Caso Khashoggi: Trump manderà Pompeo dal re saudita

Pubblicato il 15 ottobre 2018 alle 17:28 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avuto una conversazione telefonica con il re saudita Salman in merito al caso del giornalista, Jamal Kashoggi, scomparso il pomeriggio del 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul, e manderà il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, nel Paese mediorientale per discutere la situazione attuale con il sovrano.

Il 15 ottobre, il presidente americano, che aveva suggerito la possibilità di contattare telefonicamente il monarca saudita nei giorni scorsi, ha confermato di aver parlato con il sovrano del Paese del Golfo. “Ho appena parlato con il re dell’Arabia Saudita che nega di essere a conoscenza di qualsiasi cosa possa essere accaduta “al nostro cittadino saudita”. Ha detto che stanno lavorando a stretto contatto con la Turchia per trovare una risposta”, ha scritto in un tweet il leader della Casa Bianca, aggiungendo che manderà “immediatamente” il Segretario di Stato statunitense nel Paese del Golfo per incontrare il re saudita.

Khashoggi, noto oppositore di Riad auto-esiliatosi negli Stati Uniti dove lavora come editorialista del Washington Post, è scomparso nel pomeriggio del 2 ottobre, dopo aver fatto visita al consolato saudita di Istanbul, in Turchia. Da allora non è più stato visto. Il governo di Ankara e alcuni investigatori turchi sostengono che l’uomo è stato deliberatamente ucciso da una squadra di 15 agenti sauditi, molti dei quali avrebbero legami con esponenti di alto livello del governo di Riad, all’interno della struttura, e che il suo corpo è stato in seguito occultato. Il 12 ottobre, una fonte turca vicina alle indagini ha riferito alla CNN che le autorità turche hanno prove audio e visive che il giornalista è stato ucciso all’interno del consolato. L’Arabia Saudita, da parte sua, ha negato ripetutamente tali accuse, definendole “infondate” e insistendo che il giornalista è partito poco dopo il suo arrivo, senza, però, fornire prove di tale versione.

La disputa sulla scomparsa del giornalista, pertanto, rischia di logorare le relazioni tra Ankara e Riad. I funzionari turchi hanno accusato ripetutamente Riad di non aver collaborato alle indagini. Il 13 ottobre, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che l’Arabia Saudita “deve cooperare” e consentire alle autorità di Ankara di perlustrare i locali in cui si sono perse le tracce del giornalista scomparso. Il giorno dopo, il 14 ottobre, il re saudita Salman e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno avuto una conversazione telefonica, nella quale hanno concordato l’istituzione di un gruppo di lavoro congiunto con il mandato di indagare sulla questione. Il 15 ottobre, infine, è stato riferito che Riad ha autorizzato le autorità turche a fare ricerche all’interno del consolato. Tale autorizzazione, in realtà, era già stata concessa la scorsa settimana, ma in seguito le autorità saudite avevano richiesto un rinvio e, pertanto, nessuna ricerca è stata finora condotta.

La scomparsa di Khashoggi, peraltro, rischia di alimentare altresì le tensioni diplomatiche fra l’Arabia Saudita e l’Occidente. Se, da una parte, il Regno Unito, la Germania e la Francia hanno richiesto “un’inchiesta credibile”, dall’altra, Washington minaccia conseguenze laddove fosse accertato che Riad è dietro alla scomparsa del giornalista. Il 14 ottobre, dopo che, nel corso di un’intervista con la CBS, Trump ha minacciato una “punizione severa” nei confronti dell’Arabia Saudita, quest’ultima ha affermato che potrebbe rispondere con una rappresaglia. In realtà, l’amministrazione Trump è stata piuttosto cauta finora sulla questione. Nei giorni scorsi, il leader della Casa Bianca aveva informato che l’episodio non avrebbe avuto alcun impatto sulle relazioni tra Washington e Riad, uno dei principali alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. In particolare, il presidente americano ha rilanciato i rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Il 13 ottobre, Trump ha annunciato che la sua amministrazione si è aggiudicata un ordine commerciale militare del valore di 110 miliardi di dollari da parte di Riad, e che tale accordo, insieme a quelli dei committenti sauditi che investono pesantemente negli Stati Uniti, crea centinaia di migliaia di posti di lavoro statunitensi.

Al contrario, alcuni Paesi arabi, tra cui l’Oman, il Bahrein, la Giordania, il Libano, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto hanno dato il loro sostegno al vicino saudita. Tuttavia, nel caso in cui l’uccisione del giornalista venisse confermata, questa rischierebbe di compromettere la campagna del principe ereditario 31enne saudita, Mohammed bin Salman, che si è adoperato per apparire un fervente riformatore nonchè un fidato alleato dell’Occidente. Intanto, il caso Khashoggi ha già avuto un impatto economico, con la valuta saudita, il riyal, che è sceso al suo livello più passo in due anni, mentre il valore delle obbligazioni denominate in valuta saudita si sta erodendo a causa del timore che gli afflussi di investimenti esteri possano ridursi in conseguenza di tali tensioni internazionali.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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