Afghanistan: NATO ribadisce supporto a processo di pace

Pubblicato il 26 ottobre 2018 alle 6:01 in Afghanistan NATO

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Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha ribadito il supporto ad una soluzione politica pacifica del conflitto in Afghanistan. In particolare, Stoltenberg ha spiegato che, anche se la NATO non è coinvolta direttamente nei colloqui di pace, li supporta attraverso altre iniziative.

“Gli alleati NATO forniscono supporto, ma il contributo più grande al processo di pace è il messaggio inviati ai talebani e agli altri gruppi di insorti, ovvero che non potranno vincere sul campo”, ha affermato il segretario generale, aggiungendo che, al fine di sconfiggere i ribelli, le forze dell’alleanza atlantica addestrano e forniscono supporto all’esercito afghano, in modo tale da far comprendere ai talebani che l’unico modo per risolvere il conflitto è sedersi al tavolo dei negoziati. “Questo è il modo principale attraverso cui aiutiamo l’Afghanistan, favoriamo lo sviluppo delle capacità dell’esercito, addestriamo i suoi soldati e forniamo consulenza militare”, ha spiegato Stoltenberg. A suo avviso, un contatto diretto tra gli Stati Uniti ed i talebani potrebbe essere di aiuto, dal momento che Washington sta facendo tutto ciò che è in suo potere per risolvere il conflitto.

La NATO è intervenuta in Afghanistan nel 2003, per supportare l’intervento americano, iniziato nel 2001, per eliminare la minaccia terroristica e stabilizzare il Paese asiatico. Durante un summit dei ministri della Difesa della NATO a Bruxelles, tenutosi l’8 e il 9 novembre 2017, il segretario generale ha reso noto che l’alleanza atlantica avrebbe aumentato le truppe in Afghanistan da 13.000 a 16.000. Tale decisione è stata presa in linea con la nuova strategia americana nel Paese asiatico, annunciata da Trump il 21 agosto 2017, con l’obiettivo di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione e stabilizzare il governo di Kabul. La notizia, tuttavia, è stata accolta con poco entusiasmo dagli ufficiali americani, i quali si aspettavano un maggiore impegno da parte dell’alleanza atlantica. In particolare, Washington ha dichiarato di temere che i Paesi membri della NATO non rispettassero le proprie promesse inviando meno truppe di quelle previste.

Oltre alla missione NATO Resolute Support, in Afghanistan è attiva l’Operazione Freedom’s Sentinel, missione americana che opera nel Paese asiatico in coordinazione con la Resolute Support, facente parte, invece, della missione permanente della NATO in Afghanistan. La Freedom’s Sentinel è stata lanciata, sotto l’amministrazione Obama, l’1 gennaio 2015, quando gli Stati Uniti hanno concluso 13 anni di operazioni militari in Afghanistan sotto l’Operazione Enduring Freedom. L’Operazione Freedom’s Sentinel è stata lanciata su invito del governo afghano e con il sostegno del popolo afghano per mantenere una limitata presenza militare americana sul territorio, allo scopo di preservare i progressi conseguiti nel Paese. Duplice l’obiettivo dell’Operazione: portare avanti l’attività di addestramento, consulenza e assistenza alle forze afghane, e l’attività di antiterrorismo contro ciò che restava di Al Qaeda.

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Diciassette anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia dei militanti afghani. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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