Ministro degli Esteri francese in visita in Tunisia

Pubblicato il 24 ottobre 2018 alle 7:41 in Francia Tunisia

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Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, è stato in visita ufficiale in Tunisia, il 21 e 22 ottobre, per confermare e rafforzare l’amicizia e la fiducia tra i due Paesi.

Secondo quanto riferito dal comunicato emesso dall’ambasciata francese a Tunisi, Parigi supporta le riforme in corso nel Paese nordafricano per consolidare la transizione politica ed economica. Le Drian ha riferito che, nel corso dei colloqui con il presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, e con il premier Youssef Chahed, è stata affrontata la questione della sicurezza e della lotta al terrorismo.

La visita di Le Drian fa parte dell’impegno bilaterale concordato il 31 gennaio scorso tra il leader tunisino e il presidente francese, Emmanuel Macron. Nell’occasione, la Francia ha annunciato che avrebbe fornito 272 milioni di euro al Paese nordafricano per favorire la transizione democratica. In particolare, 177 milioni di euro del finanziamento sarebbero stati investiti affinché il governo tunisino attuasse riforme settoriali e favorisse lo sviluppo urbano, mentre 50 milioni di euro sarebbero andati a sostenere l’economia digitale. Inoltre, è stata prevista la conversione di 30 milioni di euro del debito in progetti di sviluppo e, infine, una linea di credito del valore di 15 milioni per avviare le piccole e medie imprese.

“Il presidente Macron mi ha incaricato di assicurare il rispetto degli impegni presi, affinché la Tunisia completi la transizione politica ed economica”, ha dichiarato Le Drian.

La Tunisia è l’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011. Tuttavia, tale transizione è stata frenata da problemi economici che hanno causato diverse proteste. Lo scorso 7 gennaio, i cittadini tunisini sono scesi in piazza in almeno dieci città per manifestare contro le misure di austerity, che hanno causato l’aumento delle tasse e dei prezzi, imposte dal governo tunisino per ridurre il deficit crescente e contrastare la crisi economica. Il primo gennaio è entrata in vigore una nuova legge finanziaria che ha fatto innalzare i prezzi del gasolio, di alcuni beni e anche le tasse su numerosi beni e servizi, tra cui le automobili, le linee telefoniche e di internet. Il governo aveva assicurato che gli aumenti avrebbero interessato soltanto i beni di lusso e non quelli di prima necessità o alimentari.  

Nonostante ciò, le manifestazioni si sono protratte per cinque giorni consecutivi, tanto che, la notte tra il 10 e l’11 gennaio, più di 300 manifestanti sono stati arrestati e l’esercito è stato schierato in alcune città dove le proteste si erano fatte particolarmente violente. Il 14 gennaio, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione dei Gelsomini, che sette anni prima aveva portato alla caduta del regime del presidente Zine El-Aibidine Ben Ali, le manifestazioni sono ricominciate in diverse parti del Paese. I principali partiti dell’opposizione sono scesi in piazza insieme a coloro che da giorni protestavano contro la situazione economica del Paese. La polizia tunisina è intervenuta lanciando gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Il 6 ottobre, il presidente Essebsi ha esteso lo stato di emergenza fino al 6 novembre, a causa delle tensioni politiche in vista delle elezioni presidenziali del 2019. Lo stato di emergenza è stato proclamato per la prima volta il 24 novembre 2015 in seguito a una serie di attacchi rivendicati dall’ISIS. Da allora, tale condizione è stata prolungata diverse volte, di cui la penultima lo scorso maggio. Sotto lo stato di emergenza le forze di sicurezza acquisiscono poteri eccezionali, come quello di bandire le riunioni, gli scioperi e tutte le altre attività che potrebbero causare disordini. Tra le misure sono incluse alcune direttive che permettono alle forze di sicurezza di prendere il controllo della stampa.

La visita di Le Drian ha seguito quella del ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, che si è recato in Tunisia il 27 settembre. Nell’occasione, il capo del Viminale ha confermato il supporto italiano al Paese nordafricano e, insieme ai leader tunisini, ha concordato la lotta congiunta all’immigrazione irregolare e ai trafficanti di esseri umani.

Italia e Francia sono in competizione per estendere la propria influenza sul Nord Africa, soprattutto in Libia, dove Roma ha stretti rapporti con le autorità di Tripoli, appoggiato dall’Onu, ed è l’unico Stato occidentale ad aver riaperto la propria ambasciata nella capitale libica. La Francia, invece, è ritenuta più vicina al generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, osstenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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