Maldive: Corte Suprema respinge petizione di Yameen, Solih confermato nuovo presidente

Pubblicato il 21 ottobre 2018 alle 14:34 in Asia Maldive

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La Corte Suprema delle Maldive ha ricusato la richiesta del presidente uscente, Abdulla Yameen, di annullare i risultati delle elezioni presidenziali tenute a settembre, confermando la vittoria di Ibrahim Mohamed Solih.

Domenica 21 ottobre, i giudici hanno respinto le rimostranze di Yameen, secondo il quale il voto sarebbe stato truccato, e si sono rifiutati di aprire un’indagine per presunta frode, secondo quanto riportato da un avvocato dell’opposizione e dai media locali. Le elezioni, tenutesi il 23 settembre, avevano visto trionfare Solih con un margine del 16%. Inizialmente, il presidente uscente aveva accettato la sconfitta, ma in un secondo momento aveva chiesto ai suoi sostenitori di protestare e, l’11 ottobre, aveva fatto ricorso alla Corte Suprema contro gli esiti elettorali, accusando i funzionari elettorali di utilizzare inchiostro svanente e schede elettorali false per manipolare il voto a favore di Solih. La Corte Suprema ha stabilito che non ci sono prove a favore di queste dichiarazioni e che qualsiasi problematica con il processo elettorale non avrebbe avuto grosse ripercussioni sull’esito, considerato il margine di vittoria di Solih.

Centinaia di persone, riunite all’esterno della Corte Suprema, hanno richiesto l’arresto di Yameen non appena è stato pronunciato il verdetto. A differenza delle altre udienze del caso, i sostenitori del partito al potere uscente non si sono riuniti al di fuori del tribunale. Gli Stati Uniti, che avevano minacciato di imporre sanzioni sulle Maldive se il Paese non avesse tenuto elezioni libere, ha accolto con favore la decisione dei giudici.

Le elezioni presidenziali alle Maldive si erano tenute in un clima di tensione. Il voto del 23 settembre era stato considerato un referendum sulla democrazia.  Yameen mirava ad essere eletto nuovamente, con la promessa di favorire lo sviluppo economico delle Maldive, dopo un mandato caratterizzato da accuse di abusi e corruzione. Durante il proprio mandato, infatti, il leader aveva incarcerato o costretto all’esilio quasi tutti i rivali politici, bandendo altresì le proteste, sospendendo il Parlamento e dichiarando per due volte lo stato di emergenza nel Paese. Inoltre, Yameen aveva fatto uscire le Maldive dal Commonwealth, nel 2016, e aveva migliorato le relazioni con la Cina e l’Arabia Saudita, che hanno entrambe finanziato le infrastrutture dello Stato. Da parte sua, il candidato dell’opposizione Solih, invece, si era impegnato per riportare la democrazia e rilasciare i dissidenti incarcerati, tra i quali figura il fratellastro di Yameen, Maumoon Abdul Gayoom.

Le Maldive, abitate da circa 400 mila persone e nota località turistica e balneare, hanno sperimentato un periodo di agitazione politica sin da quando Mohamed Nasheed, il primo leader del Paese a essere eletto democraticamente, nel 2008, era stato obbligato a dimettersi dalle forze dell’ordine, in seguito a un ammutinamento e golpe della polizia, nel 2012. Poco dopo l’annuncio delle sue dimissioni forzate, il vice di Nasheed, Mohammed Waheed Hassan, aveva giurato come nuovo presidente delle Maldive. Nasheed si era ricandidato alle presidenziali del 2013, ma era stato sconfitto al ballottaggio da Yameen.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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