Londra: in migliaia in piazza per rivotare la Brexit

Pubblicato il 21 ottobre 2018 alle 11:18 in Europa UK

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Centinaia di migliaia di cittadini britannici pro-UE sono scesi a protestare, sabato 20 ottobre, nelle strade di Londra, in quella che finora è stata la più grande manifestazione volta a chiedere al governo un nuovo voto sulla Brexit.

I manifestanti hanno sventolato bandiere blu e gialle dell’Unione Europea e striscioni su cui svettava il logo “Bollocks to Brexit” (“Col cavolo la Brexit!”) per richiedere un secondo referendum sull’eventuale accordo con il quale il Regno Unito lascerà il blocco dei 28 Paesi membri. James McGrory, uno degli organizzatori della marcia, ha affermato che i votanti dovrebbero avere il diritto e la possibilità di cambiare idea, in quanto si tratta di una decisione che avrà un enorme impatto sulle loro vite per intere generazioni. “La gente pensa che le trattative per la Brexit siano un totale casino, non hanno fiducia che il governo mantenga le promesse fatte, in parte perché non possono essere mantenute”, ha spiegato.

Durante la manifestazione, alcuni cittadini filo-UE hanno mostrato slogan con frasi come “Brexit schiappa”, “Tempo di una sterzata verso l’UE”, e “Europei e fieri di esserlo”. Gli organizzatori hanno reso noto che hanno preso parte all’evento circa 700mila persone, rendendolo di fatto il più grande raduno britannico contro la Brexit e il più grande raduno inglese in generale dopo quello contro la guerra in Iraq del 2003. Inizialmente gli organizzatori si sono riuniti vicino a Hyde Park, e hanno poi marciato lungo Downing Street, arrivando fuori dall’edificio parlamentare, dove hanno ascoltato vari politici appartenenti a tutti i principali partici politici nazionali.

Contemporaneamente nella giornata di sabato, a Belfast, nell’Irlanda del Nord,  si sono riuniti circa 2mila cittadini per manifestare agli stessi fini. Brendan Heading, un informatico 39enne, si è detto preoccupato circa la decisione del Paese di lasciare l’Unione Europea, in quanto ciò danneggerebbe l’economia nazionale e potrebbe portare anche, in ultima istanza, a una frattura interna al Regno Unito. “Sento che la Brexit minaccia la prosperità e la stabilità. Il popolo dovrebbe avere l’opportunità di votare per una soluzione alternativa sulla base di quanto di nuovo sappiamo allo stato attuale”.

Anche i manifestanti favorevoli alla scissione dall’UE hanno organizzato un raduno, il quale si è tenuto nella cittadina di Harrogate, nell’Inghilterra settentrionale. Richard Tice, vicepresidente di “Leave Means Leave” nonché uno degli oratori all’evento, ha descritto come “perdenti” coloro che manifestavano a favore di un nuovo referendum, affermando che un simile scenario rischierebbe di scatenare una crisi costituzionale: “Abbiamo già votato, e abbiamo votato di andarcene, l’idea di un secondo referendum sarebbe incredibilmente dannosa. La gente non deve farsi illusioni su come si sente la popolazione riguardo a una cosa che sfocerebbe potenzialmente in un tradimento totale della democrazia del nostro Paese”.

La manifestazione chiude un’altra settimana difficile per il primo ministro britannico, Theresa May, la quale non è riuscita per la seconda volta a strappare un accordo concreto e definitivo ai leader dell’UE a Bruxelles. Ciò ha sobillato violente reazioni contrarie all’interno del suo stesso partito conservatore. La Brexit dovrebbe diventare legalmente ufficiale e vincolante tra 5 mesi, ma allo stato attuale non vi sono ancora accordi commerciali chiari tra il Paese e i membri del blocco europeo.

Già il 21 settembre, May aveva richiesto che i leader dell’Unione Europea avanzassero nuove proposte in merito alla Brexit, dichiarando che le trattative si trovavano in un momento di stallo, dopo gli ultimi piani esposti da Londra. In seguito a tale dichiarazione, il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, aveva spiegato che i risultati dell’analisi europea del piano Chequers, presentato e respinto durante il summit di Salisburgo del 20 settembre, erano noti da molte settimane. L’UE aveva respinto tale proposta in quanto avrebbe frammentato il mercato unico. “Se l’Unione Europea pensa che rifiutando tutte le proposte del Regno Unito alla fine ci arrenderemo, accettando l’opzione della Norvegia o rimanendo nel blocco europeo, allora si è fatta un’idea sbagliata del popolo britannico” aveva spiegato il ministro degli Esteri inglese, Jeremy Hunt. L’Unione Europea, in occasione dell’incontro di Salisburgo, aveva proposto o l’adozione, da parte del Regno Unito, dello stesso accordo di associazione della Norvegia, o che la relazione di Londra con l’Unione Europea venga regolata da un contratto commerciale simile a quello che il blocco europeo ha con il Canada. La May aveva respinto entrambe le proposte.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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