L’Arabia Saudita ammette l’uccisione di Khashoggi all’interno del suo consolato

Pubblicato il 20 ottobre 2018 alle 10:26 in Arabia Saudita Turchia

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L’Arabia Saudita ha ammesso che il giornalista Jamal Khashoggi è stato ucciso all’interno del suo consolato nella città turca di Istanbul, spiegando che l’uomo è morto in seguito a una rissa. Riad non ha tuttavia comunicato dove si trovi il corpo della vittima.

Gli esiti preliminari delle indagini hanno dimostrato che Khashoggi è morto in seguito a una lite scoppiata all’interno dell’edificio, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa SPA, sabato 20 ottobre. Il procuratore generale saudita, Sheikh Saud al-Mojeb, ha dichiarato che il giornalista è stato coinvolto in una discussione con le persone che aveva incontrato nel consolato e che la lite era sfociata in uno scontro fisico, che aveva portato alla morte dell’uomo. Tuttavia, l’Arabia Saudita non ha fornito alcuna prova per sostenere la veridicità di tali circostanze. “Le indagini sono ancora in corso e 18 cittadini sauditi sono stati arrestati” ha aggiunto il procuratore generale. Inoltre, il consigliere di corte, Saud al-Qahtani, e il vice capo dell’intelligence, Ahmed al-Asiri, sono stati entrambi licenziati.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di considerare credibile la spiegazione dell’Arabia Saudita riguardo la morte del giornalista, mentre altri Paesi occidentali non hanno accolto così favorevolmente le spiegazioni sull’accaduto fornite da Riad. Già prima dell’ammissione dell’Arabia Saudita, una serie di aziende si erano ritirate dalla conferenza relativa agli investimenti in territorio saudita, prevista per l’ultima settimana di ottobre, e lo stesso Trump aveva promesso “gravi conseguenze” se fosse stata verificata la responsabilità saudita. Il portavoce di Antonio Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite, aveva dichiarato di essere “profondamente turbato” dalla notizia, sottolineando la necessità di una indagine pronta, approfondita e trasparente riguardo la morte di Khashoggi, così da individuarne i responsabili.

Un funzionario saudita ha sottolineato che il principe del Paese, Mohammed bin Salman, che era stato criticato da Khashoggi nei suoi editoriali, non era a conoscenza dell’operazione che ha provocato la morte del giornalista. “Non era stato dato l’ordine di ucciderlo e nemmeno di rapirlo. Mohammed bin Salman non sa di questa operazione specifica e di certo non ha ordinato il rapimento o l’uccisione di nessuno” ha spiegato la fonte, rimasta anonima. Tuttavia, un analista statunitense del Medio Oriente, Aaron David Miller, ha spiegato che l’annuncio saudita è un tentativo di proteggere il principe, mentre altri funzionari statunitensi hanno dichiarato che sarebbe stato impossibile portare avanti un’operazione simile senza informare il principe.

Khashoggi, un editorialista del quotidiano statunitense The Washington Post che aveva criticato l’ascesa al potere del principe saudita, era scomparso il 2 ottobre, dopo essere entrato nel consolato di Istanbul per ottenere i documenti necessari per il suo matrimonio. In precedenza, i funzionari sauditi avevano negato l’uccisione di Khashoggi all’interno del consolato, insistendo che l’uomo aveva lasciato l’edificio prima di sparire nel nulla. Secondo i media turchi, il giornalista è stato ucciso da un gruppo di 15 persone fatto arrivare nel Paese appositamente per interrogarlo, torturarlo e ucciderlo. Nelle due settimane dopo la sparizione dell’uomo, l’intelligence turca aveva reso pubbliche una serie di registrazioni audio contenenti dettagli sulla morte dell’uomo, provando che Khashoggi era stato ucciso all’interno del consolato.

Nell’ultima settimana, gli investigatori turchi hanno ispezionato l’edificio del consolato e la residenza del console generale saudita. Venerdì 19 ottobre è stato interrogato lo staff, mentre continuano le ricerche per trovare i resti del giornalista, che potrebbero essere stati portati fuori Istanbul. Secondo un reporter di Al Jazeera, Sinem Koseoglu, i funzionari turchi accusano la controparte saudita di voler mandare a monte le indagini congiunte di Riad e Ankara, criticando la nomina del principe dell’Arabia Saudita a guida delle indagini relative alla sparizione di Khashoggi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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