Washington delusa dall’opposizione Macedone ed il boicottaggio del referendum

Pubblicato il 17 ottobre 2018 alle 14:38 in Macedonia USA e Canada

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Wess Mitchell, l’Assistente Segretario di Stato degli USA per gli affari europei ed euroasiatici, martedì 16 ottobre, ha inviato una lettera a Hristijan Mickoski, leader del principale partito di opposizione macedone, VMRO DPMNE, accusandolo di aver intralciato l’implementazione dell’accordo con la Grecia.

Nella lettera, Mitchell riferisce che gli Stati Uniti sono grandi sostenitori del Trattato di Prespa, e che lo considerano un’enorme opportunità per la Macedonia di assicurarsi un futuro migliore, così come di contribuire alla sicurezza regionale, alla stabilità e alla prosperità. Mitchell fa inoltre riferimento al fatto che, nonostante alcuni sostengano che ci potrebbe essere un accordo migliore, secondo Washington ciò sarebbe impossibile, dal momento che un patto di tale portata richiede compromessi da entrambe le parti. Questa logica è ancora più chiara se si tiene in considerazione che non sono solo i nazionalisti macedoni, ma anche quelli greci a respingere l’accordo. Mentre i primi lo fanno per una questione di identità nazionale, i secondi si contrappongono ad ogni forma di compromesso che faccia sì che nome dell’ex repubblica Iugoslava contenga il termine Macedonia, che è anche il nome di una delle più importanti regioni elleniche, con capoluogo Salonicco. Ciò porta la Grecia a ritenere che il nome del suo vicino settentrionale possa rappresentare una rivendicazione sul suo territorio, da qui deriva la sua opposizione che si è tradotta, in termini pratici, nel veto posto da Atene all’ingresso di Skopje nella NATO e nell’UE. Inoltre, martedì 15 ottobre, il leader dei Greci Indipendenti ha dichiarato he non voterà in favore della ratifica dell’accordo di Prespa, anche a costo di lasciare la coalizione di Governo.

Mitchell ha inoltre sottolineando la delusione generale che è scaturita dalla posizione assunta dalla leadership del partito nazionalista VMRO DPMNE con riferimento sia al referendum del 30 settembre sia ai conseguenti passi fatti in Parlamento per modificare la costituzione.

Per quanto riguarda il referendum, questo è stato un chiaro segnale dell’efficacia dell’opposizione del partito nazionalista VMRO DPMNE, che ha invitato i propri elettori a non recarsi alle urne, piuttosto che a votare negativamente. Il risultato è stato che solo il 36% degli elettori ha partecipato alla consultazione, senza riuscire al raggiungere il quorum del 50% più uno. Tuttavia, i tentativi del partito di boicottare il referendum erano iniziati molto prima: VMRO DPMNE, che aveva definito l’accordo con la Grecia una “capitolazione nazionale”, per molto tempo si era opposto alla nomina, in Parlamento, della commissione elettorale che sarebbe stata incaricata di organizzare il referendum. Solo dopo alcune settimane, l’opposizione ha sollevato il blocco delle nomine. Il partito VMRO-DPMNE, alla fine di luglio, si era espresso in maniera critica anche a proposito del quesito referendario, che aveva giudicato manipolativoe si era dunque dichiarato disponibile a sostenere il referendum solo nel caso in cui, nel testo del quesito, il trattato con la Grecia non fosse stato collegato all’adesione alla NATO o all’Unione Europea. Nonostante questo avvertimento, il quesito a cui i cittadini sono stati chiamati a rispondere è stato: “Si è a favore o contro l’entrata nell’Unione Europea e nella NATO attraverso l’attuazione del trattato relativo al cambiamento del nome?”

Il tema dell’integrazione all’intero dell’UE e dell’Alleanza Atlantica è stato toccato anche dalla lettera di Mitchell, che ha ricordato che “i cittadini macedoni, di tutti i partiti, compreso il vostro, supportano fortemente l’adesione alla NATO e all’UE”. Tuttavia, la posizione del partito, o più precisamente, di uno dei suoi membri più autorevoli, ovvero il Presidente della Repubblica macedone, Gjorge Ivanov, è stata resa nota il 6 ottobre. Ivanov, dopo aver incontrato il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg, affermò: “Credo che il posto della Macedonia sia nell’Unione Europea e nella NATO. Continuerò a sostenere i nostri obiettivi strategici. Ma ciò non può essere un alibi per un cattivo affare”. Ivanov si è dunque dichiarato favorevole ad un’integrazione della Macedonia all’interno dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica, ma sottolineando che l’accordo con la Grecia non sarebbe stato il mezzo migliore per raggiungere tale obiettivo.

Nella chiusura della lettera, Mitchell ha invitato il leader del partito a “lasciare spazio, pubblicamente o privatamente, ai deputati appartenenti alla [sua] coalizione, di decidere come votare i cambiamenti costituzionali, liberi da minacce di violenza, retribuzione o altre forme di coercizione”. Il riferimento è al fatto che il Parlamento macedone ha avviato una sessione plenaria lunedì 15 ottobre, per discutere le modifiche costituzionali che porterebbero al cambio del nome del Paese e all’applicazione del trattato con la Grecia. Il percorso per arrivare alle modifiche costituzionali è complesso e dall’esito non scontato. La prima incertezza riguarda il numero di parlamentari che supporteranno questi cambiamenti: secondo le stime di Balkan Insight, i partiti di maggioranza possono contare sul sostegno di 71 dei 120 membri del Parlamento, ma per raggiungere i 2/3 hanno bisogno di altri 9 deputati disposti a sostenerli. Tuttavia, 49 seggi sono detenuti da VMRO DPMNE, che si oppone al cambio del nome. La seconda incertezza sta nel fatto che per approvare delle modifiche costituzionali sono necessarie tre differenti votazioni che avvengono a distanza l’una dall’altra, richiedendo quindi una maggioranza solida all’interno del Parlamento. Se i 2/3 dei parlamentari appoggeranno la mozione, il governo potrà preparare la bozza degli emendamenti costituzionali da sottoporre ad un nuovo voto del Parlamento, in cui sarà richiesta una maggioranza semplice. Se approvata, la bozza dovrà essere oggetto di un dibattito pubblico, dopo il quale i deputati saranno nuovamente chiamati ad esprimere i loro voto sull’emendamento. Anche per il terzo voto, come per il primo, è richiesta una maggioranza dei 2/3.

Il Trattato di Prespa è stato firmato da Zoran Zaev e Alexis Tsipras il 17 giugno: in cambio della decisione della Macedonia di cambiare il suo nome in “Repubblica della Macedonia del Nord”, la Grecia ha acconsentito di sollevare il veto sul suo ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

di Redazione

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