Gli USA si oppongono alla no-fly zone sul confine fra le due Coree

Pubblicato il 18 ottobre 2018 alle 15:26 in Asia USA e Canada

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Gli Stati Uniti si oppongono all’istituzione della no-fly zone sul confine fortificato fra la Corea del Nord e la Corea del Sud, prevista nell’accordo militare siglato da Pyongyang e Seoul il 19 settembre e operativa a partire dall’1 novembre. Secondo quanto riferito a Reuters da due fonti anonime, vicine alla questione, tale progetto rischia di dividere la Corea del Sud dagli Stati Uniti, che rimangono, ad oggi, il principale alleato di Seoul nella sua competizione con il vicino nordcoreano.

In vigore a partire dall’1 novembre, la no-fly coprirà un’area di 80 chilometri nella parte orientale della Linea di Demarcazione Militare (anche nota come Linea di Armistizio), di cui 40 chilometri a nord e i restanti 40 a sud, e 20 chilometri nella parte occidentale di tale linea. Tale zona di interdizione al volo intorno al confine è prevista nell’accordo militare del 19 settembre, raggiunto dai due Paesi asiatici nell’ambito di un summit tenutosi tra il 18 e il 20 settembre a Pyongyang tra il leader nordcoreano, Kim Jong Un, e il presidente sudcoreano, Moon Jae-in. Trattasi di una dichiarazione firmata da alti funzionari militari di entrambi i Paesi, che stabilisce l’istituzione di zone cuscinetto lungo la Linea di Demarcazione Militare, a terra e, limitatamente alla parte settentrionale della Linea di Demarcazione, sul mare. Il patto prevede altresì la cessazione di “tutti gli atti ostili” in tutte le aree transfrontaliere e una graduale rimozione di mine e posti di guardia all’interno della zona demilitarizzata. Con particolare riferimento alla no-fly zone, nell’area di divieto di volo, l’intesa esclude le esercitazioni a fuoco che coinvolgano velivoli ad ala fissa e armi terra-aria guidate e prevede diverse altre restrizioni, con esenzioni previste limitatamente a operazioni commerciali e non militari.

L’obiettivo dell’accordo era prevenire un potenziale scontro militare tra le due Coree e stabilire un “regime di pace permanente” nella penisola coreana. “Trattasi di una misura pratica per garantire che entrambe le parti non si sparino a vicenda nel processo di denuclearizzazione”, aveva spiegato dopo la firma dell’intesa un funzionario sudcoreano. Il patto, tuttavia, preoccupa gli Stati Uniti. La scorsa settimana, il ministro degli Esteri sudcoreano, Kang Kyung-wha, ha riferito che il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha espresso “malcontento” rispetto all’accordo in questione. In particolare, Pompeo avrebbe sollevato durante una telefonata uno dei punti maggiormente critici dell’istituzione della no-fly zone e cioè che questa impedirebbe le operazioni di supporto aereo ravvicinato, nelle quali gli aerei forniscono potenza di fuoco alle truppe che potrebbero operare vicino alle forze nemiche. La maggior parte dei jet da combattimento impiegati dalle forze statunitensi in Corea del Sud, come l’F-16, può svolgere questa funzione. Inoltre, Washington e Seoul hanno svolto regolarmente esercitazioni militari del tipo vietato dall’intesa prima che queste venissero interrotte a giugno, come annunciato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 12 giugno, nel corso di una conferenza stampa a Singapore. In breve, alcuni funzionari americani hanno espresso preoccupazione in merito a un’intesa che, secondo loro, rischia di compromettere la prontezza difensiva senza, peraltro, agevolare la denuclearizzazione.

I funzionari sudcoreani hanno rivelato la posizione di Washington al riguardo: gli Stati Uniti non protesteranno apertamente contro un’iniziativa intercoreana in tal senso, ma il loro profondo coinvolgimento nell’applicazione di sanzioni e nelle operazioni militari consentirà loro di ritardare o modificare la misura. Per il momento, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha rifiutato di rilasciare commenti in proposito. La stessa posizione è stata assunta dal Pentagono, il cui portavoce, Christopher Logan, ha però dichiarato che il Dipartimento della Difesa sostiene le iniziative intraprese per ridurre le tensioni militari e continua a sostenere pienamente gli sforzi diplomatici volti ad ottenere la denuclearizzazione verificata della Corea del Nord, su cui Trump e Kim Jong-un hanno concordato in occasione dello storico summit del 12 giugno, svoltosi sull’isola di Sentosa, a Singapore, e conclusosi con la firma di un documento congiunto da parte dei due leader. In base a tale intesa, Pyongyang si è impegnata a lavorare alla completa denuclearizzazione della penisola coreana in cambio della garanzia di sicurezza fornita da Washington. Dopo tale incontro, però, le negoziazioni diplomatiche sono entrate in una fase di stallo per mancanza di accordi sulle modalità con cui procedere all’eliminazione del nucleare dalla Corea del Nord.

Peraltro, sebbene ufficialmente dichiarino di portare avanti la stessa linea nell’ambito delle negoziazioni con Pyongyang, anche Washington e Seoul sono attualmente alle prese con crescenti motivi di disaccordo, mentre le due Coree portano avanti piani per disinnescare le tensioni militari e ricostruire i loro legami economici. Di recente, Pyongyang e Seoul hanno deciso di riconnettere le loro strade e ferrovie, suscitando a Washington il timore che tale mossa possa ostacolare gli sforzi americani volti a esercitare pressione sulla Corea del Nord, affichè abbandoni il suo programma nucleare. Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa sudcoreano, inoltre, il 16 ottobre, Pyongyang e Seoul hanno tenuto i loro primi colloqui a tre con lo United Nations Command (UNC), la struttura di comando unificata per le forze militari multinazionali, istituito nel 1950 allo scopo di supportare la Corea del Sud durante e dopo la guerra di Corea, iniziata nel 1950 e conclusasi nel 1953, con la firma, il 27 luglio di quell’anno, di un armistizio che ha attuato il cessate il fuoco, ribadito la divisione di fatto delle due Coree e istituito la Zona demilitarizzata. Obiettivo dell’incontro del 16 ottobre era discutere i passi “concreti” da compiere per facilitare l’attuazione del patto militare. Nessuna misura concreta, tuttavia, è stata per il momento annunciata.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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