Carovana dei migranti: Washington minaccia Honduras, Guatemala ed El Salvador

Pubblicato il 19 ottobre 2018 alle 6:10 in America centrale e Caraibi Immigrazione

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Gli Stati Uniti hanno minacciato di sospendere ogni aiuto economico a Honduras, Guatemala ed El Salvador qualora i tre paesi centroamericani non blocchino la cosiddetta “Carovana dei migranti”, duemila persone che si muovono a piedi e sono partite dall’Honduras lo scorso fine settimana, ora bloccate alla frontiera tra Guatemala e Messico.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, arriverà oggi in Messico proprio in concomitanza della nuova crisi migratoria alle frontiere meridionali del paese: la carovana di oltre 2000 migranti che hanno lasciato l’Honduras con l’intenzione di continuare sulla strada per gli Stati Uniti e che sono ora bloccati alla frontiera tra Guatemala e Messico.

Città del Messico ha annunciato che rafforzerà la sicurezza della sua frontiera meridionale, ma la carovana ha provocato l’ira di Donald Trump ed ha coinvolto i governi di cinque paesi, primo fra tutti quello dell’Honduras, a cui il Presidente degli Stati Uniti ha direttamente minacciato di ritirare i fondi. L’avvertimento è stato esteso, via Twitter, ad altri paesi dell’America Centrale. “Abbiamo informato l’Honduras, il Guatemala e El Salvador che se consentiranno ai loro cittadini di attraversare i loro confini verso gli Stati Uniti, con l’intenzione di entrare illegalmente nel nostro paese, tutti i pagamenti saranno interrotti” – ha scritto il presidente repubblicano sul suo account. “Chiunque entri illegalmente negli Stati Uniti sarà arrestato e detenuto e sarà rimpatriato nel suo paese!” – insiste in un altro messaggio.

Il Messico, nel frattempo, attende con impazienza il risultato delle proprie pressioni sul vicino diretto, il Guatemala. Il governo di Enrique Peña Nieto ha mobilitato dozzine di poliziotti lungo il fiume Suchiate, il confine naturale tra i due paesi per deportare gli immigrati irregolari. “Chiunque entri nel paese in modo irregolare, sarà recuperato e soggetto a procedure amministrative e, se è il caso, sarà restituito al suo paese di origine” – hanno dichiarato i Segretari dell’Interno e degli Affari Esteri di Città del Messico in una dichiarazione congiunta.

I traghettatori, tuttavia, continuano a far attraversare il fiume ai migranti nelle zone più difficili da pattugliare per le forze di sicurezza messicane. Una traversata, in realtà pochi minuti di barca tanto da essere conosciuta come “el brinco” (il salto), che costa 400 quetzal guatemaltechi, poco più di 40 euro. 

La legislazione messicana attualmente in vigore stabilisce un periodo di 45 giorni lavorativi, prorogabili per un pari periodo, per decidere sulle domande di asilo presentate dai migranti. Durante questo periodo il richiedente deve rimanere in una “stazione migratoria”. Il governatore del Chiapas, Manuel Velasco,  tuttavia, ha dato il suo sostegno ai migranti. “Noi li sosterremo, sono i nostri fratelli honduregni e guatemaltechi o da dovunque essi provengano” – ha detto il governatore alla stampa locale. Velasco ha incaricato l’Ufficio del Procuratore Speciale per i migranti e sette centri di accoglienza di fornire assistenza e accoglienza ai membri della carovana.

Pompeo, che a Città del Messico incontrerà sia i funzionari del governo uscente che quelli dell’amministrazione  López Obrador che si insedierà a dicembre prossimo, è chiamato ad evitare una nuova crisi tra Stati Uniti e Messico proprio alla vigilia dell’insediamento del nuovo presidente.

Il presidente dell’Honduras Juan Orlando Hernández, frattanto, accusa la sinistra e in particolare l’ex presidente Manuel Zelaya di aver “convocato i migranti dai quartieri più poveri delle città del paese con annunci sui giornali, illudendoli di emigrare negli Stati Uniti”. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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