Israele: missili da e verso Gaza, di nuovo chiusi i valichi di confine

Pubblicato il 17 ottobre 2018 alle 9:45 in Israele Palestina

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Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha ordinato la chiusura di entrambi i valichi di confine israeliani con Gaza dopo che, mercoledì 17 ottobre, un attacco missilistico palestinese ha colpito la città meridionale di BeershebaLordine di chiusura di Lieberman colpisce il valico merci di Kerem Shalom, la frontiera di Erez per lattraversamento di persone e la riduzione della zona di pesca consentita lungo la costa di Gaza a 3 miglia nautiche, secondo quanto riportato dall’organismo del Ministero della Difesa responsabile per gli affari civili palestinesi, COGAT.

I jet israeliani hanno colpito alcuni bersagli nella Striscia di Gaza poco dopo che un razzo lanciato dall’enclave dei militanti palestinesi ha colpito una casa nella città meridionale di Beersheba, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano. Un funzionario medico ha dichiarato a Israel Radio che 3 persone sono state portate in ospedale dopo che il razzo palestinese ha colpito labitazione israeliana. Da parte loro, i residenti della Striscia di Gaza hanno affermato che i jet avevano preso di mira 8 posizioni. A conferma di ciò, alcuni membri del personale militare hanno aggiunto che un altro razzo era stato lanciato dalla Striscia, cadendo però in mare. Alcuni funzionari del Ministero della Sanità di Gaza hanno riferito che 3 persone sono rimaste ferite nellattacco aereo israeliano, diretto contro un campo di addestramento armato a Rafah, nel sud della fascia costiera. Non ci sono state segnalazioni di ferite gravi da Israele.

In corrispondenza di tali eventi, una delegazione della sicurezza egiziana stava visitando la Striscia di Gaza per cercare di ripristinare la calma e il capo militare israeliano, il quale si trovava negli Stati Uniti, è stato costretto ad interrompere la propria visita per tornare nel proprio Paese.

Le tensioni lungo il confine tra Israele e Gaza non hanno fatto altro che aumentare dal 30 marzo, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Da allora, la popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

I leader israeliani hanno avvertito di essere pronti ad intensificare l’azione militare a Gaza per frenare attacchi e proteste. Circa 200 palestinesi sono stati uccisi da truppe israeliane da quando sono iniziate le proteste, secondo i dati del Ministero della Sanità palestinese. L’esercito israeliano ha dichiarato che i manifestanti, lo scorso venerdì 12 ottobre, hanno lanciato sassi, ordigni esplosivi, bombe incendiarie e granate. Secondo alcuni funzionari del Ministero della Salute di Gaza, sarebbero 7 i palestinesi uccisi dalle forze di difesa israeliane nella data in questione, dopo che lesercito dello stato ebraico ha aperto il fuoco contro un gruppo di residenti della Striscia che aveva sfondato la recinzione.

Israele ha subito numerose condanne internazionali per il suo uso della forza mortale, nonostante ciò lo Stato Ebraico continua ad affermare che la sua strategia militare è unicamente finalizzata a proteggere i suoi confini e la popolazione civile. Israele ha ritirato truppe e coloni da Gaza nel 2005, ma mantiene uno stretto controllo delle sue frontiere terrestri e marittime, citando preoccupazioni per la sicurezza. Anche l’Egitto, sulla stessa linea, limita i movimenti dentro e fuori Gaza dai suoi confini.

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Alice Bellante

di Redazione

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