Il Brasile va a destra: Bolsonaro presidente

Pubblicato il 29 ottobre 2018 alle 6:04 in America Latina Brasile

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Jair Bolsonaro è il nuovo presidente del Brasile. Il candidato di destra radicale ha conquistato il 55,13% dei suffragi, contro il 44,87% dell’avversario, il candidato di sinistra Fernando Haddad. La rimonta del Partito dei Lavoratori non c’è stata; la quarta democrazia più grande del mondo, sesta economia del pianeta, sarà guidata dal leader dell’estrema destra, ex capitano dell’esercito e deputato di Rio de Janeiro sin dal 1991.

Bolsonaro si è imposto nel sud e nell’ovest del paese, mentre Haddad ha vinto nel Nord-ovest, storica roccaforte del Partito dei Lavoratori (PT). Nella capitale Brasilia, Bolsonaro ha conquistato il 69,99%, a Rio de Janeiro il 67,9%, a San Paolo il 68%. Anche a Roraima, lo stato del nord del paese che deve far fronte alla crisi migratoria venezuelana e dove nelle scorse settimane vi sono stati scontri tra migranti e residenti, Bolsonaro ha sfiorato il 70%. Globalmente, Bolsonaro ha superato i 57,7 milioni di voti, contro i 47 milioni dell’avversario. 

Il neo-presidente è riuscito a canalizzare, nel corso di una campagna elettorale lunga e polarizzata, il malcontento nei confronti del PT, l’antipetismo. Il Partito dei Lavoratori ha governato il Brasile prima con Lula (2002-10) e poi con Dilma Rousseff (2010-16), le cui amministrazioni sono finite al centro degli scandali di corruzione emersi grazie all’operazione Lava Jato, la mani pulite brasiliana. In particolare lo scandalo Petrobras è costato l’impeachment a Dilma Rousseff e la condanna a 12 anni di carcere a Lula da Silva. 

Haddad è stato visto, da molti settori della società, come una marionetta di Lula. “Non possiamo fare governare il paese da un carcere” – hanno ripetuto durante tutta la campagna elettorale i sostenitori di Bolsonaro. La debolezza della destra tradizionale, identificata con lo screditato governo dell’attuale presidente Michel Temer, ha consentito poi al leader della destra radicale di intercettare sin dal primo turno il voto conservatore. 

Bolsonaro, nostalgico dichiarato della dittatura militare (1964-85), criticato per le numerose dichiarazioni misogine e omofobe, ha saputo intercettare oltre allo scontento per una classe politica screditata e corrotta, anche la domanda di sicurezza che proviene da ampi settori della società brasiliana. Secondo nei sondaggi fino all’arresto di Lula e alla sua conseguente esclusione dalla campagna elettorale, ha fatto corsa di testa da agosto in poi. Nel corso della campagna elettorale più dura e polarizzata dal ritorno alla democrazia nel 1985, Bolsonaro ha subito anche un accoltellamento durante un comizio il 6 settembre scorso.

Il neoeletto presidente ha alternato una retorica radicale per mobilitare la piazza ad un discorso più moderato tale da rassicurare le classi più alte e i mercati, che infatti hanno creduto in lui piuttosto che al ritorno del PT. 

La svolta a destra del Brasile è confermata anche dalla vittoria di candidati che avevano espresso, o sin dal primo turno o dopo il voto del 7 ottobre scorso, sostegno a Bolsonaro, nelle elezioni per i governatori degli stati di Amazonas, Rio de Janeiro, San Paolo, Santa Catarina, Minais Gerais e del Distretto Federale dove si trova la capitale Brasilia.  

Sulla “Spianata dei Ministeri”, il quartiere governativo di Brasilia, e nelle principali città del paese, i sostenitori del neoeletto presidente si sono riversati in strada a festeggiare.

Parlando ai suoi sostenitori, Bolsonaro ha dichiarato, in un chiaro riferimento alla corruzione e agli scandali che hanno travolto la classe politica brasiliana “dobbiamo abituarci a vivere con la verità, non esiste altra strada: il popolo lo ha capito perfettamente, tutti sapevamo dove stava andando a finire il Brasile, ma abbiamo tutto quel che serve per essere una grande nazione”. Ha poi aggiunto che “tutti dovranno rispettare la legge, porremo fine ai privilegi, permetteremo ai cittadini di avere la libertà”.

Il capo di stato uscente Michel Temer ha chiamato Bolsonaro per congratularsi per una vittoria che ha definito “storica”, mentre il primo capo di stato straniero a felicitare Bolsonaro per la vittoria è stato il Presidente del Cile, Sebastián Piñera, che si è detto “sicuro che lavoreremo bene insieme per il benessere e l’integrazione del continente”. Stesso concetto espresso dal presidente dell’Argentina Mauricio Macri. 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal portoghese e dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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