Naufragio al largo della Turchia: 2 bambini perdono la vita

Pubblicato il 22 ottobre 2018 alle 14:28 in Immigrazione Turchia

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Un naufragio al largo della costa occidentale della Turchia, vicino a Bodrum, è costato la vita a 2 bambini. L’imbarcazione, sulla quale viaggiavano circa 50 stranieri, ha iniziato a imbarcare acqua ed è affondata la mattina presto di lunedì 22 ottobre. Complessivamente, 17 persone sono state salvate, mentre altre 3 hanno raggiunto la costa a nuoto. Sono in corso ancora ricerche per trovare il resto dei passeggeri.

La rotta migratoria dalla Turchia all’Europa ha registrato una forte crescita dall’inizio del 2018. A fine luglio, Ansamed aveva riferito che, da gennaio a luglio 2018, la Guardia Costiera turca aveva fermato 14.470 persone che tentavano di raggiungere le rive europee, senza documenti regolari. Si è trattato di un aumento del 60% rispetto ai 9.152 migranti che nello stesso periodo del 2017 hanno cercato di andare in Europa. La maggior parte degli stranieri, pari a 13.336, è stata sorpresa nel mar Egeo, in procinto di sbarcare sulle isole greche, mentre i restanti sono stati individuati nel mar Nero e nel Mediterraneo. Il mese che ha registrato il numero più alto di tentativi in quel periodo è stato maggio, con più di 3.000 fermati.

La chiusura della rotta balcanica, avvenuta con la firma di un accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, il 18 marzo 2016, avrebbe dovuto arrestare il traffico di esseri umani e l’immigrazione illegale. Tale accordo, tuttavia, non ha prodotto gli effetti sperati in quanto, già il 14 febbraio 2017, Amnesty International aveva pubblicato un reclamo, in cui denunciava la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, si trovavano ancora in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. A tale proposito, Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, definì l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”. I migranti che sono arrivati sulle isole greche in seguito all’accordo con la Turchia possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dal primo gennaio al 17 ottobre 2018, sono giunti in Europa via mare 91.093 migranti. Nello stesso periodo, il numero di morti ammonta a 1.852, di cui 152 lungo la tratta del Mediterraneo Orientale, 1.267 lungo la rotta del Mediterraneo centrale e 433 lungo la rotta del Mediterraneo occidentale. Si tratta di cifre minori rispetto a quelle registrate nei primi 10 mesi del 2017, quando sbarcarono in Europa 145.193 stranieri e ne morirono in mare 2.883.

Secondo quanto riportato da Frontex, l’agenzia della Guardia Costiera e di frontiera dell’Unione Europea, a settembre, lungo la rotta del Mediterraneo orientale le entrate irregolari sono diminuite del 25% rispetto allo stesso mese del 2017. Nonostante tale diminuzione, spiega Frontex, il numero di migranti intercettato nel tentativo di oltrepassare le frontiere è aumentato significativamente a causa della maggiore pressione migratoria dalla Turchia. Nei primi nove mesi del 2018, tale cifra è cresciuta del 40%. Soltanto nel corso della settimana passata, le autorità turche hanno fermato oltre 7.000 migranti che stavano cercando di oltrepassare la frontiera con l’Unione Europea, o di entrare nel territorio nazionale senza documenti. Le principali nazionalità di migranti che percorrono la rotta orientale sono siriana e irachena, seguita da quella afghana.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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