Stati Uniti consultano alleati europei per la sorte del Trattato INF

Pubblicato il 28 ottobre 2018 alle 14:36 in Russia USA e Canada

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Il segretario della Difesa statunitense, James Mattis, ha dichiarato che Washington si sta consultando con i suoi alleati europei riguardo la sorte del Trattato INF, dopo che i membri della NATO hanno chiesto agli Stati Uniti di cercare di convincere la Russia a rispettare tale accordo, al posto di abbandonarlo.

Mattis ha dichiarato di essere in consultazione con le controparti europee e ha comunicato di aver già parlato con il ministro della Difesa tedesco. Il segretario della Difesa statunitense ha spiegato che i funzionari si incontreranno a Bruxelles a dicembre, dove discuteranno della questione. Giovedì 25 ottobre, i membri europei della NATO, hanno fatto pressioni sugli Stati Uniti perché convincessero la Russia a rispettare il Trattato INF, chiedendo a Washington di non abbandonarlo. Mattis ha dichiarato di aver chiesto in che maniera si potrebbe convincere Mosca a rispettare tale accordo, ma al momento nessuna delle sue controparti è riuscita a proporre un’idea.

Gli alleati europei considerano il Trattato INF il pilastro del controllo delle armi e, nonostante abbiano accettato le violazioni russe, che hanno portato allo sviluppo di nuovi armamenti, temono che il collasso dell’accordo possa portare a una nuova corsa alle armi e allo stabilimento di una nuova generazione di missili nucleari statunitensi sul continente.

Il leader della Casa Bianca, Donald Trump, il 20 ottobre aveva dichiarato di star pianificando di lasciare l’“Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty”, un accordo firmato l’8 dicembre 1987 dall’allora presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, e dal leader dell’ex Unione Sovietica, Michail Gorbačëv. L’accordo pose fine alla vicenda degli euromissili, quei razzi nucleari a raggio intermedio installati da Stati Uniti e URSS sul territorio europeo durante la Guerra Fredda. Il patto bandiva tutti i missili via terra con raggio che andava da 500 a 5.500 chilometri, compresi quelli a testata nucleare, ma non vietava i razzi via aria o via mare. In tutto, vennero distrutti 2.692 missili: 846 da parte di Washington e 1.846 da parte di Mosca. Trump aveva deciso di ritirarsi dal trattato a causa delle presunte violazioni russe al trattato, accuse che Mosca ha respinto, dichiarando che era stata Washington a non rispettare l’accordo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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