Sri Lanka rischia un “bagno di sangue” per le tensioni politiche

Pubblicato il 30 ottobre 2018 alle 6:01 in Asia Sri Lanka

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Il portavoce del Parlamento dello Sri Lanka, Karu Jayasuriya, ha dichiarato che la crisi politica del Paese potrebbe “trasformarsi in un bagno di sangue” se il presidente Maithripala Sirisena non lascerà che i legislatori intervengano per stabilizzare la situazione.

Tale avvertimento è stato emesso in seguito al licenziamento del premier Ranil Wickremesinghe, e del suo gabinetto, da parte di Sirisena, avvenuto il 28 ottobre. Subito dopo l’annuncio, i legislatori fedeli a Wickremesinghe hanno chiesto ai loro seguaci di radunarsi a Colombo, capitale dello Sri Lanka, per protestare. Il giorno stesso, una persona è morta mentre altre 2 sono state ferite nel corso delle manifestazioni. “Se continuiamo a portare la gente per strada, ci sarà un enorme bagno di sangue”, ha dichiarato Jayasuriya, pregando Sirisena di lasciare che il premier dimostri di ottenere la maggioranza in seno al Parlamento prima di confermare il suo licenziamento.

In relazione alla vittima che è morta nel corso delle manifestazioni per un colpo di arma da fuoco da parte della polizia, il portavoce parlamentare ha dichiarato che lo Sri Lanka sta rischiando di far assumere alla questione una dimensione internazionale poiché già alcuni paesi stranieri hanno istituito avvisi di viaggio per persuadere i loro cittadini dall’andare in Sri Lanka. “Tutto questo danneggerà la nostra economia”, ha commentato Jayasuriya.

Circa 126 su 255 legislatori della Camera hanno firmato una mozione per sollecitare Jayasuriya a convocare una sessione di emergenza del parlamento. Patali Champika Ranawaka, membro del Partito Nazionale Unito di Wickremesinghe (UNP), che ha 104 seggi, ha riferito che la risoluzione ha anche il sostegno di 22 legislatori dei partiti di minoranza Tamil National Party e del People’s Liberation Front. “Questo è un colpo di stato costituente e segna la morte per la democrazia”, ha commentato Ranwaka ai giornalisti.

Nel frattempo, la Cina ha chiesto colloqui con Lu Kang, portavoce del ministero degli Esteri dello Sri Lanka, rendendo noto che Pechino sta prestando particolare attenzione agli sviluppi presso Colombo. Da parte loro, gli Stati Uniti, in una dichiarazione rilasciata la sera del 28 ottobre, hanno espresso preoccupazione e hanno appoggiato l’appello per riconvocare il Parlamento. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha riferito di seguire da vicino gli sviluppi ed ha invitato il governo a “rispettare i valori democratici” e a “sostenere lo stato di diritto”. Anche l’India ha dichiarato osservare attentamente gli eventi a Colombo, mentre gli ambasciatori degli Stati Uniti e dell’Unione Europea in Sri Lanka hanno chiesto alle parti coinvolte di agire secondo la Costituzione e di evitare di ricorrere alla violenza.

Il presidente Sirisena e il premier Wickremesinghe avevano unito le forze prima delle elezioni presidenziali del 2015, con l’obiettivo di battere l’ex presidente Mahinda Rajapakse, che aveva posto fine alla decennale guerra civile dello Sri Lanka contro i separatisti Tamil. Tuttavia, la relazione fra il presidente e il premier è peggiorata a causa di alcuni disaccordi in merito a questioni di politica economica e di amministrazione del governo. La tensione tra i due ha raggiunto il culmine domenica 28 ottobre, quando Sirisera ha deciso di licenziare Wickremesinghe, nel tentativo di sostenere Rajapaksa, accusato di violazioni dei diritti umani e corruzione da parte dell’esercito nell’ambito della guerra civile contro i separatisti Tamil nel 2009.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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