Iran: USA ostili, vogliono da noi un ‘cambio di regime’

Pubblicato il 14 ottobre 2018 alle 12:34 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti pretendono da Teheran un “cambio di regime”, ha affermato il presidente iraniano, Hassan Rouhani, domenica 14 ottobre, aggiungendo che l’attuale amministrazione statunitense è la più ostile, nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran, con cui il suo Paese abbia avuto a che fare negli ultimi 40 anni.

In un discorso andato in onda sulla televisione nazionale nella giornata di domenica 14 ottobre, in occasione dell’apertura dell’anno accademico presso l’università diTeheran, il presidente Rouhani ha criticato l’approccio di Washington verso la sua nazione e le pretese americane, affermando: “Negli ultimi 40 anni non c’è stato un team più sprezzante verso l’Iran, gli iraniani e la Repubblica Islamica di quello che forma l’attuale governo americano. C’è stato un tempo in cui una sola persona covava ostilità, e il resto era moderato. Adesso… i peggiori si sono riuniti tutti insieme”. Il capo di Stato ha continuato la sua orazione accusando gli americani di avvalersi di armi economiche e psicologiche per mettere in dubbio la legittimità stessa della Repubblica Islamica dell’Iran. “Il loro obiettivo finale è ridurre la legittimità del sistema. Quando dicono di sbarazzarsi del regime, quando parlano di un cambio di regime, usando le loro stesse parole… come avviene un cambio di regime? Attraverso la riduzione della legittimità, altrimenti un regime non cambia”, ha commentato Rouhani, usando espressamente le parole inglesi “regime change” per enfatizzare la sua argomentazione.

Nella medesima giornata di domenica, il vice presidente iraniano, Eshaq Jahangiri, ha sminuito l’impatto delle misure punitive e restrittive implementate da Washington contro Teheran, affermando: “L’America non sarà sicuramente capace di ridurre a zero le esportazioni di petrolio dell’Iran”. Jahangiri ha poi rincarato la dose, aggiungendo che: “L’America pensa che l’Arabia Saudita possa sostituire il petrolio iraniano. Ma allo stato attuale il petrolio dell’Iran ha raggiunto oltre 80 dollari (per barile), e con anche solo metà delle esportazioni che avevamo prima, avremo lo stesso tornaconto che avevamo”. Le sue parole sono state diffuse dall’emittente Islamic Republic of Iran Broadcasting (IRIB).

Allo stato attuale, i rapporti tra Washington e Teheran sono caratterizzati da forti tensioni economiche e diplomatiche. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti, che considerano l’Iran il principale nemico in Medio Oriente, stanno portando avanti una linea dura nei confronti di Teheran, promessa dall’attuale presidente americano nel corso della campagna elettorale. Uno dei momenti di maggiore tensione si è verificato l’8 maggio, quando gli Stati Uniti hanno notificato il loro recesso dall’accordo sul nucleare iraniano, firmato, il 14 luglio 2015, a Vienna, da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’accordo prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali contro Teheran, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica né a interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Per tali ragioni, in seguito al recesso, il 7 agosto, gli Stati Uniti hanno annunciato la reintroduzione di sanzioni dirette contro il settore siderurgico e automobilistico iraniano nonché contro il settore finanziario. L’Iran, da parte sua, ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida che ha dato luogo ad una guerra di parole tra i leader dei due Paesi, iniziata il 22 luglio. Intanto, per il mese di novembre, è prevista l’entrata in vigore di una seconda tranche di sanzioni statunitensi contro l’Iran, diretta stavolta contro il settore petrolifero e bancario.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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