Calcio e politica in Egitto: da al-Sisi a Salah

Pubblicato il 30 ottobre 2018 alle 15:31 in Africa Egitto

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Il presidente dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, ha riammesso, dopo sei anni, i tifosi egiziani negli stadi, in una mossa che rappresenta il potenziale del calcio nel Paese come motore di cambiamento sociale e politico. Dalla fine del colonialismo a Mohamed Salah, passando per le politiche nazionaliste dell’attuale governo: la rilevanza del calcio nella politica in Egitto.

Il ruolo del calcio nella rivoluzione egiziana del 1919 è un esempio del ruolo di questo sport nel Paese nord africano. Omar Lofti Bek, presidente di un’associazione nazionalista nata nel 1905, il Club degli Studenti, nell’aprile del 1907 riunì un gruppo di esponenti della classe media egiziana con lo scopo di creare un club sportivo nazionale. Nell’Egitto sotto controllo britannico fu fondato l’al-Ahly Sporting Club. Sebbene il primo presidente fosse inglese, il nome della squadra è rappresentativo dello spirito nazionalista dei suoi fondatori, “al-Ahly”, infatti, significa “Club Nazionale”. I colori della squadra e il suo simbolo, un’aquila, richiamavano la bandiera del Khedivato d’Egitto, una provincia dell’Impero Ottomano, caratterizzata da un’estrema autonomia e rilevanza regionale nel periodo dal 1867 al 1882, anno dell’occupazione coloniale. L’al-Ahly divenne progressivamente un simbolo della ribellione egiziana all’occupazione britannica. In numerose occasioni, infatti, una vittoria sul campo spostava i tifosi dallo stadio alle strade, risultando in dimostrazioni di massa contro il governo coloniale. Il primo presidente della “House of Commons” dell’al-Ahly sarebbe stato Saʿd Zaghlūl, leader della rivoluzione del 1919 e in seguito Primo Ministro dell’Egitto indipendente.

Motore sociale estremamente rilevante nel Paese, il calcio ha ricominciato a fare politica nell’ultimo decennio. Il quotidiano britannico The Guardian racconta le evoluzioni recenti dei rapporti tra politica e calcio in Egitto a partire dal 2013, quando al-Sisi è diventato presidente, a seguito di un colpo di stato militare. Da quel momento, il governo ha adottato misure straordinarie per reprimere gli ultras, comprese ondate di arresti e accuse di fare parte di organizzazioni terroristiche. Secondo il quotidiano britannico tali accuse sarebbero infondate, in quanto gli ultras egiziani tendono a rappresentare una vasta gamma di opinioni politiche. “Dopo il massacro del 2015, ci sono stati arresti ampi e casuali di molti membri ultras”, ha dichiarato Sheko, un membro degli Ultras White Knights. “Ero uno di loro ma ne sono uscito in fretta perché conoscevo qualcuno nella stazione di polizia. Sono entrati in casa mia all’alba, hanno perquisito tutta la casa e mi hanno arrestato, sono stato bendato finchè non abbiamo raggiunto la stazione di polizia”. Il giro di vite sugli ultras rappresenta il fatto che nel calcio egiziano fosse consentita qualsiasi tipo espressione politica. Mohamed Salah, il giocatore idolo di qualsiasi egiziano, ora al Liverpool, ha strenuamente evitato qualsiasi potenziale legame con la politica. Salah ha chiesto un maggiore controllo delle sue apparizioni pubbliche in seguito al suo incontro, visibilmente scomodo, con il controverso leader ceceno Ramzan Kadyrov, durante la Coppa del Mondo. Il giocatore sta tentando di scampare al destino dell’iconico calciatore egiziano, Mohamed Aboutrika, ora in esilio in Qatar, finito nella lista di terroristi del Paese, per i suoi presunti legami con il gruppo dei Fratelli Musulmani, di cui l’ex presidente Morsi era un esponente.

I tifosi egiziani sono tornati sugli spalti a settembre di quest’anno, per assistere ad una partita tra Zamalek FC ed ENPPI. Questa è stata la prima partita di calcio nazionale alla quale i sostenitori egiziani sono stati ammessi negli ultimi sei anni. Mentre i fan hanno tentato di riempire lo stadio PetroSport con acclamazioni e canti, intonando frasi come “Stasera siamo qui e la lega è nostra”, hanno anche evitato qualsiasi comportamento che potesse essere considerato come polemico. Il divieto agli spettatori negli stadi egiziani è stato imposto nel 2012, in seguito ad una rivolta nello stadio di Port Said che ha causato 74 morti e oltre 500 feriti. Il divieto è stato precedentemente revocato e reintegrato rapidamente dopo la morte, nel 2015, di 20 fan di Zamalek, una nota squadra egiziana basata a Giza, un sobborgo del Cairo. In tale occasione, la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e colpi d’arma da fuoco contro i fan che entravano nello stadio del Cairo, risultando in una serie di scontri estremamente violenti. In questi anni, tuttavia, ai tifosi è stato permesso partecipare a partite contro squadre di altri Paesi, come durante la campagna di successo dell’Egitto per qualificarsi per la Coppa del Mondo 2018.

Secondo il quotidiano britannico, l’annuncio del mese scorso che i fan sono ammessi nei campi di calcio per le partite domestiche sembra indicare che il governo egiziano ritiene di essere riuscito a controllare non solo i club o i tifosi, ma il gioco stesso. Dopo anni di ripetute repressioni contro gli ultras, visti come un gruppo ribelle a causa del loro coinvolgimento nelle proteste del 2011, che hanno rovesciato il presidente Hosni Mubarak, il governo ora vede il calcio come un vantaggio per l’economia e per il suo progetto nazionalista . Il risultato è il ritorno dei tifosi negli stadi per partite nazionali e internazionali, ma solo quelli controllati e approvati dal governo. Il cambiamento di rotta indicherebbe che il governo ritiene di aver vinto la battaglia, rimuovendo ogni sentimento anti-governativo percepito dagli spalti e dal gioco. “A causa di tutto il denaro che circola nel settore del calcio, è necessario riportare i fan negli stadi, in quanto ciò aumenta il valore economico del torneo e dei campionati”, ha dichiarato Ziad Akl, un analista dell’Ahamram Center for Political and Strategic Studies e da molto tempo sostenitore dell’al-Ahly. “Ma allo stesso tempo, il regime egiziano ha problemi specifici con i tifosi che si organizzano in collettivi per il calcio. Quindi se questi fan sono depoliticizzati possono tornare negli stadi. Questa è la vera motivazione che permette ai fan di rientrare nello stadio: la convinzione di aver depoliticizzato con successo il gioco”. I fan ammessi in campo dovranno fornire i loro dati personali ai servizi di sicurezza egiziani per ottenere l’ammissione.

Gli ultras sostengono che il Pyramids FC sia il simbolo dell’intenzione del governo di trarre profitto dal suo controllo del calcio.L squadra, precedentemente nota come Alassouity Sport, è stata trasformata radicalmente, con un investimento di oltre 33 milioni di dollari, dal nuovo proprietario miliardario del club, Turki al-Sheikh, presidente dell’Autorità sportiva generale dell’Arabia Saudita. Secondo alcuni tifosi, il sostegno finanziario e politico dell’Arabia Saudita alla presidenza di Al-Sisi è evidente nel nuovo club, compreso nel suo slogan: “Cambia i tuoi principi e sostieni le piramidi”. “Lo stato sta cercando di insegnarti come tifare. Basta guardare questo nuovo club, le Piramidi, e il loro coro: intonano slogan pro Al-Sisi, ad esempio”, ha dichiarato l’analista politico, Ziad Akl. “Non è che lo stato abbia un problema con il tifare, è che ha un problema con il modo in cui stai tifando”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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