e Taipei hanno visto una significativa svolta con un incontro diretto tra il presidente cinese Xi Jinping e l’allora presidente di Taiwan, Ma Yingjiu, leader del Partito Nazionalista e simpatizzante del continente. Le cose sono molto cambiate, invece, dal gennaio 2016, quando è stata eletta Tsai Ing-wen, leader del pro-indipendenza Partito Democratico Progressista (DPP). Il DPP è uno dei principali detrattori del Consenso del 1992 e auspica l’indipendenza totale dell’isola di Taiwan dal governo di Pechino.

La Cina, negli ultimi anni, ha avviato una strategia che mira a isolare Taiwan sulla scena internazionale. In tale ottica, ha anche offerto il suo sostegno economico a diversi Paesi che avevano rapporti diplomatici con l’isola in cambio dell’allacciamento delle relazioni con Pechino e del riconoscimento del principio di una Sola Cina. Inoltre, sono sempre di più le esercitazioni militari che l’Armata Popolare di Liberazione, l’esercito cinese, conduce nello Stretto di Taiwan, a voler simboleggiare la possibilità, da parte di Pechino, di riconquistare l’isola con la forza qualora lo ritenga necessario.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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