Nuovi bombardieri cinesi pronti per il Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 16 ottobre 2018 alle 17:32 in Asia Cina

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L’esercito cinese, l’Armata Popolare di Liberazione, sta continuando il suo processo di sviluppo, aggiornamento e modernizzazione, come richiesto dal presidente cinese, Xi Jinping, fin dall’inizio del suo primo mandato, nel 2013. L’acquisizione di bombardieri di ultima generazione potrebbe concedere a Pechino un vantaggio strategico importante nel Mar Cinese Meridionale.

L’ultimo passo di questo processo di aggiornamento è l’acquisizione, da parte della Marina cinese di 4 bombardieri anti-missile da crociera Xian-H6J, secondo quanto rilevato da alcune immagini satellitari della base Guiping-Mengshu, nella provincia cinese del Guangxi. Si tratta della variante per la Marina dei bombardieri H-6K già in dotazione da diverso tempo, dal 2011, dell’Aviazione che ne conta più di 100 nella sua flotta. I 4 nuovi Xian-H6J si aggiungono ai 40 aerei da guerra già in dotazione della Marina e non è escluso che essi rappresentino il primo passo verso un nuova flotta aerea più moderna.

I nuovi bombardieri probabilmente andranno a sostituire gli attuali bombadieri striker marittimi H-6G che sono operativi tra le fila della Marina cinese dall’inizio degli anni ’90 con una flotta composta da 14-18 aerei. I nuovi bombardieri H-6J dovrebbero avere una capacità di carico di missili anti-nave pari a tre volte quella dei loro predecessori e un raggio di combattimento fino a 3500 chilometri, superiore del 50% rispetto agli H6-G.

I nuovi bombardieri sembrano essere destinati al 23esimo regimento della Ottava Divisione Navale Aerea della Marina Cinese che risponde al Comando per il Teatro Meridionale ed è incaricata per le operazioni che riguardano direttamente il Mar Cinese Meridionale. I nuovi Xian-H-6J saranno in grado di condurre operazioni e pattugliamenti su tutta l’estensione dell’area del Mar Cinese Meridionale con la necessità di solo 2 rifornimenti di carburante a mezz’aria.

Si tratta di aerei che vantano un telaio nuovo composto materiali più leggeri e da turbo-ventole D-30-KP2 particolarmente efficienti dal punto di vista dei consumi di carburanti. I bombardieri sono anche equipaggiati con un nuovo radar di ricerca a lungo raggio e di una plancia elettro-ottica per l’acquisizione dei target. Gli H-6J sono da considerarsi delle vere e proprie piattaforme per evitare la guerriglia di superficie, in grado di trasportare fino a 7 missili da crociera YJ-12 supersonici anti-nave, di cui 6 installati sui piloni delle ali e uno nel compartimento per le bombe.

I missili YJ-12 hanno un raggio di azione di 400 chilometri, che può variare a seconda dell’altitudine da cui vengono lanciati e sono dotati di una testata esplosiva da 200 kg. Questo li rende in grado di condurre manovre evasive ancor prima di colpire l’obiettivo.

Qual è il significato di questi dati tecnici?

Il fatto che gli arei da attacco cinesi possano lanciare missili YJ-12 da una distanza di 400 km fa sì che essi siano al di fuori del raggio di ingaggio del sistema Aegis – il modulo di difesa anti-missile – e dei missili terra-aria SM-2 che proteggono le portaerei e gli aerei della Marina degli Stati Uniti. I missili YJ-12 sono in grado di utilizzare i loro sensori per individuare gli obiettivi ed effettuare delle virate in modo da evitare le ultime difese.

Il Mar Cinese Meridionale è un territorio le cui acque sono contese tra tutti i Paesi che vi si affacciano. In particolare, la Cina rivendica la sovranità della maggior parte dell’area e da diverso tempo ha avviato delle operazioni di costruzione militare sugli isolotti della zona. Si tratta di un tratto di mare particolarmente ricco di risorse minerarie e di giacimenti di gas naturale attraversato anche da molte rotte commerciali che vedono il passaggio di merci per un valore di 3 trilioni di dollari ogni anno.

Se la Cina, le Filippine, l’Indonesia, il Vietnam, Taiwan e la Malesia rivendicano ciascuno la sovranità su porzioni di queste acque e sugli arcipelaghi che le compongono, gli Stati Uniti sono presenti nella zona perché interessati a tutelarne lo status di acque internazionali. Le navi e le portaerei della Marina Usa pattugliano spesso la zona e si incontrano e spesso scontrano con le loro controparti cinesi. Pechino continua a ribadire il suo diritto alla sovranità sulle acque adducendo motivazioni storiche, mentre Washington si ostina a presidiare la zona per garantire la libertà di navigazione e difendere i propri interessi commerciali.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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