Leader dell’Eritrea in visita ufficiale in Etiopia

Pubblicato il 15 ottobre 2018 alle 15:37 in Eritrea Etiopia

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Il presidente dell’Eritrea, Isaias Afwerki, si trova in vista ufficiale in Etiopia, dove è giunto domenica 14 ottobre, presso l’aeroporto internazionale di Bole, ad Addis Abeba. Ad accoglierlo c’erano il premier etiope, Abiy Ahmed, e il suo precessore, Hailemariam Desalegn, che si è dimesso lo scorso 15 febbraio.

Secondo quanto riportato da Africa News, Afwerki è stato invitato da Abiy per discutere degli accordi di pace e di altre questioni di interesse comune per i due vicini del Corno d’Africa. L’ultima visita del leader eritreo in Etiopia era avvenuta dal 14 al 16 luglio, dopo che Abiy si era recato ad Asmara l’8 e il 9 luglio, quando hanno firmato una dichiarazione congiunta di pace e amicizia, normalizzando i rapporti dopo venti anni di conflitto. Da allora, i due leader si sono incontrati più volte. L’ultimo meeting è avvenuto a Gedda, in Arabia Saudita, il 16 settembre, in occasione della firma di un secondo accordo di pace, alla presenza del sovrano saudita, re Salman, del principe ereditario, Mohammed bin Salman, e del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

Nel corso del soggiorno in Etiopia, che si concluderà lunedì 15 ottobre, Afwerki ha partecipato alla cerimonia di apertura di una fabbrica per la produzione dello zucchero a Sud del Paese, la Omo Kuraz III, costruita grazie a un progetto del valore di 8 miliardi di birr, la moneta etiope, che creerà 12.000 posti di lavoro.

Da quando è salito alla guida dell’Etiopia, il 2 aprile scorso, Ahmed ha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e sociale. L’Etiopia era caratterizzata da tensioni politiche dal novembre 2015 per via del Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo, la più grande e la più popolosa dello Stato. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste erano continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del Paese. In seguito alle dimissioni dell’ex premier, Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio, la coalizione governativa Ethiopia Peoples Revolutionary Democratic Front (EPRDF), ha proclamato lo stato di emergenza per la durata di 6 mesi, con l’obiettivo di interrompere le proteste. Tale condizione, revocata il 5 giugno scorso grazie ad Ahmed, ha previsto una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate.

Il conflitto tra Etiopia ed Eritrea era in corso dal 6 maggio 1998, per via della demarcazione dei propri confini. Nonostante l’accordo di Algeri, firmato il 12 dicembre del 2000, periodici scontri si erano verificati in seguito al rifiuto dell’Etiopia di accettare la sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini sostenuta dall’ONU. Tale sentenza aveva stabilito che la città di Badme, alla frontiera tra i due Stati, dovesse essere ceduta all’Eritrea. Tuttavia, l’Etiopia si era sempre rifiutata di accettare questa condizione. Il 6 giugno 2018, con una dichiarazione inaspettata, il premier etiope, Abiy Ahmed, ha reso noto di essere pronto ad accogliere integralmente tutte le decisioni della Commissione, accogliendo di fatto anche la cessione di Badme.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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