Sirte: 75 corpi trovata in probabile fossa comune dell’ISIS

Pubblicato il 12 ottobre 2018 alle 6:01 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una fossa comune con 75 corpi, è stata rinvenuta a Sirte, nell’Ovest della Libia, nell’area di al-Daheir, in passato stata sotto il controllo dello Stato Islamico.

Il portavoce municipale, Mohamad al-Amial ha riferito che i 75 cadaveri sono stati trovati in stato di decomposizione e la scoperta è stata effettuata nel corso dei giorni passati. Al momento non è stata data la conferma che i responsabili siano stati i terroristi dell’ISIS, anche se le autorità credono sia stata opera loro, dal momento che hanno controllato Sirte dal giugno 2015 al dicembre 2016. Da allora, i militanti stanno cercando di riorganizzarsi a Sud della città libica, nelle zone desertiche.

L’ultimo attentato rivendicato dallo Stato Islamico è avvenuto il 10 settembre a Tripoli, dove tre attentatori si sono fatti esplodere dopo aver assalito gli uffici a Tripoli della National Oil Corporation (NOC), la compagnia petrolifera nazionale libica, armati di armi automatiche e granate, causando la morte di 2 dipendenti e il ferimento di altre 10 persone. Alla fine di agosto, Walid Hariba, ex capo dello Stato Islamico a Sirte, ha perso la vita in un bombardamento aereo che ha colpito l’auto sulla quale viaggiava, a circa 4 km di distanza dalla città libica. Lo US Africa Command (AFRICOM) ha reso noto di aver condotto la missione di precisione nei pressi di Bani Walid, il 28 agosto, a circa 170 km da Tripoli.

La presenza sul territorio libico di forze militari appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia. Già due mesi prima, l’ufficio del Procuratore Generale libico, Sadiq Al-Sour, aveva riferito che centinaia di militanti dello Stato Islamico si erano riorganizzati in un “esercito del deserto” vicino a Sirte, dopo la liberazione della città, avvenuta il 5 dicembre 2015. La notizia è poi stata confermata, il 3 dicembre del 2017, dal capo dell’Activation Committe of Security Services di Sirte, Zarouk Asuiti, il quale aveva annunciato che l’ISIS si stava riunendo nel sud della città.

Da quando il regime del dittatore libico Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre del 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governo. Il primo ha sede a Tripoli, è guidato dal premier Fayez Serraj, ed è sostenuto dall’Onu e dall’Italia. Il secondo ha sede a Tobruk ed è sostenuto da Russia ed Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. La mancanza di una solida unità politica comporta altresì che i confini libici siano scarsamente controllati, permettendo non solo il passaggio dei flussi migratori gestiti dai trafficanti, ma anche di gruppi criminali e terroristici.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.