Stati Uniti: possibile invio di navi da guerra nello Stretto di Taiwan

Pubblicato il 20 ottobre 2018 alle 11:53 in Taiwan USA e Canada

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Gli Stati Uniti stanno considerando di mandare alcune navi da guerra attraverso lo Stretto di Taiwan, in una missione volta a garantire il libero passaggio in quell’area strategica, rischiando tuttavia di aumentare le tensioni con la Cina. Pechino, infatti, considera Taiwan una sua provincia e sta aumentando le pressioni per assicurare la sua sovranità sull’isola.

Nonostante l’ordine di un nuovo passaggio nello Stretto di Taiwan, Washington ha cercato di spiegare a Pechino che le sue politiche con Taipei non sono cambiate. Il segretario della Difesa statunitense, Jim Mattis, giovedì 18 ottobre, in occasione di un summit sulla sicurezza in Asia tenutosi a Singapore, ha personalmente rassicurato il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe, che gli Stati Uniti non hanno modificato la loro politica con Taiwan, “la politica di una sola Cina”.

Il principio “una sola Cina” riconosce l’unità territoriale della Cina, nonostante la presenza di due governi distinti. A livello internazionale, con la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite del 1971, è stato sancito il riconoscimento del governo di Pechino come unico rappresentante dell’intera Cina, compresa l’isola di Taiwan. Il principio è stato riconosciuto anche dagli Stati Uniti nel 1979, quando i rapporti diplomatici tra Pechino e Washington vennero ufficialmente allacciati. Gli Stati Uniti non hanno relazioni formali con Taipei, ma vi sono legati da una legge che prevede che Washington aiuti l’isola a difendersi, oltre a essere la fonte principale di armi di Taiwan. Infatti, il Pentagono ha dichiarato che, dal 2010, sono stati venduti 15 miliardi di dollari di armi all’isola.

Una serie di funzionari statunitensi ha dichiarato che il passaggio di navi da guerra statunitensi nello Stretto di Taiwan è ancora poco frequente, sottolineando che è dal 2007 che una portaerei della Marina degli Stati Uniti non transita nell’area. A luglio 2018, invece, 2 cacciatorpedinieri erano transitati nelle acque internazionali dello Stretto, la prima operazione del genere da circa un anno. Pechino aveva risposto a tale avvenimento avvertendo gli Stati Uniti di non mettere in pericolo la pace e la stabilità nell’area strategica.

Le relazioni fra Cina e Stati Uniti sono diventate più tese nel 2018. Tra i due Paesi è in corso una guerra commerciale, che ha visto l’imposizione di dazi da parte di entrambe le potenze. La Cina, inoltre, sta aumentando la sue presenza militare nel Mar Cinese Meridionale, che rivendica come propria. Per quanto riguarda la relazione fra Stati Uniti e Taiwan, Pechino è preoccupata dell’apertura di Washington nei confronti di Taipei, soprattutto dopo l’inaugurazione della nuova ambasciata de facto a Taiwan e l’approvazione del Taiwan Travel Act, che incoraggia le visite dei funzionari statunitensi nell’isola.

Dal 2017, la Cina ha aumentato le esercitazioni militari nei pressi del territorio taiwanese, facendo decollare bombardieri e altri velivoli militari intorno all’isola e facendo passare le sue portaerei attraverso lo Stretto di Taiwan. A metà ottobre 2018, la presidentessa dell’isola, Tsai Ing-wen, ha dichiarato che Taipei aumenterà il budget per la difesa ogni anno, così da assicurare la sicurezza della propria sovranità e riprendere lo sviluppo domestico di sottomarini e aerei. “Le intimidazioni della Cina e le sue pressioni a livello diplomatico non sono rovinano le relazioni da entrambe le parti, ma mettono seriamente in pericolo la pacifica stabilità nello Stretto di Taiwan” ha dichiarato la presidentessa.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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