L’Estonia calcola i danni dell’occupazione sovietica, ira di Mosca

Pubblicato il 15 ottobre 2018 alle 21:00 in Europa Repubbliche Baltiche Russia

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Il governo estone ha nominato una commissione che sta calcolando i danni risultati dalla cosiddetta occupazione sovietica che ammonterebbero a 89 miliardi di rubli, 1,2 miliardi di euro, secondo quanto ha riferito lunedì 15 ottobre il portavoce del Ministero della Giustizia dell’Estonia.

In precedenza, il Ministro degli Esteri estone Sven Mikser ha dichiarato di non ritenere ragionevole chiedere un risarcimento alla Russia per i danni causati dalla cosiddetta “occupazione sovietica”. Il Ministro ha aggiunto che tali iniziative non “trovano comprensione” tra i partner del paese.

Il rapporto della commissione indica le cifre del danno: 49.500 persone sono state vittime delle repressioni di Stalin, 24.100 persone sono morte durante la seconda guerra mondiale e 139.400 persone sono state costrette a lasciare l’Estonia a causa degli aggiustamenti di confine interni all’URSS –  ha reso noto in un comunicato il Ministero della Giustizia del paese baltico.

Il rapporto afferma che dal 1948 al 1985 l’Estonia ha perso un milione di ettari di terreni agricoli. L’inquinamento delle acque superficiali dal 1950 al 1990 è stato stimato in 20 miliardi di rubli, l’inquinamento delle acque sotterranee è stato stimato in 60 miliardi di rubli. La collettivizzazione forzata ha distrutto l’agricoltura del paese e causato danni per 3 miliardi di rubli. Popolazioni dal resto dell’URSS si sono trasferite in Estonia e la percentuale di estoni nella composizione nazionale della repubblica è diminuita dall’89% nel 1941 al 61% nel 1989, sempre secondo i dati del Ministero della Giustizia.

Secondo il Ministro della Giustizia Urmas Reinsalu, molte perdite non possono essere misurate in denaro, ad esempio la distruzione dello stato, della cultura, dell’istruzione, e il mancato sviluppo di una società libera. Reinsalu ritiene che il lavoro sul calcolo dei danni debba essere continuato.

Mosca ha ripetutamente affermato che non è assolutamente possibile “parlare di un’occupazione dei paesi baltici nel 1940 da parte dell’URSS”. Il Ministero degli Affari Esteri della Federazione russa ha spiegato in numerose occasioni che considera l’adesione degli stati baltici all’Unione Sovietica come conforme alle norme del diritto internazionale di quel tempo. Secondo le autorità, il termine “occupazione” non dovrebbe essere utilizzato, in quanto tra l’URSS e gli Stati Baltici non c’è stata alcuna ostilità e il dispiegamento di truppe è stato effettuato su base contrattuale e con il consenso esplicito delle autorità esistenti nelle repubbliche. Inoltre mentre erano parte dell’URSS, in Estonia, Lettonia e Lituania governavano le loro autorità nazionali, e dunque gli estoni in Estonia, i lettoni in Lettonia e i lituani in Lituania. Inoltre, le prime leggi a difesa delle lingue e delle culture locali furono varate in epoca sovietica.

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Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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