Cina: la sfida dell’Europa al Belt and Road

Pubblicato il 28 ottobre 2018 alle 10:07 in Asia Cina

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L’Unione Europea ha lanciato una nuova strategia e le linee guida ad essa connesse per “Connettere l’Europa all’Asia”. Si tratta chiaramente di un segnale dell’Unione Europea rivolto alla Cina che mostra la volontà dei 28 Paesi di rispondere al grande progetto – con lo stesso obiettivo – lanciato dal presidente Xi Jinping nel 2013 noto come “Belt and Road” o Nuove Vie della Seta.

La nuova strategia di connessione tra Europa e Asia appare come il primo tentativo dell’UE per delineare in modo chiaro l’approccio, la dimensione e la prospettiva europea della cooperazione con l’Asia e va aldilà della sola interconnessione. Nel documento europeo – scritto con accurata scelta di termini e linguaggio – risulta chiara la consapevolezza di quelli che Xi Jinping ha definito come le intenzioni e gli obiettivi alla base del Belt and Road, un grande progetto che non viene mai chiamato “strategia”, ma sempre “iniziativa”. La scelta di usare quest’ultima parola da parte dell’Unione Europea sembra un segnale di una maggiore determinazione politica alla sua radice volta, probabilmente, a fare da controcampo alla posizione sempre più assertiva della Cina sullo scenario internazionale.

L’iniziativa Belt and Road è stata lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013 per la prima volta e formalizzata nel 2015. Si tratta di un macro-quadro che include una lunga serie di progetti di interconnessione infrastrutturale tra l’Asia – e la Cina in particolare – e il resto del mondo, Europa in primis. L’idea è quella di ricreare le antiche rotte della Via della Seta terrestre per connettere Asia e Europa e di quella marittima che si spinge fino all’Africa. Se Pechino continua a dichiarare fermamente che il progetto sia “stato creato dalla Cina, ma rappresenta un bene comune per tutti i Paesi del mondo”, sono in molti a guardare con sospetto l’iniziativa, primi tra tutti India e Stati Uniti. La principale critica che l’iniziativa di Xi Jinping riceve è quella di essere una “trappola del debito” ai danni dei Paesi più poveri che vi stanno partecipando per i quali i grandi flussi di investimenti cinesi ricevuti per finanziare i progetti del Belt and Road sarebbero un fardello a lungo termine che li rende soggetti all’influenza cinese.

Guardando da vicino all’Unione Europea, la Cina ha investito 65 miliardi di euro in investimenti diretti esteri sul mercato europeo nel 2017, una cifra importante se paragonata ai 2 miliardi del 2010. Mentre i progetti infrastrutturali del Belt and Road si diffondono sempre di più e i primi giungono al completamento, l’Unione Europea sta tentando di avviare progetti di connessione soprattutto nei Paesi più vicini ai suoi confini, nei Balcani e nel Caucaso.

La nuova strategia dell’Unione Europea sottolinea tre aspetti: “connessione sostenibile”, “connessione onnicomprensiva” e “connessione basata sulle regole internazionali”. Si tratta di tre principi che non appaiono completamente in linea con i progetti portati avanti da Pechino.

Il primo, la connessione sostenibile, afferma che gli investimenti devono garantire “efficacia sul mercato” ed essere “fisicamente sostenibili”. Quest’ultima dicitura sembra proprio rivolta alle critiche nei confronti del Belt and Road e ai debiti che gli investimenti cinesi stanno creando per molti Paesi del mondo.

Uno dei progetti cinesi in Europa che hanno destato la preoccupazione dell’UE è stato quello per la costruzione della rete autostradale in Montenegro. Si tratta di un progetto deciso dal leader del Paese, Dusko Markovic, in temi molto rapidi al fine di rivitalizzare l’economia e le infrastrutture del Paese, ma che ha portato il rapporto debito-PIL all’80%.

La nuova strategia dell’UE sottolinea anche che per i progetti di investimento saranno rispettati “alto livello di trasparenza a livello legislativo, esecutivo e giuridico” e di “alti standard di trasparenza e buona governance”, nonché verrà data voce alle persone che verranno influenzate direttamente dai progetti attraverso “consultazioni pubbliche”. Un altro aspetto che contrasta chiaramente con la visione cinese che, come nel caso del Montenegro, prevede un approccio dall’alto verso il basso, in cui le decisioni vengono prese a livello centrale e imposte alle popolazioni locali. Un altro progetto sotto l’egida del Belt and Road che è stato criticato dalla Commissione Europea è quello della Ferrovia Ungheria-Serbia con l’accusa di mancanza di trasparenza nelle procedure di gara e acquisti, nonché la presenza di linee di credito insostenibili per l’Ungheria e la Serbia caricate di pesanti debiti nei confronti della Cina.

In realtà, anche il Belt and Road parla di popolazioni e di collegamenti tra diversi popoli, ma si tratta di un’accezione molto diversa rispetto all’idea delle consultazioni popolari dell’UE, ovvero Pechino mira a creare scambi culturali e people-to-people. Inoltre, formalmente, l’iniziativa afferma che i progetti infrastrutturali non “cambieranno le pratiche altrui” e “si adatteranno alle usanze locali e alle norme basate sul rispetto reciproco”. Questo approccio teorico non sembra però essere messo in pratica nell’attuazione dei progetti, anche se i Paesi destinatari degli investimenti non sembrano percepire la Cina come una potenza che impone le sue ideologie agli altri.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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