Morti nel Mediterraneo: IOM e UNHCR lanciano appello ai leader europei

Pubblicato il 19 ottobre 2018 alle 6:01 in Europa Immigrazione

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L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) e la UN Refugee Agency (UNHCR) hanno lanciato un appello ai leader europei affinché intervengano per diminuire il tasso di mortalità nel Mediterraneo. In tale area, dal primo gennaio al 16 ottobre 2018, sono morti complessivamente 1.839 migranti. Nonostante tale cifra sia minore rispetto ai 2.831 decessi contati nello stesso periodo del 2017, le due agenzie sono molto preoccupate perché il numero è comunque significativo.

In particolare, l’IOM e la UNHCR hanno messo in guardia i leader europei in merito alle condizioni pericolose e precarie in cui viaggiano i migranti che, dai Paesi del Nord Africa, tentano di raggiungere le coste europee a bordo delle imbarcazioni dei trafficanti di esseri umani. Tale fenomeno sta diventando sempre più allarmante, in un momento in gli arrivi in Europa, invece, sono in forte declino, per via delle politiche rigide attuate da alcuni Paesi come l’Italia, che dai mesi estivi ha chiuso i propri porti alle navi delle ong e delle missioni europee.

“L’attuale tenore del dibattito politico, che dipinge l’Europa come un luogo sotto assedio, non è d’aiuto ed è completamente al di fuori della realtà”, ha affermato l’Alto Commissario per i rifugiati dell’Onu, Filippo Grandi, aggiungendo che il tasso degli sbarchi sta diminuendo in Europe a spese di un numero sempre maggiore di stranieri che sta perdendo la vita nel Mediterraneo. “Non possiamo dimenticarci che stiamo parlando di vite umane. Il dibattito è benvenuto, ma utilizzare i rifugiati ed i migranti come capri espiatori per questioni politiche non è accettabile”, ha concluso Grandi.

Secondo il direttore generale dlel’IOM, Antonio Vitorino, è necessario investire nell’immigrazione regolare, aumentando la mobilità e l’integrazione per accrescere la crescita e lo sviluppo nel Mediterraneo. Alla luce dei dati delle morti in mare dei migranti nel 2018, l’agenzia dell’Onu informa che, nel solo mese di settembre, è morto un migrante ogni 8 lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che collega l’Italia alla Libia. Tale aumento, spiega l’IOM, è dovuto in larga parte alla riduzione delle missioni di soccorso in mare.

Per cercare di far fronte a tale situazione, le due agenzie propongono ai leader europei di lavorare ad un accordo regionale per rendere il processo di sbarco prevedibile, più veloce ed efficiente. Inoltre, IOM e UNHCR invitano i Paesi dell’UE ad assicurare che le responsabilità siano condivise equamente da tutti i membri dell’UE.

Da quando Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, oltre ad aver chiuso i porti italiani alle imbarcazioni delle ong e delle missioni europee, ha dichiarato di volere un cambio del piano operativo sui porti di sbarco della missione Sophia, affinché l’Italia non sia più il principale porto di sbarco d’Europa. L’Operazione Sophia è stata lanciata il 22 giugno 2015 dall’Unione Europea, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Vi partecipano 26 Paesi su 28, ad esclusione di Danimarca e Slovacchia. Dall’ottobre 2016, gli ufficiali della missione sono impegnati nel sostegno e nell’addestramento della Guardia Costiera e della marina libica. Ad oggi, sono stati addestrati complessivamente 237 Guardiacoste e militari della Marina Libica, mentre sono state neutralizzate 551 imbarcazioni e 151 presunti trafficanti di esseri umani, che sono stati consegnati alle autorità italiane. Inoltre, sono stati effettuati 2.199 accertamenti sul rispetto dell’embargo delle armi.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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