Macedonia: Parlamento discuterà modifiche costituzionali previste dal trattato con Atene

Pubblicato il 15 ottobre 2018 alle 12:30 in Balcani Macedonia

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Nonostante il fallimento del referendum del 30 settembre, che non è riuscito a raggiungere il quorum di partecipazione, il Parlamento macedone ha avviato una sessione plenaria lunedì 15 ottobre, per discutere le modifiche costituzionali che porterebbero al cambio del nome del Paese e all’applicazione del trattato con la Grecia.

Vi è incertezza circa il numero di parlamentari che supporteranno questi cambiamenti, tanto che il risultato di questa sessione sarà il primo test capire se i partiti al Governo, che supportano il patto con Atene, si siano assicurati la maggioranza dei due terzi, necessaria per l’approvazione di tali modifiche. Secondo le stime riportate da Balkan Insight, i partiti di maggioranza possono contare sul sostegno di 71 dei 120 membri del Parlamento, ma per raggiungere i 2/3 hanno bisogno di altri 9 deputati disposti a sostenere il cambio del nome. Per questo motivo, come riferisce il quotidiano balcanico, i partiti di maggioranza hanno avviato colloqui con i singoli deputati dell’opposizione, in un tentativo di ottenere il loro supporto.

Il Primo Ministro macedone Zoran Zaev, sollecitando i parlamentari a sostenere i cambiamenti, ha affermato: “Le persone vogliono stabilità, sicurezza e prosperità economica. L’unica via per raggiungere questi obiettivi è attraverso l’adesione alla NATO all’Unione Europea”. Zaev ha poi aggiunto che “non c’è, e non può esserci, un’alternativa”.

Il percorso che porterà al cambio del nome è complesso: prevede tre differenti votazioni e potrebbe durare anche più di tre mesi. Se i 2/3 dei parlamentari appoggeranno la mozione, il governo potrà preparare la bozza degli emendamenti costituzionali da sottoporre ad un nuovo voto del Parlamento, in cui sarà richiesta una maggioranza semplice. Se approvata, la bozza dovrà essere oggetto di un dibattito pubblico, dopo il quale i deputati saranno nuovamente chiamati ad esprimere i loro voto sull’emendamento. Anche per il terzo voto, come per il primo, è richiesta una maggioranza dei 2/3.

Se invece il primo voto dovesse avere esito negativo, il Primo Ministro Zaev ha già annunciato di voler ricorrere ad elezioni anticipate, per cercare di ottenere una maggioranza dei 2/3 che avrebbe sostenuto questo processo di cambiamento.

Il partito nazionalista VMRO DPMNE, che si oppone al trattato con la Grecia, si sta trovando ad affrontare una crescente pressione internazionale. VMRO DPMNE ha portato avanti un’efficace opposizione al referendum del 30 settembre, invitando i propri elettori a non recarsi alle urne, piuttosto che a votare negativamente. Il partito nazionalista aveva definito l’accordo con la Grecia una “capitolazione nazionale” e per lungo tempo si è opposto alla nomina, in Parlamento, della commissione elettorale che sarebbe stata incaricata di organizzare il referendum. Solo dopo alcune settimane, l’opposizione ha sollevato il blocco delle nomine. Il partito VMRO-DPMNE, alla fine di luglio, si era espresso in maniera critica anche a proposito del quesito referendario, che aveva giudicato manipolativo, e si era dunque dichiarato disponibile a sostenere il referendum solo nel caso in cui, nel testo del quesito, il trattato con la Grecia non fosse stato collegato all’adesione alla NATO o all’Unione Europea. Il 6 settembre, il Presidente della Repubblica macedone, Gjorge Ivanov, membro del partito VMRO-DPMNE, dopo aver incontrato il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg, affermò: “Credo che il posto della Macedonia sia nell’Unione Europea e nella NATO. Continuerò a sostenere i nostri obiettivi strategici. Ma ciò non può essere un alibi per un cattivo affare”. Ivanov si è dunque dichiarato favorevole ad un’integrazione della Macedonia all’interno dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica, ma sottolineando che l’accordo con la Grecia non sarebbe stato il mezzo migliore per raggiungere tale obiettivo.

Una scadenza informale per l’attuazione dell’accordo, che è stato firmato da Zoran Zaev e Alexis Tsipras il 17 giugno, è prevista per marzo dell’anno prossimo, in modo che il Parlamento greco possa ratificare l’accordo prima che il paese vada alle elezioni generali, previste per il 20 ottobre, in cui le forze politiche contrarie all’accordo hanno una reale possibilità di vittoria. L’accordo prevede che, in cambio della decisione della Macedonia di cambiare il suo nome in “Repubblica della Macedonia del Nord”, la Grecia ha acconsentito di sollevare il veto sul suo ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

I risultati dell’accordo non hanno tardato ad arrivare, dal momento che già il 12 luglio la NATO aveva invitato Skopje ad avviare i colloqui di adesione. Il 25 luglio questi sono iniziati ufficialmente, con l’arrivo nella capitale macedone di una delegazione della NATO, guidata da James McKee, il direttore per gli Affari europei e globali, allo scopo di dare l’avvio formale alle negoziazioni per l’ingresso del Paese nell’Alleanza Atlantica. In quell’occasione, McKee aveva dichiarato che la Macedonia sarebbe potuta diventare il trentesimo membro della NATO entro i prossimi 18 mesi. Inoltre, giovedì 6 settembre, poche settimane prima del referendum, il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, si è recato in Macedonia. In quell’occasione, Stoltenberg, si era dichiarato pronto ad accogliere la Macedonia come nuovo membro della NATO nel caso di un esito positivo del referendum.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

di Redazione

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