Italia: “se usciremo dall’euro non sarà per nostra volontà”

Pubblicato il 20 ottobre 2018 alle 14:55 in Europa Italia

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L’Italia non  sceglierebbe mai di lasciare la valuta unica di propria volontà, e uscirebbe dall’euro solo se fosse obbligata a farlo, ha affermato il ministro per gli Affari Europei italiano, Paolo Savona, dopo il declassamento del Paese per opera dell’agenzia di rating Moody’s, preoccupata per la stabilizzazione del debito pubblico italiano.

In un discordo trasmesso sulle reti televisive italiane, sabato 20 ottobre, Savona, che dal primo giugno 2018 ricopre la carica di ministro per gli Affari Europei del Governo Conte e più volte è stato definito euroscettico dalla stampa nazionale e internazionale, ha preso la parola durante il 33simo convegno dei giovani di Confindustria a Capri. In tale frangente, il ministro ha affermato che il debito dell’Italia è “perfettamente solvibile”, e che è dunque fuori discussione che l’Italia dichiari lo stato di default. “Non vi è alcuna possibilità, finché l’Italia e il mio governo sono interessati, che il debito pubblico dell’Italia corra il cosiddetto rischio di ridenominazione, ossia che possa abbandonare l’euro. Se questo evento avverrà, sarà per motivi esterni alla volontà del Paese”.

Con “rischio di ridenominazione” si intende, in ambito economico, l’ipotesi di uscita dall’Eurozona di qualche Paese membro e/o di collasso della moneta unica europea.

La sostenibilità del debito pubblico italiano si attesta a un valore di circa 2,3 miliardi di euro (nel mese di agosto: € 2.326.546, secondo il Bollettino Statistico mensile elaborato da Bankitalia), ossia una delle più grandi al mondo. Ciò ha ridestato recenti timori e attenzioni da parte della comunità internazionale, in particolare da quando si è insediato il governo di coalizione tra la Lega e il Movimento 5 Stelle, di formazione euroscettica e populista, il quale aveva promesso al suo bacino elettorale un incremento delle spese statali.

Nella giornata di venerdì 19 ottobre, l’agenzia di rating Moody’s, una delle due maggiori al mondo insieme a  Standard & Poor’s, ha tagliato il rating italiano abbassando la propria valutazione da Baa2 a Baa3, motivando tale declassamento con preoccupazioni inerenti al futuro bilancio delle spese governative. La decisione sarebbe legata a un ”cambio concreto della strategia di bilancio, con un deficit significativamente più elevato” rispetto alle attese, come anche alla ”mancanza di una coerente agenda di riforme per la crescita”, che implica di conseguenza una “crescita debole nel medio termine”. L’agenzia ha dunque spiegato che in base ai suoi calcoli ci sarà una stabilizzazione del debito, e non una sua riduzione.

La nomina di Savona per la carica di Ministro delle Finanze, in fase di formazione del governo, era stata respinta tramite il veto del presidente della Repubblica italiano, Sergio Mattarella, il quale aveva spiegato che la sua decisione era dettata dal timore che l’economista potesse portare l’Italia fuori dall’euro.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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