Rep. Dem. Congo: attacco dei ribelli, 13 morti e decine di bambini rapiti

Pubblicato il 21 ottobre 2018 alle 16:47 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Un gruppo di ribelli congolesi ha ucciso 13 civili e sequestrato decine di minori in un attacco rivolto contro il luogo considerato l’epicentro dell’ultima epidemia letale di Ebola, ha riferito l’esercito del Paese.

Tra sabato 20 e domenica 21 ottobre, i militanti delle Forze democratiche alleate, il gruppo armato più violento al momento operativo nella regione, hanno scagliato un attacco contro la periferia di Beni, nel Kivu del Nord, area considerata l’epicentro dell’epidemia di Ebola in Congo. Nell’assalto, che ha preso di mira anche alcune posizioni dell’esercito nazionale, sono morti 13 civili; il gruppo ha inoltre rapito decine di bambini. Gli abitanti di Beni, in segno di rabbia verso i recenti attacchi dei ribelli, nella mattina di domenica hanno trasportato 4 delle 13 salme presso l’edificio municipale locale, dove la polizia ha disperso la collerica folla con i lacrimogeni.

Il rapimento di bambini dietro riscatto è un fenomeno relativamente recente nella regione del Kivu del Nord. Almeno 215 bambini sono stati sequestrati nella provincia nel 2017 e altri 34 sono stati uccisi, secondo un’associazione volta alla tutela dei minori citata dal quotidiano The Guardian.

I ribelli delle cosiddette Forze democratiche alleate, negli ultimi anni, hanno ucciso centinaia di civili congolesi, e si tratta solo di uno dei molteplici gruppi di insurrezionalisti attualmente attivi nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Il mese scorso, a causa degli attacchi dei ribelli, le autorità hanno dovuto sospendere per vari giorni le operazioni per contenere la diffusione dell’epidemia in seguito a un’aggressione mortale operata dai ribelli. Da allora a oggi, i rapporti sul caso mostrano che i casi di Ebola nell’area sono più che raddoppiati.

Già venerdì 5 ottobre, un precedente attacco ribelle, del gruppo dei Mai-Mai, condotto contro una postazione dell’esercito nell’est della Repubblica Democratica del Congo aveva causato la morte di 6 persone, di cui 2 civili e 4 soldati dell’esercito. I ribelli erano usciti all’improvviso dalla foresta aprendo il fuoco sul team disarmato presso l’entrata della città di Butembo, aveva reso noto il Ministero della Salute. I civili facevano parte di una équipe di medici che tentava di assistere la regione e contenere l’epidemia in corso. Si tratta del primo caso di aggressione contro agenti sanitari da parte dei ribelli congolesi.

I Mai-Mai comprendono una serie di bande armate createsi per contrastare l’invasione del Ruanda nel corso degli anni Novanta. Da allora, tali gruppi sono mutati, trasformandosi in milizie etniche, talvolta entrando a far parte di reti di trafficanti e criminali.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, la Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha spinto più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3.000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. La situazione è talmente grave che, oltre agli scontri continui, nel Paese sono diffuse pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato. Tajudeen Oyewale, rappresentante dell’UNICEF per la Repubblica Democratica del Congo, ha riferito che complessivamente 850,000 bambini sono stati dispersi nel corso delle violenze. Il 20 marzo, le Nazioni Unite hanno condannato le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo per le uccisioni compiute durante operazioni illegali e ingiustificate per sedare le proteste durante il 2017 e nei primi mesi del 2018. Secondo quanto riferito dall’ufficio per i Diritti Umani dell’Onu, le autorità congolesi hanno fatto ricorso all’uso della forza contro i manifestanti, cercando di insabbiare le violazioni dei diritti umani nascondendo i cadaveri delle vittime. Il presidente Kabila ha sempre smentito le accuse.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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