Trump: USA “si punirebbero da soli” se smettessero di vendere armi all’Arabia Saudita

Pubblicato il 14 ottobre 2018 alle 16:53 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, sabato 13 ottobre ha affermato che gli Stati Uniti “punirebbero” loro stessi se smettessero di vendere armi all’Arabia Saudita, anche qualora fosse appurato che il giornalista saudita, Jamal Khashoggi, sia stato ucciso a Istanbul per volere di Riad.

Durante la sua amministrazione, Trump ha rilanciato i rapporti bilaterali con l’Arabia Saudita; a fronte di ciò, sono forti le tensioni nazionali e internazionali affinché il leader della Casa Bianca si adoperi attivamente per far luce sulla misteriosa sparizione del giornalista saudita e, in caso dovesse essere accertato che Khashoggi è stato ucciso per ordine di Riad, intraprendere misure punitive contro il governo saudita. Negli Stati Uniti, democratici e repubblicani sono d’accordo sulla necessità che Trump usi il pugno di ferro contro Riad, e che Washington blocchi le sue vendite di armi e armamenti militari all’Arabia Saudita. Tuttavia, il leader americano si è opposto con decisione a tale richiesta, riferendo ai giornalisti alla Casa Bianca che, se emanasse una simile decisione, gli Stati Uniti “si punirebbero da soli”. Poi il presidente ha aggiunto che però ci sono “altre cose” che possono essere fatte, che sono ugualmente “molto potenti, molto forti, e le faremo”, senza però spiegare di quali misure si tratterebbe. Sabato 13 ottobre, Trump ha annunciato che la sua amministrazione si è aggiudicata un ordine commerciale militare del valore di 110 miliardi di dollari da parte di Riad, e che tale accordo, insieme a quelli dei committenti sauditi che investono pesantemente negli Stati Uniti, crea centinaia di migliaia di posti di lavoro statunitensi. “Se non compreranno armi da noi, le compreranno dalla Russia, o dalla Cina”, ha aggiunto il presidente americano, motivando la sua decisione di non interrompere le attività commerciali con il Paese mediorientale. “Pensate a quei 110 miliardi di dollari. Tutto ciò che l’Arabia Saudita farà sarà darli a qualche altro Paese, e penso che sarebbe molto stupido da parte nostra”, ha concluso Trump.

In base a quanto sanciscono le leggi americane, grandi volumi di vendite internazionali a carattere militare possono essere bloccate dal Congresso. Tuttavia, esiste un processo di revisione informale che permette ai parlamentari di usare una pratica conosciuta come “hold” (attesa), per mandare in fase di stallo suddetti accordi commerciali, nel caso si tema che le armi commercializzate possano essere usate dai Paesi importatori per scopi nefasti, quali, ad esempio, l’uccisione di civili. Se venisse interrotto il commercio militare con Riad, ne risentirebbero anche importanti aziende americane, quali in primis la Lockheed Martin Corp (LMT.N) e la Raytheon Co (RTN.N).

L’amministrazione Trump ha deciso di reintrodurre le sanzioni sulle esportazioni petrolifere dell’Iran a partire dal prossimo 5 novembre, e Trump ha incoraggiato l’Arabia Saudita a incrementare la propria produzione di petrolio per aiutare gli Stati Uniti a sopperire alle future  penurie, che si prospettano a causa delle restrizioni commerciali su Teheran, principale esportatore di greggio negli USA.

Trump ha affermato che probabilmente durante il fine settimana avrebbe avuto una conversazione telefonica con il re saudita Salman, in quanto ritiene che sia “appropriato” chiedergli “cosa sta succedendo”.

Khashoggi, un noto oppositore di Riad e residente statunitense auto-esiliatosi dal suo Paese, era scomparso in data martedì 2 ottobre, nell’arco del pomeriggio, dopo aver fatto visita al consolato saudita. Da allora non è più stato visto. Il governo di Ankara e alcuni investigatori turchi sostengono che l’uomo sia stato deliberatamente ucciso da una squadra di 15 agenti sauditi all’interno della struttura, e che il suo corpo sia stato in seguito occultato.

L’Arabia Saudita aveva negato tali accuse,  definendole “infondate” e insistendo che il giornalista è partito poco dopo il suo arrivo. La disputa sulla scomparsa del giornalista rischia di logorare le relazioni tra due importanti potenze della regione mediorientale. Nel caso in cui l’uccisione del giornalista venisse confermata, rischierebbe di compromettere la campagna del principe ereditario 31enne saudita, Mohammed bin Salman, il quale si è adoperato per far passare un’immagine di sé pari a quella di un fervente riformatore e fidato alleato dell’Occidente.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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