Maldive: proposta petizione contro i risultati delle presidenziali, cittadini protestano

Pubblicato il 15 ottobre 2018 alle 6:01 in Asia Maldive

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Centinaia di cittadini delle Maldive hanno protestato, domenica 14 ottobre, chiedendo l’arresto dell’ormai ex presidente del Paese, Abdulla Yameen, in quanto l’alta Corte dello Stato insulare sta discutendo una petizione per fare ricorso ai risultati delle elezioni del 23 settembre, che avevano sancito la vittoria di Ibrahim Mohamed Solih.

In seguito alla pubblicazione degli esiti delle presidenziali, Yameen aveva accettato lo sconfitta. Solih aveva vinto con un margine del 16,8%, in quello che la Commissione Elettorale delle Maldive aveva definito un voto libero e giusto, con un afflusso dell’89,2%. Più di 250.000 persone, su una popolazione di 350.000, si erano recate alle urne per votare, registrando un’affluenza eccezionale. Per tale ragione, la Commissione Elettorale aveva esteso l’apertura dei seggi di tre ore, consentendo così a tutti i cittadini di votare.

Alla fine di settembre, l’opposizione delle Maldive aveva chiesto l’appoggio della comunità internazionale per assicurare una pacifica transizione di potere e per evitare che Yameen tentasse nuovamente di prendere il potere, ad esempio attraverso una petizione, come avevano suggerito alcune indiscrezioni sui social media.

Durante la seconda settimana di ottobre, gli avvocati di Yameen si sono rivolti alla Corte Suprema, dichiarando che alcuni sostenitori si erano lamentati per brogli e problematiche con le schede elettorali. Inoltre, quattro membri della Commissione Elettorale sono fuggiti dalle Maldive per presunte minacce e intimidazioni, ma il partito di Yameen ha respinto le accuse.

Le elezioni presidenziali alle Maldive si sono tenute in un clima di tensione. Il voto del 23 settembre è stato considerato un referendum sulla democrazia, nell’ambito del quale Solih si è confrontato con il presidente in carica, Yameen, il quale mirava ad essere eletto nuovamente, con la promessa di favorire lo sviluppo economico delle Maldive dopo un mandato caratterizzato da accuse di abusi e corruzione. Durante il proprio mandato, Yameen aveva incarcerato o costretto all’esilio quasi tutti i rivali politici, bandendo altresì le proteste, sospendendo il Parlamento e dichiarando per due volte lo stato di emergenza nel Paese. Inoltre, Yameen aveva fatto uscire le Maldive dal Commonwealth, nel 2016, e aveva migliorato le relazioni con la Cina e l’Arabia Saudita, che hanno entrambe finanziato le infrastrutture dello Stato. Da parte sua, il candidato dell’opposizione Solih, invece, si era impegnato per riportare la democrazia e rilasciare i dissidenti incarcerati, tra i quali figura il fratellastro di Yameen, Maumoon Abdul Gayoom.

Le Maldive, abitate da circa 400 mila persone e nota località turistica e balneare, hanno sperimentato un periodo di agitazione politica sin da quando Mohamed Nasheed, il primo leader del Paese a essere eletto democraticamente, nel 2008, era stato obbligato a dimettersi dalle forze dell’ordine, in seguito a un ammutinamento e golpe della polizia, nel 2012. Poco dopo l’annuncio delle sue dimissioni forzate, il vice di Nasheed, Mohammed Waheed Hassan, aveva giurato come nuovo presidente delle Maldive. Nasheed si era ricandidato alle presidenziali del 2013, ma era stato sconfitto al ballottaggio da Yameen.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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