Mali: 2 caschi blu uccisi negli scontri

Pubblicato il 28 ottobre 2018 alle 11:34 in Africa Mali

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2 peacekeepers dell’Onu sono stati uccisi e “molti altri” feriti in  2 attacchi nel Mali settentrionale e centrale, ha reso noto la missione africana delle Nazioni Unite.

La Missione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA) ha reso noto che, nella giornata di sabato 27 ottobre, le sue truppe hanno “respinto un complesso attacco” condotto contro la loro base a Ber, 60 chilometri a est di Timbuctu e organizzato con numerosi camion armati di lanciarazzi, mitragliatrici e altri esplosivi. Un secondo attacco è stato poi lanciato a Konna, nella regione centrale di Mopti; in tale aggressione, un veicolo delle Nazioni Unite è incappato su un ordigno esplosivo artigianale, causando il ferimento di 4 peacekeepers togolesi. “In base ad un primo bilancio, 2 peacekeepers sono stati uccisi, e molti altri sono rimasti feriti”, ha divulgato con un comunicato la missione dell’Onu in Africa. L’esercito del Burkina Faso ha confermato che 2 dei suoi peacekeepers hanno perso la vita nell’attacco contro Ber, e altri 5 sono rimasti feriti. “Condanno con risolutezza questo attacco brutale, che non minerà la nostra determinazione nel prestare sostegno al Mali e nel suo percorso verso la pace”, ha dichiarato il presidente della missione MINUSMA, Mahamat Saleh Annadif, aggiungendo che gli attacchi contri i peacekeepers possono costituire a tutti gli effetti un crimine di guerra.

Le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12mila unità tra polizia ed esercito nell’ambito della missione di peacekeeping MINUSMA, operante in Mali, la quale si attesta a oggi come la più pericolosa tra tutte le missioni dei caschi blu. La missione è stata creata tramite la risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, risalente al 25 aprile 2013 e volta a fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese.

Nella giornata di giovedì 25 ottobre, il governo del Mali ha esteso di un anno il proprio stato di emergenza, in vigore a partire dall’attacco mortale del 20 novembre 2015 contro un albergo della capitale, Bamako, nel quale sono morte 20 persone. Lo stato di emergenza, che avrebbe dovuto scadere nel corrente mese di ottobre 2018, conferisce maggiori poteri alle autorità del Paese, atti a prendere misure di sicurezza contro eventuali attentati e a dispiegare più efficacemente le forze militari e di sicurezza.

Da giugno 2018, nello Stato africano sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel. L’iniziativa mira a sconfiggere le milizie armate attive nell’area africana nord-occidentale e a contrastare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è uno dei principali sostenitori del G5 Sahel. La Francia spera che l’istituzione di questa autorità permetta loro di ritirare le circa 4000 truppe che si trovano in Mali dal 2013. Dal 2013 sono 164 le vittime appartenenti al corpo della missione MINUSMA.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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