Afghanistan: attentato a comizio elettorale, almeno 22 morti

Pubblicato il 14 ottobre 2018 alle 11:11 in Afghanistan Asia

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 Almeno 22 persone sono rimaste uccise e oltre altre 36 ferite, sabato 13 ottobre, a causa dell’esplosione di un ordigno presso il comizio elettorale di una donna afghana che si presenta come candidata per le prossime elezioni parlamentari afghane del 20 ottobre.

In data domenica 14 ottobre è salito a 22 il bilancio delle vittime, e a 36 il numero dei feriti nell’attentato.

Khalil Asir, il portavoce delle forze di polizia della provincia afghana nord-orientale di Takhar, aveva reso noto che gli esplosivi erano stati piazzati in una moto parcheggiata vicino al comizio politico, al quale avrebbe dovuto prendere parte la candidata  afghana Nazifa Yousufi Bek. “Allo stato attuale, abbiamo ricevuto un rapporto in cui si contano 12 morti e 32 feriti”, aveva annunciato Asir, aggiungendo che tra le vittime figurano anche membri delle forze di sicurezza e civili. C’era già una discreta folla di potenziali elettori e cittadini sul luogo deputato al raduno elettorale quando l’ordigno è esploso, tuttavia la candidata non era ancora giunta sul posto nel momento della detonazione.

Al momento, l’attentato non è ancora stato rivendicato da alcun gruppo terroristico.

Bek è una delle 417 donne che si sono candidate per i seggi disponibili in tutto il Paese, la cifra più alta di sempre nella storia della nazione afghana, nonostante i ripetuti attacchi e attentati suicidi condotti dal gruppo talebano contro i raduni politici e i seggi elettorali nel tentativo di spaventare la popolazione e scoraggiare l’afflusso alle urne nella imminente giornata del 20 ottobre. A prescindere dal loro genere, molti candidati sono andati incontro a violenze e reticenza da parte dell’opposizione conservatrice, durante una campagna elettorale che ha visto un netto aumento delle aggressioni a carico dei gruppi estremisti operativi sul territorio. A oggi, stando alle stime pubblicate dagli ufficiali afghani, cinque candidati di sesso maschile sono stati uccisi in attacchi separati. Oltre a ciò, due uomini sono stati rapiti, e altri quattro feriti dai militanti islamici. 

Takhar, provincia afghana che confina con il Tajikistan, è da tempo la culla delle insurrezioni talebane. Il gruppo ha apertamente minacciato la popolazione di boicottare il voto se non vogliono avere serie ripercussioni sulla sicurezza nazionale.

Vista la gravità della situazione, nella giornata di domenica 7 ottobre, il consigliere statunitense per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, si è recato a Kabul per avviare una serie di riunioni con i leader afghani, le prime da quando è stato eletto in carica come inviato speciale per portare avanti i tentativi di pace con i talebani e cercare di porre fine a un conflitto in corso da 17 anni. Nella medesima giornata, almeno 10 poliziotti erano rimasti uccisi negli scontri con i talebani nella provincia afghana centrale di Wardak, mentre continuavano i combattimenti del gruppo con le forze dell’ordine per il controllo di un’arteria stradale principale nei dintorni di Ghazni. 

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Diciassette anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afghani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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