Il fallimento dell’ISIS in Myanmar e Thailandia

Pubblicato il 24 ottobre 2018 alle 12:30 in Myanmar Thailandia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Thailandia e il Myanmar sono due Paesi dove i musulmani hanno a lungo affrontato persecuzioni e intrapreso insurrezioni. Tuttavia, nonostante la vastità del supporto ricevuto dall’ISIS nel mondo, lo Stato Islamico non è riuscito a stabilirsi in questi Paesi. Ecco perchè. 

Quattro anni fa, l’ascesa del gruppo dello Stato Islamico ha scioccato il mondo. Quando i militanti jihadisti hanno preso la città irachena di Mosul, la città siriana di Raqqa e hanno stabilito la propria influenza dall’Afghanistan alla Libia, in molti hanno aderito all’ideologia radicale del gruppo. Personalità religiose prominenti dalla Nigeria alle Filippine hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico, ma non in Thailandia e neanche in Myanmar, dove i ribelli musulmani stanno combattendo le forze armate per il rispetto dei diritti umani. Considerato che l’ISIS interviene in conflitti analoghi, in Kashmir e nel Mindanao, la sua assenza in Myanmar e in Thailandia sembra sorprendente. Il quotidiano The New Arab riassume le teorie di alcuni esperti di Sudest asiatico al riguardo. 

“Diversi fattori spiegano perché la presenza dell’ISIS nel Sud-Est asiatico sia stata limitata, alcuni di questi riguardano la mancanza di tempo e di impegno in loco”, ha dichiarato la dottoressa Vanda Felbab-Brown, della Brookings Institution. “L’originale sforzo di proselitismo dell’ISIS si è concentrato sul Medio Oriente, quando il gruppo è cresciuto lo sforzo è diminuito e nella regione si è concentrato sull’Asia sud-orientale”. Il dottor Zachary Abuza, professore al National War College e autore di “l’Islam Militante nel sud-est asiatico”, crede che la risposta più semplice sia il razzismo. Secondo Abuza, il fondamentalismo islamico avrebbe un approccio “molto condiscendente verso Asiatici del Sudest”. Le differenze, quindi, giocano un ruolo importante nel fallimento dello Stato Islamico nella regione. 

Da parte loro, inoltre, i ribelli musulmani in Myanmar e in Thailandia hanno scarso interesse ad associarsi a un’organizzazione terroristica di stampo occidentale, guidata da militanti arabi mediorientali. I Rohingya, la più grande minoranza musulmana del Myanmar, hanno avuto la tendenza a cercare il sostegno della comunità internazionale e non hanno mai mostrato segni di simpatia per l’ISIS. Gli insorti tailandesi malesi si presentano come impegnati in una guerra di indipendenza per la regione storica di Patani. Nel rapporto “Jihadism in Southern Thailand: A Phantom Menace”, l’International Crisis Group ha espresso il dubbio che l’ISIS possa consolidarsi nel sud della Thailandia. Tuttavia, la prospettiva sembra irrealistica, anche per una differenza di finalità. Le campagne dei ribelli di questa regione si concentrano su problematiche locali, non sull’obiettivo millenario di stabilire un califfato mondiale.

Questa realtà limita la capacità dell’ISIS di fare proselitismo in Myanmar o in Thailandia, ma anche gli errori dello Stato Islamico nella regione sono importanti da sottolineare. Quando alcuni gruppi jihadisti del sud-est asiatico avevano cominciato a fare appello all’ISIS, nei primi tempi del califfato, questi sono raramente stati presi in considerazione dalla leadership dei militanti di Raqqa. “Nel 2014, quando gli estremisti del sud-est asiatico iniziarono a giurare fedeltà al gruppo, l’ISIS non aveva bisogno di loro”, ha riferito Abuza. “L’ISIS stava crescendo così rapidamente e il Sud-est asiatico era così periferico. Ci sono voluti due anni prima che lo Stato Islamico iniziasse a curarsi delle promesse di fedeltà dei gruppi del sud-est asiatico e non mostrò alcun interesse nel dichiarare la creazione di una provincia asiatica del califfato”. 

Quando le perdite dello Stato Islamico in Iraq e in Siria sono cominciate ad aumentare, i militanti hanno iniziato a fare maggiore affidamento sui loro affiliati in Africa e in Asia, per mostrare che potevano ancora mettere in atto attacchi a proprio nome. “L’Asia sud-orientale sta diventando più importante per l’ISIS, ora che ha perso la maggior parte del territorio in Medio Oriente”, ha suggerito Abuza. La battaglia di Marawi, durante la quale l’ISIS ha controllato una città filippina per cinque mesi, è iniziata dopo che la coalizione guidata dagli americani ha riconquistato la maggior parte delle roccaforti jihadiste in Iraq e in Siria. Gli osservatori hanno notato altri segnali secondo i quali lo Stato Islamico sta ridefinendo le proprie priorità nel Sud-est asiatico.

Nel maggio 2017, la Royal Malaysia Police ha catturato parte di una cellula dell’ISIS che contrabbandava armi dalla Thailandia meridionale per condurre attacchi in Malesia. Il mese successivo, il comandante delle forze armate indonesiane, Gatot Nurmantyo, ha ammesso che l’ISIS controllava diverse cellule in tutta l’Indonesia. “In posti come l’Afghanistan e la Nigeria, la decisione di associarsi allo Stato Islamico veniva presa da gruppi locali che si erano separati dalle loro organizzazioni originali, come i Talebani o Boko Haram, o che erano stati espulsi dalla loro organizzazione madre”, ha riferito Felbab-Brown. “L’ISIS non arrivava a mandare i suoi emissari così lontano – piuttosto erano gli attori locali che cercavano sostegno. Tuttavia, con il deflusso di combattenti dal Medio Oriente, anche verso il Sud-Est asiatico, l’ISIS potrebbe intensificare il suo proselitismo in questa regione”. 

In tale caso, lo Stato Islamico dovrà affrontare una serie di sfide in Myanmar e in Thailandia, ma alcuni analisti suggeriscono che potrebbe colpire entrambi i Paesi, in futuro. Infatti, l’ISIS vuole disperatamente mostrare ai propri seguaci che rimane un movimento globale, in grado di combattere gli infedeli e instaurare la Ummah. Ad aprile, un noto funzionario malese ha dichiarato a Channel NewsAsia che un ribelle malese thailandese voleva fondare una cellula dello Stato Islamico nel sud della Thailandia. Un quotidiano locale ha, inoltre, riferito che l’ISIS sta reclutando i malesi per combattere in Myanmar. “L’Asia sud-orientale è diventata centrale per la comunicazione del gruppo e ora che l’ISIS ha modificato le proprie aspirazioni e punta all”insurrezione globale, il Sud-est asiatico è aumentato di importanza”. Mentre il cuore del califfato crolla in Medio Oriente, i militanti sono alla ricerca di nuove opportunità nel sud-est asiatico. Secondo gli analisti, il Myanmar e Thailandia farebbero bene a prepararsi.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.