Grecia: dimissioni del ministro degli Esteri Kotzias per divergenze interne sull’accordo con la Macedonia

Pubblicato il 18 ottobre 2018 alle 11:21 in Grecia Macedonia

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Il ministro degli Esteri greco, Nikos Kotzias, ha rassegnato le sue dimissioni, mercoledì 17 ottobre, ed è stato definito “la prima grande vittima politica della Grecia nel percorso per porre fine ad una disputa decennale con la Macedonia”. Kotzias era il responsabile delle negoziazioni del Trattato di Prespa con Skopje, e si è dimesso per via di una spaccatura, all’interno del Governo, riguardo questo accordo. La guida del ministero è stata assunta ad interim da Tsipras, che si è detto disposto a sacrificare uno dei suoi più stretti alleati politici, per salvaguardare la sopravvivenza del governo di coalizione tra Syriza e i Greci Indipendenti, che hanno vedute diverse sull’accordo con la Macedonia. Socialdemocratico il primo e nazionalista e conservatore il secondo, i due partiti sono riusciti ad unire le forze nel 2015, formando una coalizione con l’obiettivo di far uscire la Grecia dalla crisi del debito e combattere la corruzione. Il traguardo è stato raggiunto dal Paese il 21 agosto, giorno che ha segnato l’uscita di Atene dal programma di salvataggio della Troika. Tuttavia, il Trattato di Prespa fatto riemergere le contraddizioni intrinseche nella coalizione di Governo.

Kyriakos Mitsotakis, il leader del partito Nuova Democrazia, attualmente al primo posto nei sondaggi, ha commentati gli eventi affermando che “ora è abbastanza chiaro che Tsipras non è solo un Primo Ministro debole, ma anche un Primo Ministro che è stato ricattato, e più velocemente questa farsa finirà, meglio è”.

Tsipras ha dichiarato che farà il possibile per garantirne l’attuazione del Trattato con la Macedonia, che deve, però, affrontare l’opposizione su entrambi i lati del confine: sia i nazionalisti macedoni che quelli greci vi si oppongono. I primi lo fanno per una quesitone di identità nazionale, e ne è una prova il fallimento del referendum del 30 settembre. I secondi, invece, si contrappongono ad ogni tipo di compromesso che faccia sì che nome dell’ex repubblica Iugoslava contenga il termine Macedonia, che è anche il nome di una delle più importanti regioni elleniche, con capoluogo Salonicco. Ciò porta la Grecia a ritenere che il nome del suo vicino settentrionale possa rappresentare una rivendicazione sul suo territorio, da qui deriva la sua opposizione che si è tradotta, in termini pratici, nel veto posto da Atene all’ingresso di Skopje nella NATO e nell’UE. Da una parte, il partito nazionalista macedone, VMRO-DPMNE, ha definito l’accordo una “capitolazione nazionale”, dall’altra il ministro della Difesa greco lo definisce una “svendita nazionale”.

Il 15 ottobre, tornato da un viaggio negli Stati Uniti, Pános Kamménos, ministro della Difesa greco, nonché leader dei Greci Indipendenti, ha dichiarato che non voterà in favore della ratifica dell’accordo di Prespa, a costo di abbandonare la coalizione di Governo. Questo annuncio aveva innescato un acceso dibattito all’interno di Syriza, di cui fa parte il ministro dimissionario. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Kotzias era rimasto deluso a seguito di una discussione con il ministro della Difesa, Panos Kammenos, avvenuta durante una riunione di gabinetto, martedì 16 ottobre. Anche Reuters conferma che ci sia stato uno scontro sulla questione tra i due ministri, aggiungendo che si tratta di due “personaggi esplosivi”. Dopo le sue dimissioni, Kotzias ha scritto in un tweet: “Volevano seppellirmi in profondità, ma hanno dimenticato che fossi un seme”.

Secondo l’agenzia di stampa britannica, la ratifica del Trattato di Prespa è un obiettivo importante per Tsipras perché potrebbe contribuire a rafforzare la sua posizione politica all’estero in un momento critico per il suo partito, Syriza, che sta segnando un forte ritardo rispetto alle elezioni nazionali del prossimo anno. Gli alleati Occidentali hanno accolto con favore l’accordo, che riguarda una regione in cui si contendono l’influenza di Mosca. Il trattato prevede che, in cambio della decisione della Macedonia di cambiare il suo nome in “Repubblica della Macedonia del Nord”, la Grecia solleverebbe il veto sul suo ingresso nella NATO e nell’Unione Europea. In questo modo, Skopje potrebbe effettuare una scelta di campo, integrandosi nell’Alleanza Atlantica e nell’UE, come dimostrano i passi già effettuati nel corso dell’estate.  Il 12 luglio la NATO aveva invitato Skopje ad avviare i colloqui di adesione. Il 25 luglio questi sono iniziati ufficialmente, con l’arrivo nella capitale macedone di una delegazione della NATO, guidata da James McKee, il direttore per gli Affari europei e globali, allo scopo di dare l’avvio formale alle negoziazioni per l’ingresso del Paese nell’Alleanza Atlantica. In quell’occasione, McKee aveva dichiarato che la Macedonia sarebbe potuta diventare il trentesimo membro della NATO entro i prossimi 18 mesi. Inoltre, giovedì 6 settembre, poche settimane prima del referendum, il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, si è recato in Macedonia. In quell’occasione, Stoltenberg, si era dichiarato pronto ad accogliere la Macedonia come nuovo membro della NATO nel caso di un esito positivo del referendum. Un ulteriore conferma del gradimento del Trattato di Prespa da parte degli alleati Occidentali e del loro desiderio di vederlo ratificato è la lettera che Wess Mitchell, l’Assistente Segretario di Stato degli USA per gli affari europei ed euroasiatici, ha inviato il 16 ottobre a Hristijan Mickoski, leader del principale partito di opposizione macedone, VMRO DPMNE, accusandolo di aver intralciato l’implementazione dell’accordo con la Grecia. Nella lettera, Mitchell riferisce che gli Stati Uniti considerano l’accordo un’enorme opportunità per la Macedonia di assicurarsi un futuro migliore, così come di contribuire alla sicurezza regionale, alla stabilità e alla prosperità ed invita il leader del partito a “lasciare spazio, pubblicamente o privatamente, ai deputati appartenenti alla [sua] coalizione, di decidere come votare i cambiamenti costituzionali, liberi da minacce di violenza, retribuzione o altre forme di coercizione”. Il riferimento è al fatto che il Parlamento macedone ha avviato una sessione plenaria lunedì 15 ottobre, per discutere le modifiche costituzionali che porterebbero al cambio del nome del Paese e all’applicazione del trattato con la Grecia.

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Cristina Lipari

di Redazione

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