Afghanistan: talebani attaccano forze dell’ordine, almeno 22 morti

Pubblicato il 14 ottobre 2018 alle 14:31 in Afghanistan Asia

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Alcuni militanti talebani hanno ucciso almeno 22 membri delle forze di sicurezza afghane, tra cui un capo di polizia distrettuale, in attacchi separati condotti contro checkpoint militari in due province del Paese, a una settimana dalle elezioni parlamentari nazionali.

Nella notte tra sabato 13 e domenica 14 ottobre, il capo di polizia di Mizan, distretto situato nella provincia meridionale di Zabul, è stato ucciso da alcuni militanti talebani in uno scontro armato. A renderlo noto è stato il governatore della provincia in questione, Rahmatullah Yarmal. Contemporaneamente, nella provincia meridionale afghana di Farah, i combattenti talebani hanno ucciso 21 membri delle truppe governative presso due checkpoint di sicurezza nel distretto di Posht-e Rud. I talebani hanno inoltre catturato 11 soldati, requisendo le loro armi, ha reso noto Gul Ahmad Faqiri, membro del consiglio provinciale di Farah.

Il gruppo estremista di ispirazione islamica ha rivendicato gli attacchi attraverso una dichiarazione rilasciata dal portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahidhe, il quale ha annunciato: “I nostri combattenti hanno ucciso il capo di polizia e 25 soldati afghani in due provincie nella notte di sabato”.

Le insurrezioni del gruppo sono notevolmente aumentate nell’ultimo mese, di pari passo con l’avvicinarsi della data fissata per le elezioni parlamentari nel Paese, previste per il prossimo 20 ottobre. Nell’arco degli ultimi mesi, i talebani hanno orchestrato e portato a termine ripetuti attacchi e attentati suicidi contro i raduni politici e i seggi elettorali nel tentativo di spaventare la popolazione e scoraggiare l’afflusso alle urne. L’episodio più recente risale ad appena un giorno prima dell’ultimo attacco. Sabato 13 ottobre, almeno 22 persone sono rimaste uccise e oltre altre 36 ferite a causa dell’esplosione di un ordigno presso il comizio elettorale di una donna afghana che si presentava come candidata per le elezioni parlamentari.

Vista la gravità della situazione, nella giornata di domenica 7 ottobre, il consigliere statunitense per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, si è recato a Kabul per avviare una serie di riunioni con i leader afghani, le prime da quando è stato eletto in carica come inviato speciale per portare avanti i tentativi di pace con i talebani e cercare di porre fine a un conflitto in corso da 17 anni. Nella medesima giornata, almeno 10 poliziotti erano rimasti uccisi negli scontri con i talebani nella provincia afghana centrale di Wardak, mentre continuavano i combattimenti del gruppo con le forze dell’ordine per il controllo di un’arteria stradale principale nei dintorni di Ghazni. 

Almeno 8.050 civili afghani sono morti o hanno riportato ferite nei primi nove mesi del 2018, e metà di loro per via di attentati suicidi esplosivi. A rendere pubbliche tali cifre sono state le Nazioni Unite, nel corso della prima metà di ottobre.

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Diciassette anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afghani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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