Il Medio Oriente che minaccia l’Europa

Pubblicato il 26 ottobre 2018 alle 19:31 in Europa Medio Oriente

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Le sfide relative alla sicurezza europea sono in molti modi legate ai conflitti mediorientali, specialmente al maggiore tra questi:  lo scontro tra Iran e Arabia Saudita. Le guerre per procura  in Yemen, Siria e Iraq sono in grado di sconvolgere gli equilibri mondiali e questa tendenza rischia di minare gli interessi e la sicurezza dell’intero continente europeo.

La guerra fredda tra Riad e Teheran si è spinta così lontano che i Paesi si stanno sfidando a vicenda in quasi tutti i campi possibili, trasferendo la rivalità in quasi ogni angolo del Medio Oriente e oltre. Il quotidiano The New Arab analizza come gli scontri tra queste due potenze possano influenzare l’Europa. Nonostante la tendenza sempre maggiore ad impegnarsi in Medio Oriente, secondo il quotidiano, la capacità diplomatica europea di avere un impatto sulla regione sono molto discutibili. Con poche eccezioni, l’Europa non ha svolto un ruolo pro-attivo di politica estera in Medio Oriente, sia per quanto riguarda il conflitto libico, siriano, yemenita e israelo-palestinese. Questa inattività rischia di peggiorare la sua posizione nello scacchiere mondiale.

La rivalità tra Arabia Saudita e Iran è stata uno dei principali fattori di conflitto in Medio Oriente, considerata la crescente violenza tra le comunità sunnita e sciite. Le loro battaglie per procura e lotta per la leadership del mondo musulmano continuano ad insanguinare la regione. La rivalità, a sua volta, sarebbe alimentata dall’interventismo straniero, che porta gli attori statali e non statali, coperti da un supporto palese o segreto a perseguire i propri interessi, spesso manipolando i sentimenti religiosi. Entrambi i Paesi si considerano leader indiscutibili delle loro confessioni religiose: l’Iran sostiene di rappresentare gli sciiti del mondo e l’Arabia Saudita afferma di rappresentare i sunniti. La rivalità assume, in questo caso, un tono religioso profondo, che rende questa divisione molto più violenta.

Gli europei fino ad ora si sono rifiutati di schierarsi apertamente nel conflitto, sebbene abbiano stretto legami commerciali e di sicurezza più stretti con Riad. Gli stati chiave del vecchio continente hanno da sempre espresso la loro preoccupazione riguardo le politiche regionali dell’Iran. Questi, infatti, si oppongono fermamente a ciò che percepiscono come il ruolo destabilizzante dell’Iran in Siria, al sostegno delle milizie sciite in Libano e in Iraq e al sostegno per i combattenti Houthi nello Yemen. Nonostante ciò, negli ultimi dieci anni, l’Iran ha creato con successo una vasta rete di alleati regionali statali e non statali, per lo più tra la popolazione sciita. Secondo alcuni analisti, poichè l’Iran sarebbe incapace di mantenere il passo nella corsa agli armamenti con l’Arabia Saudita e Israele e ha deciso di adottare tattiche di guerra asimmetrica, per affrontare tale squilibrio di potere. Alleati come Hezbollah ne sono l’esempio. Grazie a questi, infatti, Teheran può mantenere la capacità di colpire i suoi nemici a distanza e quindi scoraggiare gli attacchi diretti. Inoltre, l’Iran ha fatto in modo di mantenere un programma missilistico che funge da ulteriore deterrente contro l’attacco diretto di nemici regionali più pesantemente armati. 

L’accresciuta influenza regionale dell’Iran ha notevolmente contribuito ad un cauto riavvicinamento tra il blocco degli Stati sunniti e Israele, che condividono la convinzione comune che l’Iran debba essere affrontato con la forza. La loro posizione è stata fortemente incoraggiata dall’attuale amministrazione statunitense e dal presidente americano Trump, che considera l’Iran la principale minaccia all’ordine regionale per gli Stati Uniti. Il blocco sunnita anti-Iran ha, infatti, accolto con favore il collasso dell’accordo nucleare iraniano e lo ha interpretato come un segnale per attuare una politica di contrasto netto all’Iran. Ciononostante, l’Europa ha rifiutato questa linea dura e ha sottolineato numerose volte che non approva l’approccio statunitense, poiché questo rischia di complicare ulteriormente la situazione, portando a una maggiore instabilità nella regione.

Quindi, da una parte, gli europei condividono preoccupazioni arabe e israeliane sull’influenza e sui crescenti guadagni iraniani nella regione. Tuttavia, dall’altra, il vecchio continente si è mostrato piuttosto scettico riguardo ai metodi e alle politiche del blocco anti-Iran, specialmente nel caso della guerra in Yemen. In effetti, le sfide alla sicurezza europea sono in molti modi legate ai conflitti mediorientali e ai disaccordi sempre più gravi con l’amministrazione USA, specialmente dopo l’abbandono unilaterale dell’accordo nucleare iraniano. Per rispondere a queste sfide, molti suggeriscono che l’Europa debba ridefinire le proprie posizioni e svolgere un ruolo più efficace nel disinnescare le tensioni regionali. Ma la domanda rimane: l’Europa ha abbastanza potenziale per raggiungere questo obiettivo? Secondo Thierry Coville, ricercatore presso l’IRIS (centro di ricerca francese per gli Studi Internazionali e Strategici) questo è possibile, ma solo nel lungo termine. Nel breve termine, invece, il principale obiettivo europeo è quello di preservare l’accordo sul nucleare iraniano, salvandosi dalle sanzioni. “La strategia europea riguardo l’accordo sul nucleare sarà il test per la politica estera europea nella regione: se l’UE è in grado di mantenere l’Iran nell’accordo, questo sarebbe il segnale che l’Europa inizia a essere un attore importante nella regione”, ha dichiarato a New Arab.

Tuttavia, finora, l’Europa è stata un “intermediario” piuttosto impotente e inefficiente nella regione. Ciò è piuttosto sorprendente, data l’interdipendenza tra Europa e Medio Oriente e la loro vicinanza geografica. Inoltre, le continue violenze nella regione hanno già profondamente colpito l’Europa, attraverso i flussi di rifugiati e la diffusione dell’estremismo sul territorio dell’Unione, una minaccia alla sua sicurezza di base del continente. Di conseguenza, questi eventi hanno anche causato cambiamenti molto importanti nel panorama sociale e politico europeo, creando un terreno fertile per l’ascesa di movimenti populisti e di estrema destra in quasi ogni angolo del continente. La mancanza di una volontà politica europea di svolgere un ruolo di guida nella regione insieme ad una politica estera incerta verso il Medio Oriente e le sue problematiche danneggiano notevolmente la credibilità dell’Europa nella regione.

Secondo Coville, c’era qualche speranza che il nuovo presidente francese avrebbe optato per una politica più equilibrata nei confronti dell’Iran e dell’Arabia Saudita. Tuttavia, secondo il quotidiano, non abbiamo visto molto di questo fino ad ora, anzi la Francia sembrerebbe ancora più vicina all’Arabia Saudita. Coville, da parte sua, è convinto che questo potrebbe cambiare se l’UE dimostrerà la sua capacità di “salvare” il JCPOA. I moderati in Iran vedono ancora l’Europa come un giocatore abbastanza forte da resistere alle forti pressioni degli Stati Uniti e capace di mantenere buone relazioni economiche con l’Iran. Questo potrebbe servire da trampolino di lancio per le ulteriori azioni del vecchio continente, che potrebbe svolgere il ruolo di mediatore di pace tra Iran e Arabia Saudita. Dopotutto, a differenza degli Stati Uniti, l’Europa ha un chiaro vantaggio: un buon rapporto con tutti gli attori regionali. Tuttavia, se l’Europa non intraprenderà un’azione decisiva, sarà facilmente superata da altri attori come Russia, Turchia e Cina. La mancanza di un tale coraggio politico che gli permetta di far fronte alle forti tensioni in Medio Oriente potrebbe causare conseguenze estremamente rilevanti, anche e sopratutto nello stesso continente europeo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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