EU-Cina: i molti significati di un’esercitazione navale

Pubblicato il 19 ottobre 2018 alle 13:33 in Asia Cina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze armate dell’Unione Europea e l’esercito della Cina hanno completato la loro prima esercitazione militare congiunta.

La Marina dell’Unione Europea (EU Naval Force) aveva già portato avanti interazioni con la Marina dell’Armata Popolare di Liberazione cinese nel Golfo di Aden – situato nell’Oceano Indiano tra lo Yemen, sulla costa meridionale della penisola araba, e la Somalia, in Africa- ma quella effettuata il 18 ottobre è stata una novità assoluta per il livello di coordinamento raggiunto tra le due forze navali. Si tratta di uno sviluppo significativo a livello geopolitico non solo per il Golfo di Aden, ma anche per il Mar Mediterraneo.

Dal gennaio 2009, sia la Marina dell’UE che quella cinese hanno inviato in modo continuo le loro navi per attività di anti-pirateria e a protezione della navigazione vicino alle coste della Somalia. L’operazione militare Atalanta – parte della Politica di Sicurezza e Difesa Comune dell’UE – si muove in combinazione con la Task Force Combinata 151, di matrice internazionale, mentre le navi della marina cinese operano in modo indipendente e in una regione geografica più circoscritta. Le navi dell’EU si muovono in tutto il Corno d’Africa e nell’Oceano Indiano Occidentale, mentre le operazioni cinesi sono concentrate nel Golfo di Aden.

Finora, il coordinamento e le interazioni tra le diverse forze navali sono stati intermittenti, con la Cina che non ha voluto accogliere le richieste di partecipazione al comando collettivo che gestisce il Corridoio di Transito Raccomandato Internazionalmente (IRCT) – la rotta di transito raccomandata in cui si concentrano le forze di pattugliamento per permettere il passaggio sicuro di tutte le navi, comprese quelle cinesi.

Per questa ragione, l’esercitazione congiunta tra la marina dell’UE e quella cinese può essere vista come foriera di interazioni future più regolari se non di una vera e propria cooperazione. L’esercitazione ha visto il personale medico militare cinese salire su un elicottero italiano ed inscenare un’evacuazione verso la base della Marina cinese in Djibouti.

Se l’esercitazione di per sé può sembrare effettuata in un’area non particolarmente strategica, essa ha un valore di più ampio spettro. Prima di tutto, mira a riaffermare la volontà cinese di rendere la sua base militare in Djibouti – la prima fuori dal territorio cinese – un centro pronto per missioni a scopo umanitario di peacekeeping. In secondo luogo, l’esercitazione sottolinea uno spirito di cooperazione da parte della Cina per garantire la sicurezza regionale. In terzo luogo, le forze della marina europea sono state prima invitate a visitare la base cinese in preparazione all’esercitazione, lo scorso 8 agosto, poi durante la stessa, l’elicottero italiano è atterrato proprio al suo interno. Si tratta di un’operazione senza precedenti, in quanto finora la base cinese in Djibouti era rimasta quasi completamente chiusa a personale militare straniero.

La Cina sembra essere sempre più a suo agio nella sua presenza nei mari più lontani dalle sue coste e dalle acque del Pacifico. Infatti, se l’Unione Europea è abituata ad esercitazioni di routine nelle acque vicino alle coste dell’Africa, la Cina non lo è affatto. Le cose hanno iniziato a cambiare da quanto il governo di Pechino ha lanciato il progetto, nel 2015, e aperto, nel 2017, la sua prima base militare estera per rifornimenti e logistica in Djibouti.

L’apertura della base ha portato con sé molte critiche e il governo cinese è stato accusato di avere ambizioni militari di portata globale, ma gli ufficiali dell’Armata Popolare di Liberazione hanno sempre sottolineato che la base rappresenta un avamposto per i rifornimenti e la logistica e non una base militare completamente equipaggiata e che il suo scopo principale è quello di fare da sostegno alle attività di peacekeeping e umanitarie. Nonostante le affermazioni della Cina, appare evidente come la creazione di una base militare sulle coste dell’Africa sia l’emblema dell’importanza geopolitica che questo continente e i corridoi commerciali che lo raggiungono rappresentino per la Cina.

Una ulteriore dimensione geopolitica che l’esercitazione congiunta tra la Marina cinese e quella europea può avere è una maggiore futura presenza delle navi cinese nel Mediterraneo dove le navi europee sono impegnate nell’operazione Sophia – volta alla lotta al traffico di esseri umani ed attiva dal 2015. Dall’apertura della base in Djibouti e con l’acquisizione di maggiore sicurezza ed esperienza nelle operazioni nei mari lontani della Cina, la marina cinese è sempre più presente nel Mediterraneo, soprattutto con lo scopo di proteggere gli interessi economici del Paese. Il bacino del Mediterraneo è infatti uno degli sbocchi più importanti previsti dalla grande iniziativa di collegamento tra Cina ed Europea, sia via terra che via mare, voluta dal presidente Xi Jinping e nota come “Belt and Road”. Secondo le stime, attualmente le aziende statali cinesi controllano il 10% della capacità portuale europea.

Una maggiore presenza cinese nel Mediterraneo – le cui acque sono sempre più affollate e pattugliate – porterà con sé l’inevitabile esigenza di un coordinamento strategico con le forze navali dei Paesi europei. In questo senso, l’esercitazione congiunta del 18 ottobre sembra essere un preambolo positivo per i futuri sviluppi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.