La Chiesa ortodossa russa vuole rompere con Patriarcato di Costantinopoli

Pubblicato il 19 ottobre 2018 alle 18:26 in Russia Ucraina

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Durante il Santo Sinodo che si è tenuto a Minsk il 15 ottobre, la Chiesa ortodossa russa ha accusato il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli di aver invaso il suo territorio canonico, in un gesto di protesta contro le mosse intraprese da quest’ultimo verso la creazione di una Chiesa ucraina autocefala,  comunicate l’11 ottobre dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Tuttavia, il “primus inter pares” della Chiesa ortodossa, deve ancora concedere all’Ucraina il tomo dell’autocefalia, ovvero l’ordinanza formale che istituirebbe, a tutti gli effetti, una Chiesa ortodossa ucraina indipendente. La decisione della Chiesa russa è stata descritta dal New York Times come “un altro passo verso uno dei più seri scismi del Cristianesimo da secoli”, dopo lo Scisma d’Oriente e l’avvento della riforma protestante.

Secondo quanto riporta il quotidiano newyorkese, la gerarchia ecclesiastica russa, che ha deciso di recidere i legami religiosi tra il Patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli, ha impedito a tutti i suoi aderenti di prendere parte a rituali come la comunione, il battesimo e il matrimonio in qualsiasi chiesa controllata dal Patriarcato di Costantinopoli. “Speriamo che prevalga il buon senso e che Bartolomeo I cambi atteggiamento” ha dichiarato il Metropolita Hilarion di Volokolamsk, capo delle relazioni estere per la Chiesa russa, alla fine del Sinodo di Minsk.

Non si tratta del primo episodio di rottura tra i due Patriarcati: la Chiesa russa ruppe con quella di Costantinopoli a causa di dissidi riguardanti l’indipendenza della chiesa estone. La rottura durò per alcuni mesi, finché non venne raggiunto un compromesso con l’accordo di Zurigo del 1996. In questo caso, la posta in gioco è molto più alta, dal momento che le 12.000 parrocchie presenti in Ucraina costituiscono circa un terzo di tutte le parrocchie della chiesa ortodossa russa, la cui portata verrebbe drasticamente ridotta qualora l’autocefalia venisse definitivamente concessa a Kiev.

Contestualmente alla decisione di appoggiare le richieste di Kiev, altri passi sono stati fatti per aprire la strada all’indipendenza della chiesa Ucraina, durante il sinodo terminato l’11 ottobre. Tra queste, vi è la riabilitazione del Patriarca ucraino Filarete, che era stato scomunicato dalla Chiesa Ortodossa russa nel 1997, In quel periodo, Filarete era la guida del Patriarcato di Kiev, formatosi dopo il collasso dell’Unione Sovietica del 1991, ed era un sostenitore di una Chiesa ucraina indipendente e di un’integrazione più stretta con l’Occidente. Filarete, apertamente critico nei confronti dell’attuale leadership russa, spera di guidare la Chiesa indipendente ucraina. Un’altra decisione presa a favore di Kiev è l’abolizione della lettera sinodale del 1686 che dava al Patriarca di Mosca la facoltà di ordinare il Capo della Chiesa di Kiev, come riporta il Financial Times.

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Cristina Lipari

di Redazione

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